
Il Tribunale Costituzionale (Tc) boliviano ha bloccato il referendum revocatorio
proposto dal governo di Evo Morales che si sarebbe dovuto svolgere il 10 agosto
prossimo.
Il referendum avrebbe dovuto decidere se il mandato di Morales, quello del suo
vicepresidente Alvaro Garcia e quello dei governatori delle regioni del Paese,
si sarebbe dovuto interrompere o meno.
Era stato lo stesso presidente Morales, durante il mese di maggio, a far conoscere
le sue intenzioni: rimandare al giudizio popolare la prospettiva di continuare
con la carica presidenziale. “Il popolo non ha solo il diritto e il dovere di
eleggere i suoi rappresentanti ma anche il diritto di revocarne il mandato se
questi non rispondono alle aspettative popolari” ha detto e ribadito più volte
Evo Morales.

Ma la decisione del Tc potrebbe scatenare un terremoto nella già traballante
politica boliviana. Morales attacca Silvia Salame unico magistrato del Tc (che
dovrebbe essere composto da cinque magistrati ma gli altri quattro hanno rinunciato
all'incarico) a aver preso la decisione e ha fatto sapere che probabilmente la
quereleranno: secondo il governo queste decisioni non possono essere prese in
solitaria ma con il Tc al completo.
L'opposizione, e con lei tutti i governatori delle regioni boliviane, che da
mesi combattono contro il governo per avere più autonomia, dice che il referendum
voluto dal presidente sarebbe stato incostituzionale. Secondo il deputato Arturo
Murillo la costituzione boliviana non riconosce il meccanismo del referendum revocatorio
del mandato presidenziale. Insomma la battaglia politica sembra essere nel pieno
della sua intensità e per il momento ad avere la meglio sembrano essere le forze
legate all'opposizione a Morales.