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I fatti. Tre movimenti politici d'opposizione, Corriente Socialista democratica, Partide
del Pueblo e Coordinadora Socialdemocratica en Exilio (movimento di Miami), dopo
la loro prima convencion tenutasi nella capitale dell'isola, si sono fusi e hanno creato un partito d'ispirazione
socialdemocratica che potrebbe diventare la vera novità della futura politica
dell'isola, atrofizzata da decenni di monopartitismo. Arco progressista ha molti
padri. Sono circa cinquanta, infatti, i fondatori del partito che, secondo le
notizie che giungono dall'isola, avrebbe già più di quattrocento sostenitori ufficiali
e chissà quanti in giro per il Paese. Ma non è certo una novità. L'idea di una
nuova formazione politica nasce da lontano anche se vede la luce solo oggi che
le cose a Cuba stanno pian piano cambiando: sono anni, infatti, che Arco Progresista,
cavalca le scene dalla politica nazionale come voce critica. Ma adesso l'idea
è diventata realtà. Arco Progressista è orgoglioso della sua autonomia e il suo
leader, Manuel Cuesta Morua, ci tiene a precisare: “Siamo assolutamente contrari
al bloqueo imposto dagli Usa e confermiamo che nemmeno un dollaro di finanziamento arriverà
nelle nostre casse da Washington”.
Dall'isola e dall'Europa. “Il nostro è un partito di sinistra che ha come obbiettivo principale quello
di traghettare Cuba verso la democrazia e normalizzi il Paese davanti alla comunità
internazionale” racconta al telefono con Peacereporter il leader del Partito Manuel
Cuesta Morùa. “Vogliamo che tutto questo avvenga in modo assolutamente pacifico
– aggiunge il numero uno dell'Arco - e per questo abbiamo creato nuclei popolari
che all'interno dei quartieri spieghino cosa vogliamo. Insomma vorremmo che la
partecipazione popolare fosse al centro della nuova Cuba”.
Cambiano i tempi. Sembrava impossibile fino a qualche anno fa che un partito d'opposizione, anche
se moderato e d'ispirazione socialista, potesse celebrare il suo congresso fondativo
senza problema alcuno. E anche in quest'occasione alcuni ben informati hanno fatto
sapere che le forze di sicurezza cubane hanno tentato in qualche modo di compromettere
il regolare svolgimento del congresso, sequestrando documenti ai delegati delle
provincie orientali in viaggio verso l'Havana e cercando la provocazione. In più,
ad alcuni europarlamentari invitati al congresso le autorità cubane hanno rifiutato
il visto d'ingresso. Ma tutto questo non è bastato a bloccare la nascita definitiva
del nuovo partito che ben presto potrebbe trasformarsi nell'alternativa politica
più concreta allo strapotere di Castro.
Ostacolati ma non troppo. Se è vero che alcune provocazioni da parte della polizia cubana sono state confermate
è altresì vero che gli ostacoli al nuovo partito non sono così forti come si possa
pensare. “Effettivamente ci hanno ostacolato però con un certo rispetto e con
cortesia” racconta Denia Rodriguez del Toro, presidente del Partido del Pueblo
attuale vicepresidente di Arco Progresista che aggiunge: “Sembra che le autorità
tengano conto del fatto che il nostro è un partito dalla linea moderata”. E questo
accade, forse, per le posizioni del movimento contro la politica statunitense
nei confronti di Cuba, che garantisce al partito di non essere giudicato “mercenario”.
Alessandro Grandi
Parole chiave: cuba, castro, opposizione, peacereporter