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Si spara da giorni. Undici sono
i miliziani uccisi nelle ultime ore, come reso noto in mattinata dai
vertici dell'esercito di Ankara. Lo stato maggiore turco, nel
comunicato diramato in giornata, precisa che lo scontro è
avvenuto nella zona di Hakkari, non lontano dal confine con l'Iraq.
L'offensiva dei militari turchi, volta a debellare i rifugi dei
miliziani separatisti curdi, è iniziata l'11 luglio, ma da
mesi l'esercito di Ankara è impegnato in un'offensiva nel
sud-est del paese, lungo il confine con l'Iraq. A febbraio i militari
hanno anche lanciato una vasta operazione oltre frontiera contro le
basi dei guerriglieri, durata una settimana. L'esercito ha ottenuto
dal Parlamento un'autorizzazione a condurre operazioni mirate in
territorio iracheno per un anno. L'ultima di queste incursioni è
stata condotta sabato 7 giugno, dopo che l'11 e il 30 maggio ne erano
state eseguite altre due. Il mandato scade a ottobre. La scorsa
settimana il Pkk ha rapito tre turisti tedeschi che scalavano in
monte Ararat e, per il loro rilascio, chiede la fine delle operazioni
turche.
Operazioni congiunte. Le
operazioni, peraltro, sono coordinate con Teheran, come non era mai
accaduto in passato. ''Quando partono loro, partiamo anche noi. Loro
lanciano le operazioni dal versante iraniano del confine e noi lo
facciamo dal versante turco”, ha dichiarato alla Cnn turca
il generale Ilker Basbug, comandante in capo delle forze terrestri
turche, il mese scorso. Anche l'Iran, da tempo, ha innalzato il
livello dello scontro con la minoranza curda. Secondo il governo di
Teheran, da almeno cinque anni, gli Stati Uniti tentano di
destabilizzare il regime degli ayatollah dall'interno, fornendo
assistenza economica e d'intelligence alle fazioni separatiste arabe,
curde, baluce e azere. I timori di Teheran, in parte, sono stati
confermati dal rapporto della Commissione del Senato Usa incaricata
di analizzare la politica estera dell'amministrazione Bush e dalle
informazioni raccolte dai servizi segreti iraniani. Da quel momento è
iniziata una dura repressione contro l'omologo iraniano del Pkk
turco, il partito per la Vita Libera del Kurdistan (Pjak). Turchia e
Iran hanno deciso di collaborare, scambiando informazioni d'intelligence
e coordinando operazioni militari contro i miliziani curdi.
La rabbia della Casa Bianca. Con
grande irritazione di Washington, niente affatto soddisfatta dello
scambio d'informazioni tra uno dei suoi alleati chiave nella regione
(la Turchia) e uno dei suoi nemici giurati (l'Iran). E preoccupata
pure della destabilizzazione che le operazioni militari turco –
iraniane causano tra i curdi iracheni, alleati Usa. Ma la realpolitick prevale
su tutto e,
in effetti, un collegamento tra il Pkk e il Pjak esiste.Christian Elia