Il ricambio generazionale. Ascoltando i commentatori del 37° congresso dei socialisti
spagnoli, che si è celebrato nello scorso fine settimana, sulla carta c'erano
i
temi sociali: aborto, eutanasia, laicità, voto per i migranti.
Ma chi c'era, fra gli analisti, sostiene che il congresso del Psoe
era più atteso per le nuove nomine, la dirigenza del futuro,
piuttosto che sui temi politici fondamentali.
Il nuovo esecutivo socialista è
di trentadue membri: sedici uomini e altrettante donne. Primo dato.
Poi la piramide gerarchica: Manuel
Chaves, l'andaluso barone di tante stagioni, è presidente,
José Luis Rodriguez Zapatero segretario generale, José
Blanco vice segretario e portavoce. L'uomo che ha ricoperto il ruolo
determinante in ogni campagna elettorale sale di un gradino, ed è
tutto sommato una novità rispetto alle attese. E il suo
vecchio posto, quello della macchina organizzativa, va a Lleire
Pajìn, trentuno anni tanto per capire cosa intendano i
socialisti spagnoli quando parlòano di rinnovo generazionale.
Per scongiurare tentativi di similitudini inutili con il Belpaese
ricordiamo che il premeir spagnolo, eletto a quarantaquattro anni,
oggi ne ha quattro di più.
La sfida economica. È uno
dei tasti che Zapatero ha toccato, oltre a quello di un partito
giovane, aperto, tollerante. Eppure, secondo quanto riportato da
firme autorevoli del primo quotidiano di Spagna, El Pais, sarebbe
quello che ha fatto meno breccia degli altri. Anche perché Zp,
come è stato chiamato in campagna elettorale, si è
lanciato nel dire che si dovranno applicare politiche economiche di
sinistra. Di qui l'attimo di sbandamento nella sala. Cosa avrà
voluto dire il premier con quel 'di sinistra'? Se lo chiede El Pais e
la domanda è interessante, anche perché è sempre
Zp che invita a consumare di più, a invitare i Paesi latino
americani, almeno quelli che non si sono venduti già tutto, a
privatizzare, mercato e così via. Ma, pare di capire, in un
momento in cui la destra accusa proprio sull'economia che andrà
di male in peggio il Governo, Zapatero ha cercato una risposta.
Abbozzata, perlomeno.
Più interessanti, invece, i
temi caldi: eutoanasia, legge sull'aborto, immigrati e voto e
laicità. L'ultima di queste ha già fatto il giro della
stampa nazionale: via i simboli religiosi dove la prerogativa
statuale è assolutamente laica. Anche se lo stesso partito
socialista voto contro la legge che prevedeva tutto ciò; solo
perché era stata presentata da Izquierda Unida? Adesso torna
fra gli argomenti del futuro. Per l'aborto vale un po la stessa cosa:
la posizione di Zapatero è stata molto ondivaga, fra la
passata e questo scorcio di legislatura. Pare, ma la versione cambia
in continuazione, che si torni a una legge 'di periodo' durante il
quale le donne possono abortire senza spiegazioni.
Sul voto agli stranier, uscito come
priorità, la legge in realtà ci sarebbe anche già.
Mancano gli accordi di reciprocità con vari Paesi origine di
immigrazione. Ed è proprio il governo Zapatero che non li ha
firmati. Infine l'eutanasia, altro titolone dei giornali degli scorsi
giorni. In realtà, però, pare di capire che se parlerà
comunque nei prossimi anni. Con il ricordo di una commissione ad hoc,
che Zapatero aveva promesso in campagna elettorale del 2004 e che non
fu mai istituita.
Alla fine, molti sorrisi e
feste, soprattuto fra le giovani leve, alcuni isolati malumori dei
baroni, qualcuno se ne va con stizza. E un unico dato certo, almeno
visto da fuori: che c'è un partito socialista riformista e di
governo che riesce a pensare con anticipo ai futuri dirigenti.
Saranno così impreparati come sostengono alcuni vecchi
notabili della politica spagnola? Il quarantottenne Zapatero, ha
sicuramente messo a segno un importante risultato.