21/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Banja Luka spinge sull'acceleratore del nazionalismo e i musulmani fanno muro
Scritto per noi da
Nicola Sessa 
 
Basta un nonnulla e nel condominio bosniaco scoppia la lite. Questa volta a “non starci” sono i bosgnacchi, i musulmani della Repubblica Srpska ( con la Federacia BiH forma la Bosnia Erzegovina), che hanno alzato un muro contro il provvedimento istitutivo dei simboli dell’entità a maggioranza serba: bandiera, stemma e inno.
 
Nuovo stemma della RSDopo una lunga discussione e molti emendamenti presentati dai deputati musulmani, Banja Luka  (la capitale della Repubblica)  si è dotata dei nuovi segni distintivi. L’aquila bicipite su scudo rosso ha preso il posto della croce e delle quattro "S", acronimo del panserbismo, dopo che ne era stata dichiarata l’incostituzionalità nel 2007. Si riteneva che rappresentasse i soli serbi e non anche delle altre etnie presenti sul territorio. Sebbene l’aquila sia stata “ritagliata” dalla bandiera del vecchio Regno di Serbia, il premier Milorad Dodik richiama l’attenzione sugli altri simboli che campeggiano sul drappo: i gigli per i bosgnacchi e lo scudo bianco-rosso per i croati. D’altro canto, si sa, che quanto più un popolo si senta minacciato e “precario” tanto più si aggrappa alla forte radice dei nazionalismi. E anche la stoffa di raso di una bandiera può rivelarsi una calda coperta sotto cui ripararsi. Stesso discorso può essere fatto per il nuovo inno composto da Mladen Matovic. Il titolo, “O mia Repubblica”, e il testo sono, a dire degli oppositori, intrisi del nazionalismo serbo. Se poi si considera che l’inno della Federazione Bosniaca, per esplicita direttiva degli Accordi di Dayton, è ancora senza testo…

Dodik e i suoi ministriIl presidente di turno della Bosnia Erzegovina, Haris Silajdzic ha dichiarato il suo sostegno ai deputati musulmani impegnandosi a far interessare della questione la Corte Costituzionale di Sarajevo, se Banja Luka non la risolverà autonomamente. Ma è molto difficile che Dodik faccia da sponda alle richieste di Silajdzic, considerando che nella sua ultima uscita ufficiale, ripresa dalle televisioni di stato, il premier della Repubblica Srpska ha rimosso la bandiera della Bosnia Erzegovina, lasciando pieno campo al tricolore rosso-blu-bianco. L’indignazione di Sarajevo è subito salita a livelli allarmanti. Da quando ha assunto il potere nel 2005, Dodik non ha mai nascosto le sue posizioni radicali, né i suoi propositi secessionisti dalla Federazione, propositi che si sono rinvigoriti dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo.

Manifestazione di nazionalisti a Banja LukaEntro la fine dell’anno Banja Luka aprirà uffici di rappresentanza a Bruxelles e Washington, anche contro la volontà del governo centrale di Sarajevo. Tutto ciò non esula dalla confusione e dalla tensione che dominano il patchwork bosniaco dove, una triplice presidenza a rotazione, sottoposta al costante controllo di un emissario Onu, non può che esprimere instabilità. Instabilità politica, economica e sociale. Gli ingredienti che galleggiano nel minestrone devono cercare costantemente il loro equilibrio, bene attenti a non rimanere coperti dai sapori degli altri. Tanto a Sarajevo, quanto a Banja Luka si dorme tenendo sempre un occhio aperto: l’incubo di essere cancellati aleggia nelle menti.
 
Parole chiave: sessa, srpska
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Bosnia Erzegovina