Secondo fonti giornalistiche, la Bosnia Erzegovina sarebbe sull'orlo del fallimento
scritto per noi da
Luciana Grosso
Cosi si fa con 221 euro?
Dipende. Qualcuno compra un paio di scarpe, qualcuno parte per un
week end fuori porta, qualcuno fa la spesa. In Bosnia Erzegovina, con
221 euro, si amministra lo Stato. O almeno si pretende di farlo.

A tanto ammonterebbe,
infatti, il capitale depositato nelle casse del ministero del Tesoro.
A riferirlo, per ora, sono solo indiscrezioni, fonti giornalistiche,
parole sussurrate a mezza voce che trapelano dal palazzo della Presidenza. Tra
i
principali accusati del crack, il ministro delle Finanze Vjekoslav
Bevanda e il premier Nedzad Brankovic. Avrebbero speso molto di più
del possibile, resi euforici dagli inaspettati introiti provenienti
dall’Iva, avrebbero voluto realizzare l’idea, in sé
lodevole, di pagare finalmente i sussidi di disoccupazione arretrati
ai veterani di guerra. Ma, oltre a questa gestione prodiga in
direzione dello stato assistenziale, ci sarebbero anche sprechi. Come quello,
di cui parla il quotidiano
Dnevni Avaz,
di aver acquistato un'imbarcazione extra lusso - dal valore di circa
85mila euro - destinata al resort turistico di Trpanj riservato ai
politici. La situazione resta fumosa, ma è innegabile che
l’economia bosniaca, sia stagnante e immobile. Sebbene
l’agricoltura sia quasi del tutto in mani private, le aziende
agricole sono piccole e scarsamente efficienti. I loro prodotti,
seppure ottimi sono rivolti al mercato interno (anche perché è
quasi impossibile per un bosniaco commerciare con l’estero).

La
spesa pubblica fuori controllo vale il 40 percento del Pil. La
disoccupazione, stimata intorno al 45,5 percento, è scavalcata solo da
Zimbabwe (80 percento), Burkina Faso (77 percento) e Zambia (50 percento).
Le statistiche, comunque,
non danno il quadro reale della situazione, poiché lasciano
fuori i dati relativi al sommerso. Un inaspettato soccorso alle
malconce casse federali potrebbe arrivare dall’altra entità che compone la Bosnia
Erzegovina,
la Repubblica Srbska, che cresce a colpi di riforme. Eppure il premier Dodik
nega di voler essere coinvolto nelle vicende musulmane. ''Non
posso, né voglio aiutarli'', ha dichiarato, ''e
probabilmente neanche loro lo farebbero. Mi dispiace, il premier
federale Nedzad Brankovic è un ottimo manager e avrebbe potuto
far bene. Ma ha messo in campo una politica sociale insostenibile per
le casse statali''. Per i prossimi giorni è
previsto l’interrogatorio, di fronte al ministro degli Interni, del
primo ministro.
Forbes, prestigiosa rivista economica, ha collocato, nella classifica dei paesi economicamente meno affidabili, la Bosnia
tra
Burkina Faso e Benin, definendolo come la realtà “più
povera” tra quelle sorte dalle macerie dell’ex Jugoslavia.