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Come
oggetti. L'organizzazione non governativa statunitense, in una
conferenza stampa tenuta l'8 luglio a Giakarta, in Indonesia, ha
presentato alla stampa un documento di 133 pagine nel quale sono
raccolte alcune testimonianze terribili, tutte di donne immigrate in
Arabia Saudita da paesi dell'Estremo Oriente e ridotte in schiavitù.
Hrw chiede al governo
saudita di farsi carico di questa situazione, attuando un controllo
più severo e riformando un sistema legislativo (in particolare
per il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani) che
permette abusi sugli immigrati, e in particolare sulle immigrate,
ridotti in schiavitù.
Dalla
povertà alla schiavitù. Storie di esseri umani che
abbandonano il loro paese in cerca di un futuro migliore, ma che si
trovano all'inferno. Si calcola che siano almeno un milione e mezzo i
lavoratori stranieri in Arabia Saudita. Dall'Indonesia, dallo Sri
Lanka, dalle Filippine e così via. Ad alcuni va anche bene, ma
in troppi casi vivono storie come queste.
La
legge giusta. Hrw
chiede quindi alla monarchia saudita una profonda riforma del sistema
giudiziario, che preveda punizioni per i datori di lavoro che si
macchiano di crimini come quelli testimoniati dalle immigrate e che
tuteli i lavoratori. Il Kingdom's Labor Law,
il diritto del lavoro saudita, non contempla la figura della
collaboratrice domestica. Vige, in questi casi, la pratica del
kafala, una sorta di
sponsorizzazione con la quale il datore di lavoro diventa il garante
del lavoratore. E spesso ne diventa il padrone, arrogandosi il
diritto di sequestrare i documenti degli immigrati e di sottoporli a
orari di lavoro disumani. Le testimonianze di Hrw
raccontano di violenze fisiche,
psicologiche e sessuali, che lasciano segni indelebili sulle
malcapitate. Christian Elia