scritto per noi da
Flavio Tannozzini
Il quindici gennaio era il giorno del resoconto. E il popolo non ha perso l'occasione
per farsi sentire. I rappresentanti delle organizzazioni di base popolare, indigene,
contadine e sindacali, si sono concentrati nella piazza di Città del Guatemala
per manifestare contro il governo nel giorno del compimento del suo primo anno
di mandato. Dopo un comizio di fronte alla casa presidenziale,
la manifestazione si è diretta alla sede del Congresso della Repubblica,
dove era in corso la relazione sull’operato del Governo durante
il suo primo anno di mandato.
Il rapporto alternativo. Le organizzazioni, guidate dal
vescovo della diocesi di San Marcos, Monsignor Alvaro Ramazzini, hanno
presentato al Congresso un rapporto alternativo in cui esprimono tutto
il loro malcontento verso un governo oligarchico che finora ha fatto
solo gli interessi degli imprenditori e dei grandi proprietari
terrieri. In particolare la protesta ha fatto leva sul tema della firma
degli accordi del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, che
le organizzazioni rifiutano in quanto non crea uno sviluppo
autosostenibile e tantomeno l’annunciato benessere sociale ed economico
delle classi meno abbienti. Altro punto scottante é quello della
costruzione di dighe e miniere previste dagli accordi del Piano Puebla
Panamá.
Vittime del conflitto sociale.
Proprio su questo punto si è gravemente acutizzato il conflitto in
questi ultimi giorni, quando nel municipio di Sololà, l’11 gennaio una
persona è rimasta uccisa negli scontri con la polizia e l’esercito
durante una manifestazione di protesta. Un gruppo di contadini aveva
infatti occupato la strada per ostacolare il trasporto di un’enorme
turbina scavatrice destinata alle imprese minerarie per estrarre l’oro
dalle montagne di San Marcos. Secondo i contadini, l’attività mineraria
produrrà l’inquinamento delle acque del sottosuolo e danni ambientali
irreparabili per le comunitá circostanti, portando guadagno solamente
alle imprese multinazionali. Consapevoli del pericolo costituito
dall’arrivo della turbina a San Marcos, la popolazione si è
concentrata a Sololà per impedirne il cammino, ma il camion era
scortato da 300 soldati e mille agenti della polizia. Ne è
scaturito uno scontro in cui ci sono stati un morto e molti feriti. Il
vescovo Ramazzini ha attaccato il governo dicendo che è stata una
pazzia schierare un simile contingente di forze militari. Il Guatemala,
ha detto il vescovo, assomiglia sempre di più ad uno Stato di polizia.
Il Governo ha reagito accusando Ramazzini di fomentare la protesta. Il
rappresentante del Consiglio Episcopale Guatemalteco ha affermato di
non avere nessun legame diretto con i fatti di Sololà, ma che se
l’incidente si fosse prodotto nella sua diocesi, a San Marcos, allora
sí, lui sarebbe stato al fianco dei manifestanti.

La rottura col governo. Si produce cosí una rottura sempre piú profonda tra il Governo da una parte
e le organizzazioni popolari e la Chiesa cattolica dall’altra. Ramazzini ha risposto
alle accuse del governo invitando i suoi rappresentanti a visitare le popolazioni
indigene di San Marcos, a vedere in che condizioni di miseria vivono e a valutare
personalmente l’impatto che la costruzione di una miniera avrebbe sulla loro vita.
Inoltre, ha chiesto ufficialmente la sospensione delle concessioni minerarie
finché, dopo una consultazione popolare, non siano gli abitanti delle comunità
a decidere sull’utilizzo delle risorse ambientali di cui vivono. Durante la manifestazione
il vescovo ha chiamato ogni singola persona a farsi strumento della mobilitazione
sociale e voce della societá civile, esponendosi sempre di piú come figura di
riferimento per le organizzazioni popolari.
Il malcontento generalizzato. Secondo un sondaggio di
Prensa Libre,
l’84.5 per cento dei guatemaltechi è scontento dell’operato del
governo nel suo primo anno, in cui si registra un’inflazione del 10 per
cento. Insoddisfazione anche sulla questione della sicurezza,
soprattutto per la violenza prodotta dalle bande giovanili di strada,
che non è stata arginata, ma anzi ha registrato un aumento.
Critiche severe si rivolgono poi all’operato della Polizia
Nazionale, corrotta e incapace di gestire le situazioni di crisi: oltre
alla recente vittima di Sololà infatti la negligenza della Polizia
Nazionale ha prodotto durante l’anno scontri a fuoco e violenze in cui
si sono registrate numerose vittime. In particolare rimangono aperte le
indagini sullo sgombero della
tenuta occupata di Nueva Linda il 31 agosto del 2004, quando persero la vita 8 contadini e 4 agenti.