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E' finita. Una notizia attesa da anni dalle
famiglie delle 8mila vittime di Srebrenica, l'enclave musulmana nella
Repubblica Srpska, che la comunità internazionale fu incapace
di difendere nel luglio del 1995, lasciando che gli assassini di
Karadzic, guidati sul campo dall'ultimo super latitante rimasto, il
generale Ratko Mladic, massacrassero impunemente civili inermi.
Impunemente fino a venerdì scorso. Sarebbe infatti avvenuto,
secondo quanto riferito da una nota della Presidenza della Repubblica
serba della scorsa notte, venerdì 18 luglio l'arresto dell'ex
leader dei serbi di Bosnia. Su un bus di linea di Belgrado. A
effettuare l'arresto i corpi speciali serbi, come ha tenuto a
sottolineare l'ufficio del presidente serbo Tadic, in un moto di
orgoglio nazionale con riflessi interni ed esterni. ''I serbi sanno
fare giustizia, anche da soli'', sembra questo il messaggio che la
leadership di Belgrado lancia al mondo intero. La ricostruzione
dell'arresto, con Karadzic arrestato su un bus e tenuto in gran
segreto in un carcere di Belgrado dove oggi è stato
interrogato dal magistrato Milan Dilparic, non convince fino in
fondo. Tante e ramificate le protezioni delle quali godeva l'ex
leader dei serbi di Bosnia, per immaginare una fine del genere.
Militari e religiosi in primis, ma anche esponenti politici radicali
e i vertici dei servizi segreti, hanno sempre protetto Karadzic, che
secondo le opinioni più diffuse in questi tredici anni è
passato da un monastero ortodosso all'altro.
Lo psichiatra nazionalista. Radovan Karadzic è nato il 19
giugno 1945, a Petnjica, un paesino sul monte Durmitor (Montenegro),
nel comune di Savnik. Dopo la laurea in psichiatria si dedica alla
politica, diventando in breve il leader dei serbi di Bosnia. Alla
passione per la poesia, che diventa quasi un ossimoro rispetto a un
uomo così, affianca il nazionalismo che, al collasso della ex
Jugoslavia, lo porta alla presidenza della auto proclamata Repubblica
Srpska, quella dei serbi di Bosnia. Ottenuta l'indipendenza nel 1992,
la Bosnia–Erzegovina diventava la madre di tutti, quindi anche dei
serbi, che non accettavano l'idea di essere minoranza in un Paese a
maggioranza islamica. Il progetto della Grande Serbia, dopo la
dissoluzioone della Jugoslavia, prevedeva anche i serbi di Bosnia e
quelli di Croazia. A questo punto Karadzic, valendosi del generale
Ratko Mladic sul campo, comincia la pulizia etnica delle zone serbe
della Bosnia. Per questo il Tribunale Penale Internazionale ha emesso
due ordini di cattura nei suoi confronti e gli Stati Uniti avevano
promesso 5 milioni di dollari per la sua cattura. Le colpe più
gravi delle quali è accusato Karadzic sono l'eccidio di 8mila
musulmani perpetrato nel 1995 nell'enclave 'protetta’ di
Srebrenica, i ripetuti bombardamenti contro la città di
Sarajevo e anche di avere utilizzato 284 caschi blu dell'Onu come
scudi umani nel maggio-giugno 1995. Finita la guerra, con gli accordi
di Dayton del 1995, Karadzic era sparito nel nulla. Per ricomparire
su un bus di Belgrado.
L'ora della giustizia. ''Questo processo è una farsa'',
avrebbe dichiarato Karadzic al giudice che lo interrogava, ma si
tratta solo di voci incontrollate. L'unico dato certo è che
Karadzic si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Cosa accadrà adesso? Karadzic è detenuto dalla Procura
nazionale per i crimini di guerra e l'ordinamento serbo prevede che
il magistrato abbia tre giorni per decidere in merito
all'estradizione del prigioniero, contro il quale il Tribunale Penale
Internazionale ha spiccato due mandati di cattura. Entro gli stessi
tre giorni, l'avvocato di Karadzic potrà presentare ricorso.
Una giuria si pronuncerà con decisione inappellabile e il
ministero della Giustizia di Belgrado potrà disporre, in caso
di parere favorevole, sul trasferimento del detenuto all'Aja. Christian Elia
Parole chiave: radovan karadzic, srebrenica, repubblica srpska, sarajevo