15/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, minacce al contrario dalla comunità dell'Alto Beni: se vanno via gli Usa iniziamo a coltivare foglia di coca
Nonostante sia una pianta sacra per la popolazione boliviana che la utilizza fin dalla notte dei tempi, la foglia di coca è sempre al centro di polemiche.

La foglia di coca per le strade di La Paz (foto A.Grandi/PeaceReporter)I fatti. L'ultima novità sembra davvero una cosa strana: gli appartenenti alla comunità della regione dell'Alto Beni, non molto distante dalla città di La Paz minacciano di iniziare a coltivare foglia di coca se i fondi dell'agenzia di cooperazione statunitense Usaid (United States Agency for International Development) se ne “andranno” dalla regione. La misura che potrebbe essere adottata da queste comunità contrasta totalmente con i comportamenti di altre comunità di altre zone che a differenza dell'Alto Beni hanno sempre contrastato l'azione della Usaid ritenendola troppo vicina alle azioni dell'opposizione politica del Paese. Ad esempio, nella regione del Chapare la Usaid è stata cacciata proprio perchè le sue attività sembravano più improntate all'azione politica contro Morales che all'effettivo aiuto alla popolazione.
Ma tant'è. Dalla comunità dell'Alto Beni, che conta circa 20mila persone arrivano dichiarazioni d'amore nei confronti degli appartenenti al progetto Usaid. “Daremo il nostro appoggio incondizionato alla Usai, alle persone che ci lavorano e daremo loro le garanzie necessarie affinchè possano continuare il loro lavoro quotidiano che aiuta lo sviluppo della regione. Nel caso non si possa compiere questo progetto tute le organizzazioni sociali dell'area inizieranno a piantare coca come segno di protesta” fanno sapere i responsabili sindacali della zona.

Il mercato della coca a La Paz (foto A.Grandi/PeaceReporter)I cocaleros. Certo è che il presidente Evo Morales non sarà certo dispiaciuto se la Usaid abbandonasse il Paese. Verso la fine di giugno, inoltre, i rappresentanti dei cocaleros della regione del Chapare fecero di tutto per mandare via i rappresentanti del progetto Usa. E ci riuscirono, pare, senza molti problemi. Dopo quelle azioni fatti Washington fece rientrare subito il personale presente nella zona per meri motivi di sicurezza. Ma, nel resto del Paese, è ancora forte la sua presenza.

Evo MoralesReferendum. Insomma, sembra non esserci pace per la politica boliviana. Il mandato presidenziale è da sempre minato da dubbi, perplessità attacchi dell'opposizione legata alle multinazionali straniere e ai poteri forti del Paese. Fra un mese, infatti, i boliviani saranno chiamati ad esprimersi tramite referendum sul mandato di Morales, del suo vicepresidente e dei prefetti del Paese. Basterà il 50 percento più uno per mandare all'aria il lavoro degli ultimi anni (prima sarebbe servita una percentuale superiore a quella ottenuta durante le elezioni presidenziali). Ma anche in questo c'è polemica. Nella legge che convoca il referendum il senato boliviano (sotto controllo dell'opposizione) ha apportato alcune modifiche, rigettate da Morales. Entro un mese sapremo se i boliviano continueranno nel loro cammino verso la piena indipendenza dai paesi stranieri e quindi Morales continuerà il suo mandato o se sarà tutto da rifare.

Alessandro Grandi

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