30/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Bush: "Sull'Iraq la storia mi darà ragione". Alcuni storici non concordano

TranfagliaIn un’intervista concessa alla Fox News e trasmessa in questi giorni, il presidente statunitense George W. Bush si è detto ancora convinto che i combattimenti in Iraq siano terminati e ha confermato che rifarebbe tale e quale il discorso tenuto sulla portaerei Lincoln il 1° maggio dell’anno scorso, quando dichiarò la fine delle maggiori ostilità sotto uno striscione con scritto “Missione compiuta”. Per il suo operato in questa guerra, ha aggiunto, si rimette “al giudizio della Storia”. Almeno a sentire gli storici italiani, questo per il momento non è affatto clemente.

“Credo che la Storia darà un giudizio piuttosto severo su questa presidenza – dice Nicola Tranfaglia, docente di Storia contemporanea all’Università di Torino –, sia perché i risultati non sono stati quelli previsti da Bush, sia perché Bush ha agito mettendo da parte l’Onu e procedendo con un unilateralismo che gli Usa avevano abbandonato dai tempi di Theodore Roosevelt, agli inizi del Novecento”.

E’ ancora più duro Fulvio Salimbeni, che insegna Storia Contemporanea all’Università di Udine. “La dichiarazione di Bush – afferma – dà tutto il sens o dell’arroganza e della presunzione del personaggio. Alla luce di quanto sappiamo, il giudizio della Storia su questo buffone che guida la più grande potenza mondiale è totalmente negativo. Quando una commissione indipendente del Congresso di Washington riconosce che il presupposto della guerra in Iraq era un bluff, che non c’erano le armi di distruzione di massa, una persona seria si sarebbe dovuta dimettere. Invece Bush continua a mettere insieme una bugia dopo l’altra con l’obiettivo di mantenersi al potere”.

“Al momento il giudizio è estremamente negativo – commenta Aldo Agosti, che come Tranfaglia insegna Storia contemporanea all’ateneo torinese – e mi sembra impossibile pensare che non lo sarà in futuro. Particolarmente per quanto riguarda l’Iraq, mi sembra che quello di Bush sia stato un errore colossale di prospettiva: sono state sottovalutate delle conseguenze che non erano inimmaginabili. Si sapeva che l’Iraq era un Paese che non avrebbe facilmente digerito un’occupazione gestita in questo modo. La Storia giudicherà negativamente anche questo senso di onnipotenza e l’unilateralismo estremo che hanno ispirato la presidenza Bush”.

Canfora“Bush in questo caso ha pienamente ragione – sorride Luciano Canfora, studioso di storia e letteratura antica – la Storia lo giudicherà. Il problema è che il giudizio sarà tremendo. Ci ha portato in una guerra dalla quale non sa come uscire, portando il disagio in tutto il pianeta. Mi pare che basti e avanzi”.

E’ più cauto invece Giovanni Sabbatucci, ordinario di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma e autore di uno dei manuali di storia più diffusi  nei licei italiani. “Un giudizio – dice – non può esserci ancora, arriverà con il tempo. E sarà in larghissima parte legato al successo o all’insuccesso di questa guerra. Se si prolungherà, come temo, o si concluderà con una ritirata mascherata delle truppe, il giudizio sarà negativo senza appello. Se – e mi sembra improbabile al momento – l’esito sarà positivo, se il processo democratico andrà avanti e la guerra terminerà presto, il giudizio sarà fortemente migliorato. Purtroppo, solo il Padreterno giudica sugli uomini sulle loro intenzioni. In politica il successo è il metro esclusivo di giudizio, e questa presidenza è troppo legata all’Iraq per essere giudicata in base ad altri eventi”.

Ma campanelli d’allarme arrivano anche dagli studiosi statunitensi, e vanno al di là dell’esito della guerra in Iraq. Secondo Arthur Schlesinger, uno storico vincitore di due premi Pulitzer nonché assistente speciale di John Fitzgerald Kennedy, l’eventuale vittoria di Bush alle elezioni sarebbe interpretata dal presidente come “un mandato per confermare la dottrina della guerra preventiva, che verrebbe estesa all’Iran”. Per vedere se sono solo teorie, bisogna aspettare il 2 novembre. Quando, invece che il giudizio della Storia, si conoscerà quello degli elettori statunitensi.

Alessandro Ursic

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