Dispiegare bombardieri a Cuba? Il commento dell'analista militare della Novaya Gazeta
Le recenti provocazioni russe di dispiegare aerei militari a Cuba come 'ritorsione'
contro lo scudo spaziale Usa nella Repubblica Ceca hanno provocato apprensione
e sopresa, rievocando fantasmi ormai dimenticati, come la crisi dei missili del
'62. In quell'occasione, all'apice della Guerra Fredda, i sovietici stavano completando
l'installazione di postazioni missilistiche in territorio cubano dopo l'invasione,
fallita, degli anti-castristi nella Baia dei Porci. Dopo un ferreo blocco navale
statunitense, la crisi venne disinnescata con un accordo che portò i sovietici
a ritirare le loro installazioni in cambio del non-intervento militare da parte
degli Usa contro il regime comunista di Castro. Oggi, i russi stanno studiando
contromosse efficaci allo scudo Usa in Europa, e se l'idea di far levare in volo
fino a Cuba i bombardieri a lungo raggio spinge gli americani a esortare Mosca
a 'non superare la linea rossa', c'è chi ritiene tale ipotesi completamente insensata.
E' l'analista militare della Novaya Gazeta, Pavel Felgenhauer, intervistato da
PeaceReporter.
Signor Felgenhauer, come considera le dichiarazioni di alcuni alti militari russi circa
un possibile dispiegamento di bombardieri russi a Cuba in risposta all'installazione
dello scudo spaziale Usa in Repubblica Ceca e Polonia?
Da un punto di vista tecnico è certamente possibile che i bombardieri russi,
qualora vi sia una decisione politica in questo senso, vengano dislocati a Cuba. Se
mi si chiede se ciò potrebbe replicare una situazione analoga alla crisi dei missili
del 1962, questo lo escludo. Da un punto di vista militare, tale provocatoria
decisione è completamente senza senso. Nel '62, la Russia aveva pochi Icbm (missili
intercontinentali, ndr), forse meno di dieci. Gli Stati Uniti potevano invece
utilizzare centinaia di testate nucleari a lungo raggio. La minaccia di dispiegamento
di missili a medio raggio a Cuba è stata sfruttata come un tentativo di colmare
questo 'gap'. E, in effetti, la capacità dei missili era di copertura quasi totale
del territorio americano: attraverso Cuba, l'Urss aveva improvvisamente un enorme
potenziale di pressione nell'ambito della sfida tra le due potenze. Servì come
deterrente politico, in seguito al quale Mosca ottenne rassicurazione sul fatto
che gli Usa non avrebbero rovesciato il regime comunista e avrebbero ritirato
i propri missili dalla Turchia.
Oggi cosa potrebbe succedere?
Oggi, l'eventuale decisione di usare basi a Cuba per i bombardieri russi non
darebbe alcun vantaggio, da un punto di vista militare. Al contrario. Tali bombardieri
sono equipaggiati con missili da crociera a lungo raggio Sa55, inutilizzabili
perchè troppo vicini al territorio Usa e ai veloci caccia americani. Per cui rimarrebbero
sotto la loro minaccia, e non potrebbero neppure alzarsi in volo dalle eventuali
basi cubane. Quindi, militarmente, nessun pericolo. E' solo un tentativo di mettere
pressione agli Stati Uniti: i vertici militari russi sono infuriati per la decisione
di installare una base nella Repubblica Ceca. Anche Chavez, questa settimana in
visita in Russia, ha offerto le basi del suo Paese, ma credo che ciò non produrrà
alcuna conseguenza pratica. Tornando a Cuba, sarebbe una decisione senza senso,
anche perchè non abbiamo così tanti bombardieri intercontinentali, e se li si
vogliono dispiegare laggiù, c'è anche bisogno di strutture accessorie, di caccia
di supporto, di batterie di contraerea, di truppe, e via dicendo. Uno sforzo bellico
gigantesco.
Anche perchè la Russia conserva 23 basi militari, per la maggior parte nelle
ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale. Basi costose, alcune soggette a
scarsa manutenzione, altre quasi fatiscenti.
Infatti. In generale le forze armate russe sono in fase di riorganizzazione.
Attualmente, negli ambienti militari, si sta pensando a quale potrebbe essere
la risposta russa al dispiegamento di missili in Europa. Puntare i nostri missili
verso le basi Usa in Europa? Sarebbe controproducente. Non abbiamo molte armi
a corto raggio, e anche se le avessimo, usarle significherebbe violare il Trattato
Inf (accordo sugli 'euromissili' firmato nell'87 tra Reagan e Gorbaciov). Uno
scienzato russo l'altro giorno ha detto che la miglior risposta ai cechi che ospitano
missili Usa è di boicottare la loro birra, cioè di non berla più. E' sicuramente
una boutade, ma può avere un suo significato, nonostante la maggior parte della birra ceca
sia prodotta su licenza in stabilimenti russi...
Crede che sia inopportuno utilizzare termini come 'Nuova Guerra Fredda', relativamente
alle attuali relazioni politiche tra Usa e Russia?
Esiste, nella realtà, un climax di dichiarazioni e conflitti verbali, ma parlare
di nuova 'Guerra Fredda' non credo sia opportuno, nella situazione attuale. Riguardo
a Cuba, se gli aerei russi venissero dispiegati sull'isola, chissà quale potrebbe
essere la reazione americana. Di fatto, il ritiro dei missili nel '62 portò a
un accordo. Gli Stati Uniti non avrebbero rovesciato con la forza il regime comunista.
Riportare aerei e missili a Cuba potrebbe dare loro il pretesto per farlo. Atterraggi,
come ripeto, di bombardieri, sono tecnicamente possibili, ma un dispiegamento
e l'installazione di missili no. Sarebbe provocatorio oltremisura, e i costi sarebbero
davvero insostenibili.