22/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Catturato a Belgrado Radovan Karadzic, ex leader dei serbi di Bosnia, mandante dell'eccidio di Srebrenica
Sono passati tredici anni, ma ci sono ferite che il tempo non lenisce. Radovan Karadzic, adesso, potrà scrivere le sue poesie in una cella dell'Aja, dove risponderà dei crimini eseguiti per suo volere durante la guerra in Bosnia, dal 1992 al 1995.

radovan karadzicE' finita. Una notizia attesa da anni dalle famiglie delle 8mila vittime di Srebrenica, l'enclave musulmana nella Repubblica Srpska, che la comunità internazionale fu incapace di difendere nel luglio del 1995, lasciando che gli assassini di Karadzic, guidati sul campo dall'ultimo super latitante rimasto, il generale Ratko Mladic, massacrassero impunemente civili inermi. Impunemente fino a venerdì scorso. Sarebbe infatti avvenuto, secondo quanto riferito da una nota della Presidenza della Repubblica serba della scorsa notte, venerdì 18 luglio l'arresto dell'ex leader dei serbi di Bosnia. Su un bus di linea di Belgrado. A effettuare l'arresto i corpi speciali serbi, come ha tenuto a sottolineare l'ufficio del presidente serbo Tadic, in un moto di orgoglio nazionale con riflessi interni ed esterni. ''I serbi sanno fare giustizia, anche da soli'', sembra questo il messaggio che la leadership di Belgrado lancia al mondo intero. La ricostruzione dell'arresto, con Karadzic arrestato su un bus e tenuto in gran segreto in un carcere di Belgrado dove oggi è stato interrogato dal magistrato Milan Dilparic, non convince fino in fondo. Tante e ramificate le protezioni delle quali godeva l'ex leader dei serbi di Bosnia, per immaginare una fine del genere. Militari e religiosi in primis, ma anche esponenti politici radicali e i vertici dei servizi segreti, hanno sempre protetto Karadzic, che secondo le opinioni più diffuse in questi tredici anni è passato da un monastero ortodosso all'altro.
Più probabile che Svetozar Vujakic, l'avvocato di Karadzic, trattasse da tempo le condizioni della resa, diventata elemento indispensabile per l'emancipazione della Serbia da ruolo di 'stato canaglia'.

la tagliaLo psichiatra nazionalista. Radovan Karadzic è nato il 19 giugno 1945, a Petnjica, un paesino sul monte Durmitor (Montenegro), nel comune di Savnik. Dopo la laurea in psichiatria si dedica alla politica, diventando in breve il leader dei serbi di Bosnia. Alla passione per la poesia, che diventa quasi un ossimoro rispetto a un uomo così, affianca il nazionalismo che, al collasso della ex Jugoslavia, lo porta alla presidenza della auto proclamata Repubblica Srpska, quella dei serbi di Bosnia. Ottenuta l'indipendenza nel 1992, la Bosnia–Erzegovina diventava la madre di tutti, quindi anche dei serbi, che non accettavano l'idea di essere minoranza in un Paese a maggioranza islamica. Il progetto della Grande Serbia, dopo la dissoluzioone della Jugoslavia, prevedeva anche i serbi di Bosnia e quelli di Croazia. A questo punto Karadzic, valendosi del generale Ratko Mladic sul campo, comincia la pulizia etnica delle zone serbe della Bosnia. Per questo il Tribunale Penale Internazionale ha emesso due ordini di cattura nei suoi confronti e gli Stati Uniti avevano promesso 5 milioni di dollari per la sua cattura. Le colpe più gravi delle quali è accusato Karadzic sono l'eccidio di 8mila musulmani perpetrato nel 1995 nell'enclave 'protetta’ di Srebrenica, i ripetuti bombardamenti contro la città di Sarajevo e anche di avere utilizzato 284 caschi blu dell'Onu come scudi umani nel maggio-giugno 1995. Finita la guerra, con gli accordi di Dayton del 1995, Karadzic era sparito nel nulla. Per ricomparire su un bus di Belgrado.

sostenitori di karadzicL'ora della giustizia. ''Questo processo è una farsa'', avrebbe dichiarato Karadzic al giudice che lo interrogava, ma si tratta solo di voci incontrollate. L'unico dato certo è che Karadzic si è avvalso della facoltà di non rispondere. Cosa accadrà adesso? Karadzic è detenuto dalla Procura nazionale per i crimini di guerra e l'ordinamento serbo prevede che il magistrato abbia tre giorni per decidere in merito all'estradizione del prigioniero, contro il quale il Tribunale Penale Internazionale ha spiccato due mandati di cattura. Entro gli stessi tre giorni, l'avvocato di Karadzic potrà presentare ricorso. Una giuria si pronuncerà con decisione inappellabile e il ministero della Giustizia di Belgrado potrà disporre, in caso di parere favorevole, sul trasferimento del detenuto all'Aja.
Karadzic era il numero uno dei ricercati del Tpi. Dopo la cattura di Stojan Zupljanin, avvenuta l'11 giugno scorso, che durante la guerra era comandante del Centro dei Servizi di Sicurezza a Banja Luka, la città più grande della Bosnia, all'appello mancano il numero due e il numero tre, rispettivamente il generale Ratko Mladic e Goran Hadzic, l'omologo di Karadzic per i serbi della Croazia. C'è da scommettere che non manca molto anche alla loro cattura, se sono ancora vivi. Tadic nelle elezioni del maggio scorso si è giocato tutto, chiedendo al popolo serbo, ancora frustrato per la perdita del Kosovo, vissuta come l'ennesima sopraffazione della comunità internazionale nei confronti di Belgrado, di scegliere: il futuro in Europa o vivere in un passato rancoroso e nazionalista. Ha vinto lui, convincendo i socialisti a lasciare soli i radicali di Seselj (anche lui detenuto all'Aja) e i revanscisti di Kostunica.

Christian Elia

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