La giornata di apertura del V Social Forum Mondiale. In ottocentomila per un mondo migliore
dal nostro inviato
Raffaele Crocco
E' iniziato come doveva iniziare: come una festa.
Una festa lunga quanto puo' esserlo una manifestazione colorata e rumorosa, capace
di rappresentare cinque continenti, cinque, cioè tutti. Il Quinto Social Forum
a Porto Alegre ha spiegato, se mai ce ne fosse bisogno - e forse sì, almeno per
quanto riguarda noi italiani - che da queste parti non c'é "nulla che assomigli
a quello che è stata Genova nel 2001: là si era contro qualcosa - il G8 - e si
militarizzava la politica. Qui si è per costruire un'idea, magari presuntuosa
come fare un nuovo mondo. Ma si costruisce, non si combatte.
Quinto Forum, si diceva, l'ultimo di Porto Alegre. Dall'anno prossimo si passa
all'Africa e si inizierà il giro del mondo, con sedi differenti ad ogni incontro.
Per ora resta il Brasile, con i suoi 80mila partecipanti arrivati da 122 paesi
differenti. Si sono accampati ovunque, negli alberghi, nelle case famiglia o nel
campeggio, seguendo le possibilità delle loro tasche. Sono arrivati anche i Vip:
Danielle Mitterand, ad esempio, e il presidente Lula, che fra qualche ora terrà
il discorso inaugurale. Poi si imbarcherà per Davos (Svizzera) e affronterà i
leoni del Fondo Monetario Internazionale: una specie di ponte umano, Lula, fra
due realtà che si combattono.

Non è stato un arrivo facile, quello del presidente. A Porto Alegre, alle ultime
elezioni ha vinto la destra, dopo anni di dominio della sinistra. Un brutto segnale
per Lula, che in due anni di governo ha cercato di risolvere problemi vecchi di
due secoli. Qui non c'è riuscito e lo scontento è cresciuto. Arrivato alle 8 di
sera all'hotel Plaza San Rafael, temeva contestazioni di sindacati e Sem Terra:
ha trovato solo i suoi fan e ha respirato. Ma la sua è vita difficile.
Oggi, qui, è chiamato a dare il via al Forum e, quindi, riaccenderà speranze.
Il mondo del Social Forum è quello di sempre: vario per provenienze, cultura politica
e ipotesi sul futuro. Il miracolo è la capacità di dialogare, almeno di provarci.
I temi sono molti: dall'istruzione, al problema dell'acqua, alla pace, allo sviluppo
sostenibile. Per ogni tema ci sono sessioni di lavoro separate e relazioni, che
iniziano oggi e finiranno il 31 gennaio. Alla fine si vedrà cosa è successo.
Quest'anno, anche la Caritas si è infilata nel Forum. Delegazione enorme, la
sua, ben 600 persone, accompagnate da un documento firmato Caritas Internazionale piuttosto interessante e impegnativo. Tocca temi specifici, come il progressivo
impoverimento di 1 miliardo e 450 milioni di persone, la pace, la tratta di essere
umani. Pone anche un obiettivo: dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015.
Insomma, fa sul serio e lo dimostra.
Sul serio fanno anche i tanti ragazzi arrivati per partecipare. Sono accampati
fuori dai padiglioni delle conferenze. Festaioli e colorati, non si tirano indietro
nel criticare i rappresentanti di tutto e di tutti. Ieri sera hanno ascoltato
Gilberto Gil, ora ministro del govero Lula, ma da sempre musicista capace di trasportare
altrove chi lo ascolta. Lui non lo hanno contestato ed è stata una festa nella
festa. Ma durante il giorno, non si fanno pregare e pretendono risposte ai problemi
di casa loro o del mondo, risposte che le organizzazioni cercano di dare da anni.
Un problema generazionale che si innesta su quello delle diverse esigenze della
poltica o, piu' semplicemente, su diverse visioni del mondo.

Ieri, in manifestazione, sfilavano religioni e chiese differenti, spesso lontane
e antagoniste. Camminavano assieme popoli lontani: neri con asiatici o indio del
Mato Grosso. Erano gli uni accanto agli altri socialdemocratici, liberal, vetero
e neo comunisti, ecologisti. C'erano i sostenitori della resistenza irachena,
con i più moderati fan del pacifismo.
Insomma, mondi chiusi e differenti, capaci di sfilare assieme e di manifestare.
Se saranno anche capaci di costruire ipotesi valide per un mondo differente, lo
vedremo nei prossimi giorni.