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Nei giorni scorsi il ministro
dell'Interno yemenita, Rashad Mohamed al Alimi, ha ordinato alle forze di sicurezza
di fare
piazza pulita, arrestando tutti i sospetti sostenitori del movimento
ribelle zaida in ogni città del Paese. Cifre precise non
se ne conoscono, ma le notizie ufficiali parlano di centinaia di
arresti, tra i quali ci sarebbero anche otto tra i capi del
movimento. Secondo le forze di sicurezza yemenite, la ribellione dei
Giovani Credenti zaidi sarebbe sostenuta dall'Iran. I rapporti
dell'esercito riferiscono che molte delle strade che collegano la
capitale Sa'ana con il nord sono state messe in sicurezza, così
come la provincia di Bani Hushaish, dove i ribelli avevano occupato
alcune fattorie civili per usarle come basi. Questi rapporti
ottimistici sono però controversi dato che, secondo fonti
civili locali, i bombardamenti nella zona non sarebbero mai cessati.
Ben più grave pare invece la situazione più vicino a
Sa'ada, nei pressi della città di Merran, dove, secondo il
quotidiano locale Yemen Online, alcune basi dell'esercito sarebbero
state tagliate fuori dai rifornimenti a causa degli attacchi dei
ribelli. Secondo la fonte, i militari di Sa'ana sarebbero assediati
nelle basi e, in mancanza di rifornimenti, potrebbero addirittura
capitolare o essere costretti al ritiro.
Se la situazione è difficile sul
piano militare, da quello sanitario è “impossibile”. Lo
dichiara l'eqipe di Medici Senza Frontiere che lavorava nel
governatorato di Saada. Lo scorso 17 giugno gli operatori di Msf sono
stati evacuati dal nord, dove hanno dovuto sospendere tutte le
attività si soccorso, e trasferiti nella capitale. “Dal 10
maggio Msf non era più in grado di portare assistenza alla
popolazione in condizioni soddisfacenti” si legge nel comunicato
dell'organizzazione, che continua: “è difficile sapere cosa
accade nelle zone di conflitto e in quelle controllate dai ribelli,
l'accesso è proibito. Non sono presenti osservatori
indipendenti e quasi tutte le vie di comunicazione sono interrotte”.
Msf conferma che non si conosce il numero dei morti e dei feriti e
che, tuttavia, l'impiego estensivo di armi pesanti fa pensare che
vi siano vittime innocenti tra i civili, che comunque non hanno più
accesso alle strutture sanitarie. Peggio di loro stanno i civili
sfollati, è l'allarme lanciato dalla Mezzaluna Rossa, che
riferisce di 35mila sfollati nella sola provincia di Saada. Oltre a
quelli ci sarebbero un migliaio di famiglie sparse nella zona di Al
Malaheed. Queste persone sono esposte ai combattimenti e privi di
qualsiasi tipo di assistenza. Il governo di Abdullah Saleh, tuttavia,
più che a sostenere i propri cittadini, pare occupato a non
perdere la guerra contro la minaccia sciita.Naoki Tomasini