11/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Hrw denuncia le condizioni disumane delle collaboratrici domestiche immigrate in Arabia Saudita
'I sauditi le trattano come oggetti, come schiave, come capi di bestiame. Una collaboratrice domestica è come una schiava e quindi non ha diritti''. Questo il commento di un diplomatico che vive in Arabia Saudita, riportato in forma riservata agli investigatori di Human Rights Watch, che ha pubblicato un rapporto sulla condizione delle lavoratrici immigrate nel paese arabo.

manifestazione contro le violenze sulle donneCome oggetti. L'organizzazione non governativa statunitense, in una conferenza stampa tenuta l'8 luglio a Giakarta, in Indonesia, ha presentato alla stampa un documento di 133 pagine nel quale sono raccolte alcune testimonianze terribili, tutte di donne immigrate in Arabia Saudita da paesi dell'Estremo Oriente e ridotte in schiavitù. Hrw chiede al governo saudita di farsi carico di questa situazione, attuando un controllo più severo e riformando un sistema legislativo (in particolare per il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani) che permette abusi sugli immigrati, e in particolare sulle immigrate, ridotti in schiavitù.
Già il titolo che Hrw ha scelto per il report è indicativo: ''Come se non fossi umano''. Il rapporto raccoglie gli abusi documentati in due anni di indagini, con 142 interviste a migranti che hanno lavorato come colf, a funzionari pubblici sauditi e ad alcuni 'reclutatori' di mano d'opera a basso costo in Estremo Oriente. In almeno 36 casi, i legali di Hrw ravvisano gli estremi del traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù e del lavoro forzato.

Dalla povertà alla schiavitù. Storie di esseri umani che abbandonano il loro paese in cerca di un futuro migliore, ma che si trovano all'inferno. Si calcola che siano almeno un milione e mezzo i lavoratori stranieri in Arabia Saudita. Dall'Indonesia, dallo Sri Lanka, dalle Filippine e così via. Ad alcuni va anche bene, ma in troppi casi vivono storie come queste.
''Per un anno e cinque mesi nessuna paga. Ho chiesto i soldi, ma mi hanno picchiata, ferita con un coltello, e mi hanno bruciata'', racconta Ponnamma S., domestica dello Sri Lanka. ''Pochi giorni dopo il mio arrivo, mi hanno detto che ero stata acquistata per 10mila riyals (circa 1800 euro) e che quindi loro non mi dovevano nulla. Sono stata praticamente rapita: porte e finestre erano sigillate e venivo tenuta sempre sotto controllo. Per la padrona di casa e per tutta la famiglia cdovevo essere a disposizione 24 ore al giorno, per sette giorni la settimana'', racconta Haima G., una donna filippina.

manifestazione a giakarta contro la schiavitù in arabia sauditaLa legge giusta. Hrw chiede quindi alla monarchia saudita una profonda riforma del sistema giudiziario, che preveda punizioni per i datori di lavoro che si macchiano di crimini come quelli testimoniati dalle immigrate e che tuteli i lavoratori. Il Kingdom's Labor Law, il diritto del lavoro saudita, non contempla la figura della collaboratrice domestica. Vige, in questi casi, la pratica del kafala, una sorta di sponsorizzazione con la quale il datore di lavoro diventa il garante del lavoratore. E spesso ne diventa il padrone, arrogandosi il diritto di sequestrare i documenti degli immigrati e di sottoporli a orari di lavoro disumani. Le testimonianze di Hrw raccontano di violenze fisiche, psicologiche e sessuali, che lasciano segni indelebili sulle malcapitate.
Negli ultimi anni, grazie alle pressioni delle associazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, il governo saudita si era impegnato a studiare forme di tutela delle lavoratrici straniere, ma fino a ora senza esito. 

Christian Elia

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