10/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Messico, esperti Usa insegnano alla polizia messicana i peggiori metodi di tortura
Hanno fatto scalpore e causato indignazione in moltissime organizzazioni non governative che lavorano in difesa dei diritti umani, i video postati su You tube dove si vedono chiaramente dipendenti di una società di sicurezza statunitense insegnare ai poliziotti messicani metodi differenti di tortura.
 
Le torture a GuantanamoSorridenti, compiaciuti del loro ruolo, sia i messicani che gli statunitensi sembrano felici di quello che fanno: imparano a torturare ipotetici delinquenti. Da un lato, in borghese gli insegnanti, dall'altro i poliziotti messicani che si fingono delinquenti.
“Metodi utili” secondo i funzionari della polizia messicana, che aiutano nella formazione per contrastare la ferocia dei cartelli dediti a attività illecite come il narcotraffico. Evidentemente il miliardo e mezzo di dollari stanziato nell'ultimo anno come contributo alla lotta al narcotraffico dall'amministrazione di Washington non è stato sufficiente, servivano senza dubbio le 170 ore di corso intensivo per imparare a torturare.

Le torture insegnati dagli statunitensiI metodi. Acqua e anidride carbonica sparate nelle narici dei presunti delinquenti preventivamente bendati simulando una delle morti più atroci: quella dell'annegamento (pratica inumana usata dai soldati Usa in Iraq). Non solo. Uomini trascinati a forza attraverso il loro vomito, presi per le caviglie e buttati a destra e a manca: questi i metodi insegnati alla polizia messicana dai “professori della tortura Usa”. Basterebbe questo per indignarsi. Nei video, inoltre, si vedono uomini gettati in fosse piene di escrementi e topi. Secondo Vicente Guerrero Reynoso, sindaco di Leon e militante del Partido de Accion Nacional (lo stesso del presidente Calderon), membro dell'ultradestra messicana filocattolica e filo imprenditoriale, queste lezioni sono state seguite anche da altre polizie di altri paesi e sarebbero utilissime in vista di una preparazione estrema per situazioni estreme.
Ma non è certo la prima volta che i figli dello Zio Sam danno prova della loro assoluta mancanza di rispetto dei diritti umani dei detenuti in attesa di giudizio chi si può dimenticare quello che è successo nelle carceri di Abu Ghraib? Violenze di ogni tipo, abusi e umiliazioni che avevano spinto anche un grande pittore come Fernando Botero a denunciare quegli atti ignobili con i suoi capolavori. Intanto dagli Usa si corre ai ripari e si prendono le distanze dagli avvenimenti. “Il governo degli Stati Uniti – si legge in una nota – non è in alcun modo coinvolto in queste azioni di insegnamento”. La polemica, considerato il grande clamore internazionale è destinata a andare avanti.
 

Alessandro Grandi

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