09/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il comitato di quartiere e il centro islamico uniti nella richiesta di una soluzione
Scontro di civiltà, davanti a una tazzina di caffè. Viale Jenner, Milano. Un giorno come tanti, in un quartiere residenziale del capoluogo lombardo, diventato famoso in tutta Italia per l'infinita diatriba del Centro Culturale Islamico che, il venerdì, diventa luogo di culto. I fedeli musulmani, troppo numerosi per il piccolo centro, stendono piccoli tappeti, o lunghi rotoli di stoffa verde, per strada e pregano là, sul marciapiede.

Abdel Hamid ShaariProblema condiviso. Un disagio, certo, sia per gli islamici che per i cittadini del quartiere. Con l'aria che tira, ti aspetti un clima teso, con frequentatori del Centro e residenti che si guardano in cagnesco, l'un contro l'altro armati. E invece no. Davanti al civico 50 di viale Jenner, insieme, ci sono Abdel Hamid Shari, direttore del centro, e Luca Tafuni, portavoce del comitato di quartiere Jenner – Farini.
Un libico in Italia da quarant'anni e un giovane elegante, che conversano amabilmente, prendendo il caffè insieme.
Ieri c'è stato un vertice in Prefettura e, per il momento, una soluzione pare individuata nel velodromo Vigorelli, dove al venerdì si sposteranno i fedeli del Centro di Cultura Islamica di viale Jenner. Entro agosto, poi, bisognerà individuare una soluzione permanente. Una boccata di ossigeno per la questione di viale Jenner, ma la vicenda sembra sempre più complessa di come pare.

fedeli in preghiera in viale jennerProblema logistico, nessuno scontro di civiltà. ''Guardi, qui va fatta chiarezza. Questo non è un problema di conflitto culturale, etnico o religioso. Qui siamo di fronte a un problema logistico. Tutto qui. I cittadini hanno le loro esigenze, e i fedeli anche. Vogliamo tutti una soluzione. Condivisa'', dichiara Tafuni. ''Ed ecco che abbiamo deciso di parlarci, io e il signor Shari, perché non serve a nessuno il contrasto, che non è costruttivo. Ma urge parlare tra di noi, visto che una soluzione non è mai stata trovata, per ottenere una risoluzione del problema''. Il direttore Shari, che annuisce alle parole del portavoce del comitato, sottolinea che il disagio non è certo recente.
''Questo disagio non è nato ieri. Sono anni che questa storia va avanti. I politici lo sanno benissimo. Io sono qui da tanto tempo e ricordo, nel 1995, l'allora sindaco di Milano Formentini è venuto qui, a incontrare il comitato dei cittadini, differente dall'attuale. Non è cambiato nulla. Tutti i venerdì la stessa storia: noi dobbiamo chiamare il commissariato per evitare che nascano contrasti tra i fedeli che vengono qui e i residenti. Una soluzione va trovata, per la tranquillità dei residenti, che capisco, e per la nostra dignità, perché non è accettabile pregare per strada. Dipingono noi e il comitato di quartiere come due entità ostili, ma noi vogliamo la stessa cosa: la soluzione di un disagio reciproco. Non sono ottimista però: la tireranno in lungo, mentre i politici si azzuffano tra di loro per mostrare che ciascuno è il vero paladino della sicurezza di Milano. Chi paga alla fine? Noi da un lato e i residenti dall'altro''.

fedeli in preghiera in viale jennerUna sede accessibile e a Milano. ''Adesso, però, è tempo di risolvere questa questione. La classe politica deve prendere atto che non esiste altra soluzione che lo spostamento, in un'area idonea, del luogo di culto'', ribadisce Tafuni, più ottimista di Shari rispetto al buon esito della vicenda. Dove spostarsi, dunque? ''E' la nostra stessa domanda. Il patrimonio immobiliare del Comune offre tante soluzioni e abbiamo cercato di coinvolgere anche la Provincia, ma sembra che il signor Penati si voglia limitare al contributo delle multe minacciate per chi prega in strada. Pazienza'', commenta amaro il direttore del Centro Islamico. ''La Regione si sta impegnando e ha stilato un elenco di cinquanta posti eleggibili per le nostre necessità, che sono chiare: noi siamo disposti a pagare l'affitto (come facciamo in viale Jenner), oppure ad acquistare, accollandoci anche le spese di restauro di un immobile, purché sia a Milano e non fuori città. Questa è l'unica condizione che poniamo, perché deve essere un posto servito dai mezzi pubblici, accessibile a tutta la comunità. Che vive qui, che lavora qui, che paga le tasse qui. Non vedo perché non debba avere una sede a Milano''.

Roberto MaroniMilano, laboratorio d'Italia. Vista così, la soluzione pare semplice. Ma allora perché tanta difficoltà? C'è davvero la volontà di risolvere, una volta per tutte la questione? ''La sensazione che abbiamo è che, in fondo, non si voglia trovare una soluzione – replica Shari - la parole del ministro degli Interni Maroni suonano sinistre. O soluzione entro la fine di agosto o il Centro si chiude. Guarda caso, in questi giorni, sono arrivate tutte le verifiche possibili e immaginabili, come non accadeva da anni. E' una coincidenza?''. Eppure l'interesse su viale Jenner è enorme, non solo a Milano. Un caso nazionale, tanto che addirittura lo stesso ministro della Difesa italiano, Ignazio La Russa, è intervenuto sulla vicenda. ''Guardi il ministro La Russa è milanese ed è il capo di An a Milano. L'anno prossimo qui si vota per la Provincia, e tutti intervengono sulla questione. An, con la candidatura di De Corato, la Lega e lo stesso Penati. Quando finirà l'emergenza, non ne parleranno più, altrimenti in vent'anni avrebbero trovato una soluzione'', commenta il direttore del Centro. ''Ma è anche una questione nazionale, perché questi problemi riguardano un milione e mezzo di persone, in gran parte cittadini italiani. Milano è un laboratorio: o la convivenza funziona qui o non funzionerà da nessuna parte''.

Christian Elia

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