23/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



un commento dalla capitale alla fine della battaglia fra governo e agricoltori
Scritto per noi da
Alberta Bottini


Non poteva che terminare con un tradimento. Quattro mesi di conflitto finiscono, forse, con il peggiore dei finali possibili. E’ durante la notte tra mercoledì e giovedì scorso che si consuma il gran finale. Già nel tardo pomeriggio la piazza del Congresso si riempie di persone: la piazza aspetta, fiduciosa, il risultato della votazione del Senato. A mezzanotte la piazza è piena, c’e’ euforia e ottimismo, nessuno si aspetta quello che, alle 4.30 della mattina, lascerà a bocca aperta gli argentini.
cristina kirchner con cobosIl vice presidente, con la voce spezzata dall’emozione, ha annunciato il suo voto contrario. Le televisioni trasmettono, fin dal tardo pomeriggio, la diretta dal Senato. Solo il canale dello Stato ignora quello che sta succedendo e offre un interessante documentario sulla vita dei pipistrelli.
Si conclude così una settimana intensa: due manifestazioni di massa, 350.000 persone in un solo giorno occupavano le strade della capitale con canti e slogan del tutto opposti tra loro. Da una parte il Partito Justicialista, i suoi militanti e tutto l’apparato di Governo, dall’altra le Federazioni Agrarie e un’accozzaglia di dubbi personaggi che rievocano un passato poco glorioso che continua a riemergere. Tra loro anche alcuni partiti di estrema sinistra, tanto a sinistra dal ritrovarsi a destra.
Si di dice che uno dei risultati positivi del conflitto è stata la grande partecipazione della società, non solo dei militanti organizzati, ma anche della gente comune che è andata in piazza e ha preso parte al dibattito. Quello che non è chiaro è a quale dibattito ha partecipato.
La discussione politica è stata portata a un livello di scontro elevato, tanto da far quasi dimenticare il motivo del contendere. E’ stato il governo stesso ad accendere i toni, a farne una battaglia ideologica che però non è riuscito a sostenere. La società e la politica si sono polarizzate, si sono usati toni e argomenti esasperati, che hanno offuscato i reali temi in questione. L’aver cercato lo scontro ideologico ha giocato contro il Governo. L’aver deliberatamente polarizzato la discussione non è stata la strategia vincente. Il Governo, superbo, pensava di avere i numeri per vincere, nella piazza e nel parlamento. Ma non si vince così. Si è dimenticato che la politica è l’arte della mediazione, si è rifiutato di dialogare con chi, pur non appoggiando il Governo, non sta nemmeno con le Federazioni Agrarie.
 
cristina kirchnerEra necessario convincere, dialogare, mettere al centro della discussione il modello agricolo del paese, per poterlo cambiare. E invece si è fatto il contrario. La società si è spaccata in due, a favore o contro Cristina Kirchner. Non si è messo in discussione il modello di sviluppo economico, la ridistribuzione della ricchezza è stato uno slogan con poco contenuto. A perdere non è solo il Decreto 125, si è persa l’occasione per poter intraprendere la riforma agraria della quale nessuno parla. Perché è riduttivo parlare solo di tasse. Perché è stato un errore imperdonabile lasciare che si generalizzasse il dibattito e lo si riducesse in un conflitto tra Governo e Federazioni Agrarie.
In questo modo si è permesso che personaggi impresentabili tornassero alla ribalta, si è permesso il riapparire dei settori della peggior destra argentina, sempre che ci sia una destra migliore, quelli amici della dittatura e quelli complici della feroce repressione del 2001.
Il conflitto finisce, non è chiaro chi ha vinto ma è chiarissimo chi ha perso. Non ha perso solo Cristina e il suo debole governo. Hanno perso i piccoli produttori e la massa di contadini sfruttati che non sono stati rappresentati da questo conflitto che li ha esclusi.
Diceva Gramsci che si tratta di egemonia quando una classe riesce a convincere il resto delle classi che i suoi interessi particolare sono gli interessi generali. Cristina Kirchner non è riuscita a farlo.
 
Categoria: Diritti
Luogo: Argentina
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