24/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dispiegare bombardieri a Cuba? Il commento dell'analista militare della Novaya Gazeta
Le recenti provocazioni russe di dispiegare aerei militari a Cuba come 'ritorsione' contro lo scudo spaziale Usa nella Repubblica Ceca hanno provocato apprensione e sopresa, rievocando fantasmi ormai dimenticati, come la crisi dei missili del '62. In quell'occasione, all'apice della Guerra Fredda, i sovietici stavano completando l'installazione di postazioni missilistiche in territorio cubano dopo l'invasione, fallita, degli anti-castristi nella Baia dei Porci. Dopo un ferreo blocco navale statunitense, la crisi venne disinnescata con un accordo che portò i sovietici a ritirare le loro installazioni in cambio del non-intervento militare da parte degli Usa contro il regime comunista di Castro. Oggi, i russi stanno studiando contromosse efficaci allo scudo Usa in Europa, e se l'idea di far levare in volo fino a Cuba i bombardieri a lungo raggio spinge gli americani a esortare Mosca a 'non superare la linea rossa', c'è chi ritiene tale ipotesi completamente insensata. E' l'analista militare della Novaya Gazeta, Pavel Felgenhauer, intervistato da PeaceReporter.
 
Pavel FelgenhauerSignor Felgenhauer, come considera le dichiarazioni di alcuni alti militari russi circa un possibile dispiegamento di bombardieri russi a Cuba in risposta all'installazione dello scudo spaziale Usa in Repubblica Ceca e Polonia?
Da un punto di vista tecnico è certamente possibile che i bombardieri russi, qualora vi sia una decisione politica in questo senso, vengano dislocati a Cuba. Se mi si chiede se ciò potrebbe replicare una situazione analoga alla crisi dei missili del 1962, questo lo escludo. Da un punto di vista militare, tale provocatoria decisione è completamente senza senso. Nel '62, la Russia aveva pochi Icbm (missili intercontinentali, ndr), forse meno di dieci. Gli Stati Uniti potevano invece utilizzare centinaia di testate nucleari a lungo raggio. La minaccia di dispiegamento di missili a medio raggio a Cuba è stata sfruttata come un tentativo di colmare questo 'gap'. E, in effetti, la capacità dei missili era di copertura quasi totale del territorio americano: attraverso Cuba, l'Urss aveva improvvisamente un enorme potenziale di pressione nell'ambito della sfida tra le due potenze. Servì come deterrente politico, in seguito al quale Mosca ottenne rassicurazione sul fatto che gli Usa non avrebbero rovesciato il regime comunista e avrebbero ritirato i propri missili dalla Turchia.
 
Bombardiere Tu-95Oggi cosa potrebbe succedere?
Oggi, l'eventuale decisione di usare basi a Cuba per i bombardieri russi non darebbe alcun vantaggio, da un punto di vista militare. Al contrario. Tali bombardieri sono equipaggiati con missili da crociera a lungo raggio Sa55, inutilizzabili perchè troppo vicini al territorio Usa e ai veloci caccia americani. Per cui rimarrebbero sotto la loro minaccia, e non potrebbero neppure alzarsi in volo dalle eventuali basi cubane. Quindi, militarmente, nessun pericolo. E' solo un tentativo di mettere pressione agli Stati Uniti: i vertici militari russi sono infuriati per la decisione di installare una base nella Repubblica Ceca. Anche Chavez, questa settimana in visita in Russia, ha offerto le basi del suo Paese, ma credo che ciò non produrrà alcuna conseguenza pratica. Tornando a Cuba, sarebbe una decisione senza senso, anche perchè non abbiamo così tanti bombardieri intercontinentali, e se li si vogliono dispiegare laggiù, c'è anche bisogno di strutture accessorie, di caccia di supporto, di batterie di contraerea, di truppe, e via dicendo. Uno sforzo bellico gigantesco.
 
Putin con il modellino di un missileAnche perchè la Russia conserva 23 basi militari, per la maggior parte nelle ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale. Basi costose, alcune soggette a scarsa manutenzione, altre quasi fatiscenti.
Infatti. In generale le forze armate russe sono in fase di riorganizzazione. Attualmente, negli ambienti militari, si sta pensando a quale potrebbe essere la risposta russa al dispiegamento di missili in Europa. Puntare i nostri missili verso le basi Usa in Europa? Sarebbe controproducente. Non abbiamo molte armi a corto raggio, e anche se le avessimo, usarle significherebbe violare il Trattato Inf (accordo sugli 'euromissili' firmato nell'87 tra Reagan e Gorbaciov). Uno scienzato russo l'altro giorno ha detto che la miglior risposta ai cechi che ospitano missili Usa è di boicottare la loro birra, cioè di non berla più. E' sicuramente una boutade, ma può avere un suo significato, nonostante la maggior parte della birra ceca sia prodotta su licenza in stabilimenti russi...
 
Crede che sia inopportuno utilizzare termini come 'Nuova Guerra Fredda', relativamente alle attuali relazioni politiche tra Usa e Russia?
Esiste, nella realtà, un climax di dichiarazioni e conflitti verbali, ma parlare di nuova 'Guerra Fredda' non credo sia opportuno, nella situazione attuale. Riguardo a Cuba, se gli aerei russi venissero dispiegati sull'isola, chissà quale potrebbe essere la reazione americana. Di fatto, il ritiro dei missili nel '62 portò a un accordo. Gli Stati Uniti non avrebbero rovesciato con la forza il regime comunista. Riportare aerei e missili a Cuba potrebbe dare loro il pretesto per farlo. Atterraggi, come ripeto, di bombardieri, sono tecnicamente possibili, ma un dispiegamento e l'installazione di missili no. Sarebbe provocatorio oltremisura, e i costi sarebbero davvero insostenibili.

Luca Galassi

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