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In fuga dai pogrom. Il 23 luglio del 1983, in rappresaglia a violenze e stupri commessi dall’esercito
contro i civili tamil nel nord del Paese, il nascente gruppo delle Tigri per la
liberazione della patria tamil (Ltte) uccide tredici soldati singalesi in un’imboscata.
L’episodio scatena la reazione, non propriamente spontanea, di folle inferocite
di singalesi che nei giorni successivi assaltarono i ghetti tamil della capitale,
bruciando e saccheggiando le loro case e massacrando uomini, donne, bambini e
anziani tamil. Tutto sotto gli occhi di esercito e polizia, che non intervennero
e spesso parteciparono alla carneficina, che proseguì fino al 30 luglio, estendendosi
anche alle città tamil della costa orientale. Il bilancio finale fu di almeno
tremila tamil uccisi e centocinquantamila costretti a fuggire al nord.
In fuga dalle bombe. Oggi, venticinque anni dopo, quella fuga verso nord continua. Proprio in questi
giorni, miglia di civili tamil stanno fuggendo dai loro villaggi nel distretto
di Mannar, bombardati dall’artiglieria dell’esercito governativo che sta lentamente
avanzando verso nord all’interno del territorio controllato dai ribelli. File
di trattori carichi di gente e masserizie hanno lasciato gli insediamenti di Moonraampiddi,
Paaliyaaru, Kaneasapuram, e Theavanpiddi, cercando rifugio a Vannearikkulam e
Akkaraayan, nel distretto di Kilinochchi, ancora al riparo dai bombardamenti.
Alcune centinaia di sfollati sono stati alloggiati in scuole e uffici pubblici,
ma la maggior parte di loro si sono accampati sotto gli alberi al brodo delle
strade. Enrico Piovesana
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