La relazione finale del G8, conclusosi oggi a Toyako sull'isola di Hokkaido,
ha una doppia chiave di lettura: se da una parte George W. Bush, presidente degli
Stati Uniti, si è detto soddisfatto per i progressi significativi realizzati nella
gestione dei mutamenti climatici, agli osservatori non è sfuggito il segnale lanciato
dai Paesi emergenti e in particolare da Cina e India.

Quello che si è concluso è già stato denominato il vertice degli 8+8 che ha visto
seduti allo stesso tavolo i leader del G8 - Usa, Russia, Francia, Germania, Italia,
Giappone, Canada, Gran Bretagna - e i leader di Cina, India, Brasile, Messico,
Sudafrica, Australia, Indonesia e Corea del Sud. E' da parte di questi ultimi,
capitanati appunto da Cina e India, che arriva una secca opposizione alla proposta
dei Paesi industrializzati di ridurre del 50% le emissioni dei gas serra entro
il 2050. E in effetti la "dichiarazione congiunta" ha dovuto tenere conto del
muro dei paesi che avanzano ed è stata asciugata di cifre e date precise, come
invece si poteva sperare fino a ieri. Nella dichiarazione si legge della "grande
sfida globale che i cambiamenti climatici rappresentano" e della "determinazione
a combattere questi mutamenti climatici con le comuni, ma diverse responsabilità
e diverse capacità". Si rimanda alle ulteriori decisioni che verranno prese nella
prossima convenzione di Copenaghen, nel 2009. Giusto come nota a margine, la Cina
ieri ha fallito il test ambientale sull'inquinamento pre-Olimpiadi.