09/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La relazione finale del G8, conclusosi oggi a Toyako sull'isola di Hokkaido, ha una doppia chiave di lettura: se da una parte George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, si è detto soddisfatto per i progressi significativi realizzati nella gestione dei mutamenti climatici, agli osservatori non è sfuggito il segnale lanciato dai Paesi emergenti e in particolare da Cina e India.
 
Quello che si è concluso è già stato denominato il vertice degli 8+8 che ha visto seduti allo stesso tavolo i leader del G8 - Usa, Russia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Canada, Gran Bretagna - e i leader di Cina, India, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Indonesia e Corea del Sud. E' da parte di questi ultimi, capitanati appunto da Cina e India, che arriva una secca opposizione alla proposta dei Paesi industrializzati di ridurre del 50% le emissioni dei gas serra entro il 2050. E in effetti la "dichiarazione congiunta" ha dovuto tenere conto del muro dei paesi che avanzano ed è stata asciugata di cifre e date precise, come invece si poteva sperare fino a ieri. Nella dichiarazione si legge della "grande sfida globale che i cambiamenti climatici rappresentano" e della "determinazione a combattere questi mutamenti climatici con le comuni, ma diverse responsabilità e diverse capacità". Si rimanda alle ulteriori decisioni che verranno prese nella prossima convenzione di Copenaghen, nel 2009. Giusto come nota a margine, la Cina ieri ha fallito il test ambientale sull'inquinamento pre-Olimpiadi.   
Categoria: Ambiente, Economia
Luogo: Giappone