Una marcia contro il sequestro e tanti, troppi, incontri pubblici. Ingrid Betancourt non si concede riposo nonostante oltre sei anni di prigionia
scritto per noi da
Viola Conti
Nove, sette e 51 anni. Queste le ricorrenze che hanno spinto per l’ennesima volta
i familiari dei soldati e dei poliziotti ancora in mano alle Farc a manifestare
nel dipartimento del Meta. Nove sono gli anni passati dalla presa di Porto Rico,
ossia l’attacco che i guerriglieri fecero alla caserma di polizia del paese portandosi
via tutti gli agenti presenti. Sette sono gli anni in cattività trascorsi da Alan
Jara, il governatore del dipartimento, e 51 quelli che compirà il 17 luglio prossimo.
Ma mentre madri, padri, mogli e figli di questi colombiani sconosciuti al mondo
ne chiedono la liberazione, cercando di sensibilizzare società e governo affinché
non si dimentichino di loro, lasciandoli per sempre inghiottiti nella selva, dall’altra
parte dell’oceano, una ex prigioniera appena tornata a vivere fa loro da eco.
È Ingrid Betancourt che, fra un incontro e l’altro con stampa, personaggi della
politica internazionale e fans, ha deciso di dedicarsi alla causa dei suoi ex
compagni di malasorte, facendo di tutto per riportarli a casa.
Marcia. Domenica venti luglio infatti Parigi è chiamata dalla franco-colombiana più
conosciuta al mondo a scendere in piazza per dire basta al sequestro, pratica
messa in atto dai gruppi guerriglieri di sinistra a scopo sia politico che estorsivo
e dai paramilitari di destra per racimolare denaro.
La richiesta è che rilascino i prigionieri senza se e senza ma.
Gossip. Intanto, Ingrid Betancourt continua nei suoi giri pubblici alternati a momenti
preziosissimi che si ritaglia per stare con la sua famiglia e la sua foto resta
sui mass media di mezzo mondo, e non solo per questioni seriose. Le ultime aperture
di cronaca guadagnate dalla ex sequestrata dalle Farc riguardano più questioni
di gossip. È di ieri la notizia che il suo attuale marito, Juan Carlos Lecompte,
avrebbe annunciato la fine del loro amore, “rimasto nella selva” con la sua sofferenza. “La sento fredda, distante”, avrebbe commentato parlando della moglie. Ma le
voci
su Ingrid non si esauriscono nelle parole del marito colombiano, che molti accusano
di aver filtrato in questi anni con una donna messicana alla quale sarebbe tuttora
legato.
La ex compagna di sventura. Sempre ieri è uscita allo scoperto Clara Rojas, colei che fu rapita assieme
alla candidata presidenziale, di cui era il braccio destro. I pettegolezzi sulle
loro discrepanze durante i primi anni passati insieme in cattività, prima di essere
separate dagli stessi guerriglieri, sono roba vecchia, ma adesso la Rojas, liberata
a gennaio unilateralmente grazie alla mediazione del presidente venezuelano Hugo
Chavez, chiama in causa l’amica di un tempo per domandarle spiegazioni su alcune
dichiarazioni che avrebbe rilasciato sulla sorte del figlio che Clara ha avuto
da una relazione con un guerrigliero. Secondo quanto affermato da Ingrid, il piccolo
Emmanuel si sarebbe salvato grazie alla sua mediazione, mentre la madre, alla
quale lo hanno portato via poco dopo la nascita, conosce ben altra storia e vorrebbe
vederci chiaro.
Corsa contro il tempo. Dieci giorni di libertà e già tante, troppe parole sono state, dunque, dette
sulla e dalla frastornata Ingrid e da chi le ruota intorno. Perché, nonostante
si sia presentata da subito presente a se stessa e concentrata, una donna che
ha trascorso gli ultimi sei anni di in catene non ha che bisogno di pace e tranquillità.
E allora concediamogliele e che lei stessa se le conceda. Solo il tempo potrà
garantirle l’equilibrio di cui ha bisogno lei e la Colombia, gran parte della
quale vede in lei una papabile favorita al timone del paese. Se non si concederà
il meritato riposo, però, nessuno dei due avrà quel che merita, né i colombiani
né la Betancourt. La donna che la selva ha rigurgitato all’improvviso, a detta
di chi la conosce davvero, è sì cambiata da chi era un tempo, ma non sempre in
meglio. E se ha dichiararlo è il suo braccio destro nonché compagna di sventura,
bisogna che qualcuno la faccia correre ai ripari. Per le valanghe di parole pronunciate
in questi giorni, molte delle quali “plateali e a sproposito”, infatti, persino
Clara, che correva con lei per farle da vice quando le Farc le rapirono, ha dichiarato
che, ora come ora, se fosse candidata, non si sentirebbe di votarla. Riposati,
Ingrid! La Colombia ha bisogno di te.