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Avevano stampato mille moduli, con cinque quadrati, ognuno dei quali avrebbe
dovuto contenere le impronte digitali delle cinque dita, e in calce la firma dei
volontari che si offrivano per farsi 'schedare'. Dopo due ore si sono accorti
di aver sbagliato i conti: il numero che avevano preventivato era di parecchio
inferiore alla bisogna. Alla fine della giornata si sono presentati in oltre tremila,
e i ragazzi dell'Arci si sono ritrovati a disegnare a mano i quadrati nei quali
inscrivere le dita inzuppate d'inchiostro blu. Poi sono arrivati i bambini, che
hanno voluto lasciare la stampa di tutta la mano. Neanche i fogli fatti a mano
bastavano più, e alle otto e mezzo il banchetto ha dovuto chiudere. Proprio per
questo è stata un successo l'iniziativa che l'Arci ha organizzato ieri pomeriggio
in piazza dell'Esquilino, di fronte a Santa Maria Maggiore, nel centro di Roma,
per protestare contro la legge del ministro dell'Interno Roberto Maroni di 'censire'
la popolazione nomade italiana, 150 mila persone disseminate in centinaia di campi,
ottanta dei quali solo nella capitale. Un provvedimento contro il quale sono insorti
interi settori della società civile, intellettuali, artisti, politici, e persino
la voce mediatica più 'popolare' tra i cattolici italiani, ai quali il presidente
del Consiglio Berlusconi, dimenticando la Costituzione italiana, il Concilio Vaticano
II e il nuovo Concordato del 1984 (che affermano che Stato e Chiesa sono indipendenti
e autonomi nei rispettivi ambiti), aveva promesso una nuova sintonia di relazioni,
una sincronia di interessi e una apertura al dialogo e a un'intensa collaborazione.
Invece, è stato proprio il settimanale 'Famiglia Cristiana' a pubblicare, la settimana
scorsa, l'editoriale forse più lucido, accusatorio e carico di riprovazione contro
tale legge, definita dai numerosi cittadini, che ieri in piazza hanno esternato
la loro indignazione, come "vergognosa, riprovevole, razzista".
'Emergenza nomadi'. Le voci raccolte da PeaceReporter si sono dimostrate coralmente fuse in un'unica
protesta, vibrante e trasversale che, attraverso la simbolica solidarietà alle
comunità nomadi, ha lanciato un preciso messaggio di dissenso contro una legge
che viola la Costituzione italiana, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia (le impronte verranno prese anche
ai bambini), ma soprattutto le regole di civile convivenza e di buonsenso di uno
Stato che, oggi, a malapena è possibile definire democratico. Nel foglio di identificazione
diffuso dai prefetti, ai quali è stata delegata la 'patata bollente' dell'emergenza-nomadi,
creata ad arte per alimentare l'ennesimo allarme sicurezza, dopo le generalità
solite (nome, cognome, data di nascita, istruzione, attività lavorativa, documento
in possesso della persona), compare addirittura la dicitura 'religione' e addirittura
l'etnia. Lasciamo raccontare a quanti erano a Roma il perché della loro partecipazione
e del loro dissenso.
Paolo Beni, presidente dell'Arci. Riteniamo inaccettabile che si sottopongano i bambini e le a mortificazioni
di questo tipo. Riteniamo che tali misure siano propagandistiche e inutili, non
risolveranno i problemi per cui vengono giustificate, ma serviranno soltanto a
costruire ancor più ad alimentare l'insicurezza, dell'emergenza nell'opinione
pubblica e nel senso comune della popolazione del nostro Paese. Il pregiudizio
è la pericolosa anticamera del razzismo. Una società sempre più smarrita e insicura
cerca rassicurazione nell'individuare un nemico fuori da se stessa, e il governo
incoraggia queste tendenze, specula sulle paure della gente, così da giustificare
le leggi speciali, incoraggiando l'idea che si possa governare in deroga alle
legislazioni vigenti. Siamo già oltre, in una situazione in cui il governo si
identifica con uno Stato, un sovrano parla a nome di un popolo, e questo significa
che stiamo già stravolgendo la Costituzione senza bisogno di cambiarla.
Furio Colombo, senatore, ex direttore de l'Unità : "Trovo indecoroso, indegno e razzista che le impronte possano essere prese
solo ad alcuni. Può essere un'idea che sia necessario prendere le impronte, ma
a tutti. Mai, in nessun caso, le impronte solo di alcuni, a meno che non abbiano
commesso un reato. I moduli che i poliziotti distribuisce e chiede di compilare
chiedono anche la religione. Il che viola tutti i principi, sia costituzionali,
sia europei, sia della Carta dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, sia della
Carta dei diritti del bambino. Sia dei trattati che ci legano all'Europa. Il fatto
che sia rivolta ai bambini la rende indecente e inaccettabile.
Fabio Mussi, ex ministro dell'Università. Le derive autoritarie nascono sempre dall'alto. Chi governa accende e spegne
le paure a seconda delle convenienze. Accende e spegne l'interruttore. Se il governo
fa leggi per cancellare processi e relativi reati, e ne cancellerà centomila,
allora il problema sicurezza non esiste. Però contemporaneamente si indica una
minaccia che viene da un'etnia, gli zingari. Le impronte ai bambini sono disposto
a stendermi per la strada, è una cosa aberrante. Se cominciano a raccogliere le
impronte dei bambini Rom siamo pronti a portare anche i nostri bambini nei campi
a far raccogliere anche le loro. O tutti o nessuno.
Era da tanto che non si faceva un censimento..
"Censimento era esattamente la parola che usò Goebbels per schedare gli ebrei.
Nei moduli si chiede la religione. La religione perché? L'unica risposta che si
può dare a misure di questo tipo è quella che dette Einstein all'ingresso negli
Stati Uniti, quando gli venne chiesto 'razza', lui rispose 'umana'.
Gabriele Polo, direttore del Manifesto. Anche tu ti sei fatto prendere le impronte? "Beh, le mie la Questura ce le
aveva già . Mi sembra un gesto doveroso, di solidarietà e di denuncia nei confronti
di un provvedimento che credevamo impensabile e che invece porta a termine un
ventennio di imbarbarimento politico e culturale di questo Paese. Che non prendevano
misure di questo tipo era dal tempo delle direttive dei Prefetti di Mussolini
del '39-'40. Siamo ritornati a quei tempi, e questo e molto preoccupante. Queste
iniziative creano un clima che può portare da qualunque parte, un clima che in
nome della sicurezza, del mito della sicurezza invece di affrontare le reali insicurezze
sociali sposta strategicamente l'attenzione sul terreno dell'ordine pubblico.
I primi a rimetterci sono quelli più 'lontani' da noi, ma da lì si arriva poi
a coinvolgere tutta la società . Non credo si arriverà a una schedatura di massa,
ma, come detto, intraprendere un cammino di questo tipo rappresenta un grave allarme
sul fronte dei diritti e della democrazia. E' una strategia precisa, mediatica,
da parte del governo, quella di trovare un capo espiatorio cui addossare le responsabilità
del disagio e dare in pasto all'opinione pubblica un colpevole.
Questa situazione è ridicola. E' stata presa a tavolino da parte delle istituzioni,
al di fuori delle regole della convivenza civile e della democrazia. Personalmente
conosco molti Rom, ho avuto modo di andarli a trovare nei campi e mi hanno accolto
tutti con un sorriso. Non capiscono perché c'è questo clima di odio intorno a
loro. Anche loro riconoscono che si verificano problemi di furti, di criminalità
, ma in 40 anni non hanno mai avuto la possibilità di essere inseriti in un circuito
lavorativo o professionalizzante. Sono loro i primi che ci tengono a mandare i
propri figli a scuola. Tutte le volte che un italiano li va a trovare al campo.
ci tengo a ribadirlo, sono molto felici di accoglierlo, di raccontare le loro
storie, di confrontarsi". Monica Pepe.
Luca Galassi
Parole chiave: Maroni, luca galassi, rom, ovadia, camilleri, roma