scritto per noi da
Viola Conti

Il governo Uribe rimescola le carte: il ministro delle Relazioni estere colombiano,
Fernando Araùjo Perdomo, si è dimesso dopo 17 mesi di governo, e al suo posto
subentrerà Jaime Bermùdez, stretto collaboratore di Uribe ed ex ambasciatore in
Argentina, che farà la sua prima uscita pubblica domenica 20 luglio, in occasione
della visita del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva.
I perché. Erano ormai giorni che le voci su un eventuale cambio al vertice si rincorrevano.
Le ragioni ufficiali non sono state ancora rese note, ma i mass-media colombiani
speculano che la ragione principale sia stata la politica troppo personalistica
del presidente Uribe in politica estera, che avrebbe annullato la voce del titolare
del dicastero, riducendo pesantemente i suoi margini di manovra.
L'amico fedele. In linea con l’interpretazione di un presidente dalla politica egocentrica c’è
la scelta dell’uomo che dovrà sostituire Araùjo: Perdomo è un fedele compagno
di partito di Uribe dal 1998, è considerato uno degli artefici delle sue due scalate
a Palazzo Narino e amico dai tempi dell’università. Avvocato, ha una specializzazione
in Opinione pubblica a Oxford, dove conobbe appunto il giovane Alvaro Uribe.
Appartenente
a quell’alta borghesia colombiana da sempre base dell’oligarchia di potere, secondo
il quotidiano colombiano
El Espectador, Bermùdez è uno dei pochi che può contraddire il vecchio amico Alvaro. È stato
l’unico, infatti, ha osare severe critiche contro l’operazione “Scacco” messa
in atto dal governo e dalle forze armate contro le Farc, per riportare a casa
Ingrid Betancourt e altri ostaggi.
Terremoti. La poltrona di ministro degli Esteri si è rivelata una delle più fragili dei
governi Uribe. Fernando Araùjo, emblema della lotta alla guerriglia delle Farc
della quale è stato prigioniero sette anni, venne chiamato a sostituire Maria
Consuelo Araùjo, la cui famiglia venne destabilizzata da pesanti accuse di paramilitarismo.
Era il 17 febbraio dello scorso anno. Sin dall’inizio, la gestione del nuovo ministro
fu duramente messa in discussione,
specialmente nei momenti cruciali come la crisi diplomatica dei primi di marzo,
scaturita dall’uccisione del numero due delle Farc, Raul Reyes. In quell’occasione
venne sfiorato il conflitto armato fra Venezuela, Ecuador e Nicaragua contro una
Colombia colpevole di aver militarmente invaso i confini di Quito.
Secondo vari
analisti, in quei giorni cruciali Uribe subentrò de facto nella gestione diretta
della delicata situazione, surclassando le mansioni del suo ministro, che restò
in disparte. “Mancanza di carattere”, accusano alcuni osservatori, “eccessivo
protagonismo di Uribe”, ribattono altri. Dovunque stia la ragione, il risultato
non cambia: Araùjo ha rassegnato le dimissioni, stanco del fatto che il presidente
sostituisse in troppe occasioni il suo ministero “in maniera esclusiva ed escludente”.
Adesso è il momento del grande amico di sempre, l’unico che gli tenga testa,
ma anche uno sul quale Uribe potrà sempre contare. E adesso che insegue il suo
terzo mandato, non è cosa da poco.