
Nessuna tregua, nessuna pausa, nessun segnale di cambiamento nel nord del Messico
dove i cartelli della droga si combattono senza esclusione di colpi.
E' successo anche durante l'ultimo week end: undici persone, fra loro anche tre
minorenni, sono state uccise con ferocia mafiosa da sicari senza scrupoli nella
zona di Guamuchil dove da tempo operano due dei più famosi e ricercati narcotrafficanti
messicani, Joaquin Guzman, detto “el Chapo” e un suo acerrimo nemico, Arturo Beltran
Leyva, in lotta per il controllo del territorio.
Secondo le testimonianze raccolte della polizia locale, che da troppo tempo ormai
chiede rinforzi per contrastare le bande dedite alle attività illecite soprattutto
legate al traffico di armi, droga e esseri umani, i sicari non si sarebbero risparmiati
e per essere sicuri di portare a termine l'azione avrebbero usato armi pesanti.
Sul posto, infatti, gli agenti messicano avrebbero ritrovato bossoli di AK-47,
AR-15 e G-3, tutte armi da guerra.
Ma la guerra fra boss della malavita, nel maggio scorso uomini di Beltran uccisero
uno dei figli di Guzman, non è la sola. A intromettersi negli affari dei cartelli
ci sono gli uomini delle forze speciali messicane che li combattono senza tregua.
Diverse associazioni civili fra cui quella degli avvocati fanno sapere che la
situazione sociale è compromessa e che la lotta alla violenza in questo momento
“no sta raggiungendo nessun successo”. “Bisogna mettere in campo nuove forze –
dicono gli avvocati della regione - e nuove misure d'intelligence per garantire
la sicurezza a tutti i cittadini. Le misure adottare finora dell'esercito sono
poca cosa e non contribuiscono alla lotta contro il narcotraffico”.
La situazione preoccupa non poco l'amministrazione del Paese tanto che il presidente
Felipe Calderon ha già rafforzato la presenza dei soldati dell'esercito nell'area
aumentandola da poco di oltre 2.700 unità. Nei primi sei mesi del 2008 almeno
1.700 persone, 500 solo nello Stato di Sinaloa, sono morte a causa della guerra
fra cartelli della droga.