28/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



E' rottura tra il governo in carica da un anno e Monsignor Ramazzini
scritto per noi da
Flavio Tannozzini
 
Guatemala, bambina con abiti tradizionali
Il quindici gennaio era il giorno del resoconto. E il popolo non ha perso l'occasione per farsi sentire. I rappresentanti delle organizzazioni di base popolare, indigene, contadine e sindacali, si sono concentrati nella piazza di Città del Guatemala per manifestare contro il governo nel giorno del compimento del suo primo anno di mandato. Dopo un comizio di fronte alla casa presidenziale, la manifestazione si è diretta alla sede del Congresso della Repubblica, dove era in corso la relazione sull’operato del Governo durante il suo primo anno di mandato.
 
Il rapporto alternativo. Le organizzazioni, guidate dal vescovo della diocesi di San Marcos, Monsignor Alvaro Ramazzini, hanno presentato al Congresso un rapporto alternativo in cui esprimono tutto il loro malcontento verso un governo oligarchico che finora ha fatto solo gli interessi degli imprenditori e dei grandi proprietari terrieri. In particolare la protesta ha fatto leva sul tema della firma degli accordi del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, che le organizzazioni rifiutano in quanto non crea uno sviluppo autosostenibile e tantomeno l’annunciato benessere sociale ed economico delle classi meno abbienti. Altro punto scottante é quello della costruzione di dighe e miniere previste dagli accordi del Piano Puebla Panamá.
 
Guatemala, contadini in fila per avere un lavoroVittime del conflitto sociale. Proprio su questo punto si è gravemente acutizzato il conflitto in questi ultimi giorni, quando nel municipio di Sololà, l’11 gennaio una persona è rimasta uccisa negli scontri con la polizia e l’esercito durante una manifestazione di protesta. Un gruppo di contadini aveva infatti occupato la strada per ostacolare il trasporto di un’enorme turbina scavatrice destinata alle imprese minerarie per estrarre l’oro dalle montagne di San Marcos. Secondo i contadini, l’attività mineraria produrrà l’inquinamento delle acque del sottosuolo e danni ambientali irreparabili per le comunitá circostanti, portando guadagno solamente alle imprese multinazionali. Consapevoli del pericolo costituito dall’arrivo della turbina a San Marcos, la popolazione si è concentrata a Sololà per impedirne il cammino, ma il camion era scortato da 300 soldati e mille agenti della polizia. Ne è scaturito uno scontro in cui ci sono stati un morto e molti feriti. Il vescovo Ramazzini ha attaccato il governo dicendo che è stata una pazzia schierare un simile contingente di forze militari. Il Guatemala, ha detto il vescovo, assomiglia sempre di più ad uno Stato di polizia. Il Governo ha reagito accusando Ramazzini di fomentare la protesta. Il rappresentante del Consiglio Episcopale Guatemalteco ha affermato di non avere nessun legame diretto con i fatti di Sololà, ma che se l’incidente si fosse prodotto nella sua diocesi, a San Marcos, allora sí, lui sarebbe stato al fianco dei manifestanti.
 
Manifestazione di fronte all'ambasciata di Madrid contro il governo guatemalteco
La rottura col governo. Si produce cosí una rottura sempre piú profonda tra il Governo da una parte e le organizzazioni popolari e la Chiesa cattolica dall’altra. Ramazzini ha risposto alle accuse del governo invitando i suoi rappresentanti a visitare le popolazioni indigene di San Marcos, a vedere in che condizioni di miseria vivono e a valutare personalmente l’impatto che la costruzione di una miniera avrebbe sulla loro vita. Inoltre, ha chiesto ufficialmente la sospensione delle concessioni minerarie finché, dopo una consultazione popolare, non siano gli abitanti delle comunità a decidere sull’utilizzo delle risorse ambientali di cui vivono. Durante la manifestazione il vescovo ha chiamato ogni singola persona a farsi strumento della mobilitazione sociale e voce della societá civile, esponendosi sempre di piú come figura di riferimento per le organizzazioni popolari.
 
Il malcontento generalizzato. Secondo un sondaggio di Prensa Libre, l’84.5 per cento dei guatemaltechi è scontento dell’operato del governo nel suo primo anno, in cui si registra un’inflazione del 10 per cento. Insoddisfazione anche sulla questione della sicurezza, soprattutto per la violenza prodotta dalle bande giovanili di strada, che non è stata arginata, ma anzi ha registrato un aumento. Critiche severe si rivolgono poi  all’operato della Polizia Nazionale, corrotta e incapace di gestire le situazioni di crisi: oltre alla recente vittima di Sololà infatti la negligenza della Polizia Nazionale ha prodotto durante l’anno scontri a fuoco e violenze in cui si sono registrate numerose vittime. In particolare rimangono aperte le indagini sullo sgombero della tenuta occupata di Nueva Linda il 31 agosto del 2004, quando persero la vita 8 contadini e 4 agenti.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Guatemala
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