28/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.3 - 2005 dal 21/1 al 27/1
Kashmir: Nuova Delhi e Islamabad si sono accusate reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco lungo la linea di controllo che separa il Kashmir indiano da quello pachistano. La tregua è stata proclamata nel novembre 2003, ma in realtà gli scontri sono continuati, soprattutto nel Kashmir indiano.
Il 26 dicembre, giorno della celebrazione della Repubblica indiana, i soldati hanno sparato su una folla di 5mila persone che stavano protestando, armati di coltelli, pietre e bastoni, a Guwahati contro le autorità centrali . 10 civili sono morti. I militari pensavano che tra quelle persone si nascondessero militanti separatisti.
Nello stesso giorno e sempre a Guwahati, Il Fronte Unito di Liberazione di Asom, che combatte per l’indipendenza della regione dall’India, ha fatto esplodere due bombe, ma senza provocare feriti. In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal Pakistan e le forze di sicurezza indiane, ha causato (secondo le stime ufficiali) almeno 40.000 morti, tra cui molti civili. Fonti kashmire stimano invece un numero di vittime compreso tra gli 80 e i 100.000 morti.
 
Indonesia. Spiragli di pace nella provincia martoriata dell’Aceh, estremo nord di Sumatra.
Il 27 gennaio tre membri dell’Esecutivo e due leader in esilio del Gam si sono incontrati a Helsinki, con la mediazione dell’ex presidente finlandese Martti Ahtisaari, per discutere un’eventuale ripresa dei negoziati. Subito dopo lo tsunami del 26 dicembre scorso le due parti in conflitto avevano proclamato un cessate il fuoco che sarebbe però stato violato in più di un caso. La guerra in Aceh dura da oltre 30 anni e ha causato finora secondo le fonti governative 10.000 vittime. Diversi media indipendenti però parlano di 50.000 o addirittura 100.000 morti.

Nepal. Il 22 gennaio l’Esercito del re ha ucciso sette maoisti, tra cui 4 donne, in una battaglia a Lambiphant nel distretto sudoccidentale di Kailali.
Il 25 gennaio i guerriglieri maoisti hanno ucciso tre poliziotti, due civili e ferito altre 12 persone in diverse zone del Paese.
Il 26 dicembre almeno 7 uomini delle forze di sicurezza sono morti e altri 4 sono rimasti feriti in un’imboscata dei ribelli a Parbat, distretto occidentale di Kathmandu. Anche due civili sono dati  per dispersi in seguito allo scontro. La guerra tra i maoisti che vogliono instaurare un regime comunista e il governo del re Gyanendra dura dal ’96 e ha provocato 11.000 vittime.

Filippine. Il 26 gennaio l’esercito ha bombardato una vasta zona paludosa nel sud del paese dove, secondo le forze militari, si nasconderebbero diversi gruppi ribelli, tra cui il Fronte islamico di liberazione Moro e Abu Sayyaf. Finora non si ha notizia di vittime. Dal 1970 a oggi sono oltre 150 mila i morti dei conflitti nel sud (isola di Mindanao e arcipelago di Sulu).

Iraq. Il 20, il gruppo integralista Ansar al-Sunna, ha rivendicato l'uccisione di un cittadino svedese e di un cittadino britannico. Il duplice omicidio sarebbe avvenuto nella cittadina di Beiji, nella zona centrale dell'Iraq. Lo stesso giorno, in attesa delle elezioni, a Baghdad la festa per l'Haj si è svolta nel caos più totale. Molti dei cinque milioni di abitanti della capitale irachena hanno rinunciato ai riti tradizionali per la mancanza di acqua corrente e luce elettrica. Sempre il 20, a Bassora, nel sud del Paese, una bomba è esplosa all'entrata di una base logistica dell'esercito britannico. Sono rimasti feriti 5 militari e molti civili iracheni che lavorano nella base e che in quel momento uscivano dal lavoro.
Il 21, un'autobomba è esplosa davanti a una moschea sciita nella parte occidentale di Baghdad. La deflagrazione ha ucciso 15 persone e ne ha ferite 40. Lo stesso giorno, mentre si trovava a bordo di un elicottero militare italiano, il maresciallo Simone Cola è stato ucciso da un colpo sparato conto il velivolo italiano a Nassyria. Un'ambulanza imbottita di esplosivo è esplosa contro un edificio a Kar al Aswat, 20 chilometri a sud di Baghdad, dove si stava svolgendo una festa di nozze. Undici persone sono morte e altre 50 sono rimaste ferite.
Il 22 sono stati rilasciati gli otto ostaggi cinesi, tutti in buone condizioni di salute.Un sito internet ritenuto vicino ad al-Zarqawi, secondo la CNN, ha trasmesso un video della decapitazione di due ostaggi per la strada. Le due persone dichiarano nel filmato di essere irachene e di lavorare per un'azienda libanese che collabora con gli Usa, ma mancano conferme ufficiali.
Il 23 gennaio, in un ospedale di Nassyria, un corto circuito ha causato la morte di 14 persone. Due militari statunitensi sono stati condannati per aver assassinato, per gioco, una interprete irachena. A Baquba, lo stesso giorno, alcuni fondamentalisti hanno assaltato un venditore di bevande alcoliche : un morto e 4 feriti.
Il 24 gennaio le autorità della Coalizione annunciano l'arresto di Mohammed Said al-Jaf, un collaboratore di al-Zarqawi ritenuto un vero e proprio 'mago delle autobombe'. Lo stesso giorno, 5 militari del contingente danese sono stati rinviati a giudizio per abusi sui detenuti.
Il 25 continua la guerra psicologica di al-Zarqawi. Il gruppo minaccia di colpire le persone che si recheranno a votare con dei cecchini appostati sui tetti e con autobombe a ogni seggio.
Il 26 gennaio un'autobomba a Kirkuk ha ucciso sei persone. Un elicottero Usa è precipitato a Rutbah. Sono 36 i militari statunitensi morti. Durante un conflitto a fuoco a Samarra tra ribelli e militari Usa sono morti sette civili, tutti donne e bambini. Il 26 quattro attentati hanno ucciso 15 persone in Kurdistan, ma se si considerano tutte le esplosioni che hanno insanguinato l'Iraq, sono ben 33 le vittime civili della giornata. Le stime indipendenti calcolano che le vittime civili in Iraq siano 17721. I militari stranieri uccisi dall'inizio del conflitto sono 1578.

Israele e Palestina: Il 21 Shimon Peres elogia pubblicamente Abu Mazen per i suoi tentativi di far cessare gli attacchi contro i civili israeliani.
Il 22, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa, braccio armato del Fatah, annunciano di voler negoziare una tregua.
Il 23 un attentatore suicida palestinese è stato fermato prima di farsi esplodere a Jenin, in Cisgiordania.
Il 24, l'organizzazione di Hamas si dichiara pronta a valutare una tregua, ma tutto dipende da Israele che deve cessare l'occupazione dei Territori.
Il 25 Abu Mazen ha fatto schierare i corpi speciali al valico della Striscia di Gaza, per controllare il lancio dei razzi Qassam sulle colonie israeliane. Dal settembre del 2000, quando è cominciata la Seconda Intifada, sono morti 3634 palestinesi e 973 israeliani.

Colombia. Dodici compagnie guerrigliere del Blocco Orientale hanno combattuto simultaneamente contro quattrocento paramilitari in 7 frazioni dei municipi di Puerto Lleras e Puerto Rico, dipartimento del Meta, sulla riva destra del fiume Ariari, cordigliera orientale al confine col Venezuela. Queste le conseguenze: 75 morti tra paramilitari e guerriglieri e 52 feriti.
 
Sudan – Secondo un rapporto stilato dalle Nazioni Unite decine di persone sarebbero rimaste uccise in una serie di attacchi lanciati da uomini armati contro la popolazione civile nel sud del Darfur. Non sono chiare le dinamiche dell’accaduto, ma sembra che alcuni miliziani abbiano attaccato alcuni villaggi prima di rapire un numero imprecisato di donne e di bestiame.
Nelle ultime ore è giunta la notizia che l’esercito regolare sudanese avrebbe bombardato alcuni villaggi nei pressi di Shangyl Tobaya, a 65 chilometri dalla città di el-Fasher. Sono state dure le condanne di Jean Baptiste Natami, capo della delegazione dell’Unione Africana (Ua) in Sudan, che ha definito l’attacco una violazione del cessate il fuoco e un chiaro segno di insofferenza al dialogo.
Dal febbraio 2003 nella regione occidentale del Sudan è in corso una guerra tra i ribelli darfurini del Sudanese Liberation Army e del Justice and Equality Movement contro il governo del presidente Omar al-Bashir. Quest’utlimo è accusato di servirsi delle milizie janjaweed per far piazza pulita della popolazione del Darfur. In due anni il bilancio dei morti sarebbe salito a 70mila (secondo il governo sudanese 5mila), quello dei profughi a 200mila e quello degli sfollati a un milione e mezzo.

Swaziland – Alcune centinaia di persone sono scese in strada in segno di protesta nei confronti del monarca, Mswati III. La manifestazione, che è durata alcuni giorni e si è tenuta nella città di Manzini, è stata indetta dai sindacati locali. Questi ultimi chiedono riforme democratiche in un Paese in cui continua a vigere una monarchia di tipo assolutistico. Mswati, 36 anni, condurrebbe secondo i suoi oppositori un regime di vita pieno di svaghi e spese troppo alte a dispetto dell’alto tasso di povertà in cui è costretta la popolazione.

Ruanda – Il governo ruandese ha respinto le accuse di un rapporto dell’Onu di aver violato, insieme alla vicina Uganda, l’embargo di armi verso i gruppi ribelli nella Repubblica Democratica del Congo. I tre Paesi sono stati recenti protagonisti di una guerra quinquennale nella regione dei Grandi Laghi. Secondo il governo di Kinshasa, entrambi Uganda e Ruanda continuerebbero a foraggiare gruppi ribelli in territorio congolese. Qui sono ancora attivi alcuni focolai di guerriglia hutu-interahamwe, la stessa che quasi 11 anni fa sconvolse il Ruanda provocando uno dei genocidi più rapidi e ignorati della storia.
Durante la guerra congolese e negli ultimi anni, l’esercito ruandese avrebbe più volto sconfinato nel territorio congolese, ricco di risorse e di materie prime.
 
Categoria: Guerra
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