17/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Una folla in delirio a Beirut accoglie i prigionieri e le salme dei veterani
scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
Sotto un sole cocente, tarikh al matar, la strada che dall’aeroporto porta alla periferia sud di Beirut, Dahyeh, è stata invasa, ieri, da libanesi e palestinesi, nell’attesa (quasi di dodici ore) di veder sfilare i cinque prigionieri liberati nel pomeriggio da Israele.

''L'attesa è stata lunga, siamo qui da stamattina'', racconta Ahmad, mentre insieme ad altri compagni, tra le mani una bandiera gigante verde di Amal, fa da barriera tra la folla e la strada dove dovrebbero passare i prigionieri.
L’atmosfera è euforica: riecheggiano inni e canzoni mentre fuochi d’artificio e coriandoli colorati completano l’aria di festa. La sensazione che la folla lascia, assieme alla gioia, è quella sorte di dignità ritrovata, è quella sensazione di poter camminare a testa alta di nuovo.
Il servizio d’ordine di Hizbu’llah è stato come sempre, efficacissimo: una schiera di uomini vestiti in nero con cappello grigio aprivano il corteo seguiti dai ragazzini del partito di Dio (scout di Mehdi tra i 10 e i 15 anni), i ragazzi di Amal ,la banda musicale di Hizbu’llah per poi terminare in un lunghissimo serpentone di gente ognuno con la sua bandiera, palestinese o libanese che sia, in attesa del ritorno.
''Abbiamo aspettato a lungo. Israele è stato molto lento a rilasciare i prigionieri proprio perché voleva rovinarci la festa'', dice Hasan, un conducente di taxi di 34 anni di Shama’a sud del Libano.

Molti i palestinesi presenti, il campo, come quello di Burj Baranje, che si trova sulla strada dell’aeroporto ha innalzato un grande arco dando il benvenuto a Samir Qantar.
''E' un grande giorno, sono contentissima non posso dire altro. Ho i brividi. Nasrallah ha mantenuto la sua promessa è un vero leader'', dice Zeinab, 20 anni del campo di Chatila.
Un'altra folla si era già radunata dalle prime ore del pomeriggio nello stadio al Ra'id, nel cuore di Dahyye, ''per poter prendere un posto avanti'', dicono in molti. ''Oggi per noi è come ritrovare qualcuno della famiglia'', dice Shafà, una donna di 40 anni che durante la guerra del 2006 ha perso un figlio.
Verso le nove di sera, dopo che le macchine blindate dei politici hanno fatto la loro sfilata, è apparso Samir Qantar, con tenuta militare e bandiera di Hizbu'llah (anche se non è membro del partito) su una jeep scoperta assieme agli altri quattro prigionieri. ''L'ho visto finalmente, ho potuto vederlo. Per me lui è un eroe'', dice Sara, 24 anni mentre con le lacrime agli occhi salta dalla gioia. La folla lo ha inseguito per potergli stringere la mano mentre altri gettavano petali di rose e riso.
Allo stadio al-Raid un altro bagno di folla. I prigionieri sono saliti sul parco e Hasan Nasrallah, segretario generale del partito di Dio (nella sua terza apparizione pubblica dopo la guerra del 2006) è comparso qualche minuto ad abbracciarli. E la folla ha sfiorato il delirio.

''Il tempo della sconfitta è passato. Ora è il tempo della vittoria'', ha dichiarato Nasrallah, ''siamo pronti a lavorare per la costruzione di una strategia di difesa nazionale'', ha continuato, ricalcando le stesse parole pronunciate dal capo di stato Michel Suleiman nel discorso pronunciato all'aeroporto per accogliere i cinque prigionieri assieme al premier Fuad Seniora e al presidente del parlamento Nabih Berri poco dopo che nel corso della mattinata si era insediato un governo di unità nazionale.
Nonostante questo, l’unità nazionale ieri sembrava molto più un patto politico che un sentimento popolare condiviso. Non sono mancati gli scontri tra sostenitori di Saad Hariri, leader del Moustaqbal, che tra l’altro è stato uno degli ultimi a congratularsi per lo scambio, e sostenitori Hizbu’llah.
Le bandiere che sventolavano lungo la strada dell’aeroporto e nello stadio al-Ra’id erano le stesse che nell'agosto del 2006 avevano salutato la ''vittoria divina'', in occasione del festival organizzato da Hizbu’llah per celebrare la fine della guerra 2006. Non c’era traccia dei sostenitori di Hariri, né delle destre cristiane maronite di Gemayel o di Geagea, o del Partito progressista di Joumblatt, che dal canto suo ha organizzato una cerimonia per accogliere Samir Qantar (druso come lui) ad Abey, nello Chouf.
Sulla strada del ritorno, passando dal lungomare di Beirut, per arrivare a piazza Sassin, nessun poster, nessun clacson, nessuna euforia. C’erano solo belle macchine, lussuosi bar e ristoranti con gente che composta beveva il suo cocktail mentre la tv sintonizzata sul canale arabo Rotana trasmetteva un video di Nancy Ajram.
Categoria: Guerra, Politica, Religione
Luogo: Libano
Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: