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Problema condiviso. Un disagio, certo, sia per gli islamici
che per i cittadini del quartiere. Con l'aria che tira, ti aspetti un
clima teso, con frequentatori del Centro e residenti che si guardano
in cagnesco, l'un contro l'altro armati. E invece no. Davanti al
civico 50 di viale Jenner, insieme, ci sono Abdel Hamid Shari,
direttore del centro, e Luca Tafuni, portavoce del comitato di
quartiere Jenner – Farini.
Problema logistico, nessuno scontro di civiltà. ''Guardi, qui va fatta chiarezza.
Questo non è un problema di conflitto culturale, etnico o
religioso. Qui siamo di fronte a un problema logistico. Tutto qui. I
cittadini hanno le loro esigenze, e i fedeli anche. Vogliamo tutti
una soluzione. Condivisa'', dichiara Tafuni. ''Ed ecco che abbiamo
deciso di parlarci, io e il signor Shari, perché non serve a
nessuno il contrasto, che non è costruttivo. Ma urge parlare
tra di noi, visto che una soluzione non è mai stata trovata,
per ottenere una risoluzione del problema''. Il direttore Shari, che
annuisce alle parole del portavoce del comitato, sottolinea che il
disagio non è certo recente.
Una sede accessibile e a Milano. ''Adesso, però, è tempo
di risolvere questa questione. La classe politica deve prendere atto
che non esiste altra soluzione che lo spostamento, in un'area idonea,
del luogo di culto'', ribadisce Tafuni, più ottimista di Shari
rispetto al buon esito della vicenda. Dove spostarsi, dunque? ''E' la
nostra stessa domanda. Il patrimonio immobiliare del Comune offre
tante soluzioni e abbiamo cercato di coinvolgere anche la Provincia,
ma sembra che il signor Penati si voglia limitare al contributo delle
multe minacciate per chi prega in strada. Pazienza'', commenta amaro
il direttore del Centro Islamico. ''La Regione si sta impegnando e ha
stilato un elenco di cinquanta posti eleggibili per le nostre
necessità, che sono chiare: noi siamo disposti a pagare
l'affitto (come facciamo in viale Jenner), oppure ad acquistare,
accollandoci anche le spese di restauro di un immobile, purché
sia a Milano e non fuori città. Questa è l'unica
condizione che poniamo, perché deve essere un posto servito
dai mezzi pubblici, accessibile a tutta la comunità. Che vive
qui, che lavora qui, che paga le tasse qui. Non vedo perché
non debba avere una sede a Milano''.
Milano, laboratorio d'Italia. Vista così, la soluzione pare
semplice. Ma allora perché tanta difficoltà? C'è
davvero la volontà di risolvere, una volta per tutte la
questione? ''La sensazione che abbiamo è che, in fondo, non si
voglia trovare una soluzione – replica Shari - la parole del
ministro degli Interni Maroni suonano sinistre. O soluzione entro la
fine di agosto o il Centro si chiude. Guarda caso, in questi giorni,
sono arrivate tutte le verifiche possibili e immaginabili, come non
accadeva da anni. E' una coincidenza?''. Eppure l'interesse su viale
Jenner è enorme, non solo a Milano. Un caso nazionale, tanto
che addirittura lo stesso ministro della Difesa italiano, Ignazio La
Russa, è intervenuto sulla vicenda. ''Guardi il ministro La
Russa è milanese ed è il capo di An a Milano. L'anno
prossimo qui si vota per la Provincia, e tutti intervengono sulla
questione. An, con la candidatura di De Corato, la Lega e lo stesso
Penati. Quando finirà l'emergenza, non ne parleranno più,
altrimenti in vent'anni avrebbero trovato una soluzione'', commenta
il direttore del Centro. ''Ma è anche una questione nazionale,
perché questi problemi riguardano un milione e mezzo di
persone, in gran parte cittadini italiani. Milano è un
laboratorio: o la convivenza funziona qui o non funzionerà da
nessuna parte''.Christian Elia