La denuncia di una coalizione internazionale di Ong in un rapporto presentato all'Osce
Tratto
da
Il
Redattore sociale

Violenze
fisiche e verbali da parte delle forze dell’ordine, raid notturni,
perquisizioni non autorizzate, sgomberi senza preavviso,
discriminazione nell’accesso ai servizi pubblici. È un lungo
elenco di abusi e violazioni dei diritti fondamentali quello
contenuto nel rapporto “Security a la italiana: fingerprinting,
extreme violence and harassment of Roma in Italia” risultato di una
missione investigativa condotta a fine maggio da una coalizione
internazionale di organizzazioni non governative in una ventina di
campi, regolari e non, di Napoli, Roma, Milano, Torino, Brescia e
Firenze. La coalizione – di cui fanno parte l’organizzazione
internazionale Open Society Institute, il Center on Housing Rights
and Evictions, lo European Roma Rights Center e le ong rumene Romani
Criss e Roma Civic Alliance – con la collaborazione di attivisti
indipendenti e ong italiane (tra cui la Comunità di
Sant’Egidio), ha raccolto testimonianze di prima mano, attraverso
oltre cento interviste ad altrettanti membri della comunità
rom residente in Italia. Ne emerge un contesto di ripetute violazioni
da parte delle autorità italiane delle convenzioni
internazionali e delle direttive comunitarie in uno stato di
emergenza – sottolinea il documento presentato all’incontro sulle
politiche per l’integrazione di rom e sinti promosso il 10 luglio
dall’Osce a Vienna – alimentato dal clima politico e dai discorsi
razzisti dei politici italiani e, in particolare, da quelli della
maggioranza al governo.

Una
situazione in cui l’omicidio Reggiani del novembre scorso viene
indicato dagli stessi cittadini rom intervistati come uno
spartiacque. E a cambiare, secondo le testimonianze, è stato
prima di tutto l’atteggiamento delle forze dell’ordine. Agli
abusi e ai maltrattamenti da parte delle autorità di pubblica
sicurezza denunciati dagli intervistati è dedicata un’ampia
sezione del rapporto. “Stavo
chiedendo l’elemosina in un quartiere della periferia di Roma –
si legge in una delle testimonianze trascritte – Sono arrivati i
poliziotti e mi hanno portato alla stazione di polizia. Ho mostrato
loro il mio passaporto rumeno ma mi hanno detto che il mio passaporto
era falso e che potevo essere arrivato dal Marocco. Si sono presi i
miei soldi e mi hanno detti di non tornare lì a elemosinare.
Poi hanno cominciato a picchiarmi, a calci e pugni. E sono andato
avanti per 15-20 minuti”. Non un caso isolato. Un altro giovane rom
che viveva con la famiglia in un accampamento nel quartiere romano
della Tiburtina ha denunciato di essere stato malmenato dagli agenti
che lo avevano fermato a un semaforo e condotto alla stazione di
polizia. Dopo l’accaduto il giovane e i suoi familiari hanno deciso
di tornare in Romania. E in Romania, secondo alcuni testimoni, sono
tornate anche alcune delle famiglie sgomberate a marzo dalla Bovina,
a Milano, dove si erano stabilite dopo essere state sgomberate dagli
accampamenti costruiti sotto al ponte Bacula.

I
testimoni di un altro sgombero, quello di Piazza Tirana, sempre a
Milano, parlano di attacchi da parte della polizia contro uomini e
donne alcuni dei quali sono stati portati in ospedale per le ferite
riportate. Lo sgombero, ordinato dal prefetto di Milano, prevedeva
che i cittadini rom abbandonassero immediatamente le baracche. Senza
avere il tempo di raccogliere i propri effetti personali che sono
stati distrutti dopo lo sgombero. Il rapporto parla di “eviction”,
sfratto, esproprio, avvenuto “in presenza di bambini che sono stati
testimoni di brutali attacchi contro i loro genitori (uomini e donne)
e della distruzione delle loro case”.Ma,
secondo i racconti riportati nel documento, non ci sono solo le
ispezioni e gli interventi autorizzati. “I rom intervistati
sottolineano – si legge nel rapporto – che ufficiali di polizia
conducono spesso raid arbitrari nei loro campi e nelle loro case.
Durante questi raid, gli agenti fanno irruzione nelle case, senza
autorizzazione né mandato di perquisizione, in piena notte, e
demoliscono le case e altre costruzioni senza alcun ordine del
tribunale. Spesso rifiutandosi di consentire agli abitanti di
raccogliere i propri averi”. Una donna residente nel campo romano
Casilino 900, malata di cuore, ha denunciato che gli agenti le hanno
proibito durante un intervento di prendere i farmaci che si trovavano
nella sua baracca. “Quando la polizia ha distrutto il mio magazzino
dove tenevo le cose che vado a vendere al mercato, le mie condizioni
sono peggiorate. Solo dopo un’ora mi hanno lasciato prendere le
medicine a casa. Dopo averle prese mi sentivo molto debole e volevo
sdraiarmi ma la polizia non me lo ha permesso. Potevo solo stare
seduta su una sedia”.