La notizia
dell'arresto di Radovan Karadzic ha suscitato, in tutti quelli che
vogliono giustizia, un moto di gioia. Molti sono ancora coloro che lo
difendono. Quello che ha accomunato tutti, di fronte alle immagini
dell'ex leader dei serbi di Bosnia, è la sorpresa. Ma c'è
qualcuno che, per quello che Karadzic ha fatto, vive questo cme un
giorno dal sapore particolare.
Elvira
Mujcic, giovane scrittrice bosniaca, con il suo Al
di là del caos
è riuscita a rendere, senza luoghi comuni e retorica, un
concetto profondo: le guerre lasciano segni indelebili, anche su
coloro che sopravvivono. Nel suo caso all'orrore di Srebrenica. Un
intervento di Elvira Mujcic per commentare l'arresto di Karadzic.

All'istintiva gioia
per l'arresto di un criminale di guerra si aggiungono anche molti
quesiti, che attualmente non è possibile risolvere.
Naturalmente
l'arresto è una manovra politica, come del resto lo è
tutto quanto accade nei Balcani in questi anni. Ancora molte cose
devono essere chiarite, come ad esempio il fatto che il criminale di
guerra più ricercato potesse vivere e lavorare nella capitale
serba e il fatto che sia stato preso, non chissà dove, bensì
su un qualsiasi autobus cittadino.
Ma nonostante
questo, il passo compiuto oggi può essere di grande utilità
per far sì che i Balcani escano dal loro personale Medioevo,
iniziato alla fine degli anni Ottanta. Il progressivo riconoscimento
di criminali può aiutare il processo di smitizzazione, perché
purtroppo questi personaggi nel corso di questi anni intrisi di
nazionalismo sono stati eletti a eroi. Io spero che questo arresto
sia solo un primo passo, non solo per l'entrata della Serbia in
Europa, ma soprattutto per la costruzione di democrazie vere nei
paesi della ex-Jugoslavia e per un reale avvio verso l'uscita di
questo dopoguerra che dura da più di un decennio.
Elvira
Mujcic