29/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 30 gennaio è la 52ma Giornata mondiale dei malati di lebbra

Malato di lebbra in cura con danni alla mano. Copyright - Who/P. VirotEra il 1873 quando il ricercatore Gerhard Armauer Hansen identificò il germe della lebbra,  il Micobacterium leprae. Ed è al suo scopritore che la malattia infettiva deve gli altri appellativi, meno conosciuti: hanseniasi o Morbo di Hansen. Domani, come tutte le ultime domeniche di gennaio, è la Giornata mondiale dei malati di lebbra, voluta 52 anni fa da Raoul Follereau, giornalista e scrittore francese, e promossa dall’Associazione italiana amici di Raoul Follereau (Aifo). Quest’anno la ricorrenza assume un significato particolare, sottolineato Sunil Deepak, presidente dell’International Federation of Anti-Leprosy Associations (Ilep): “La 52ma Giornata mondiale dei malati di lebbra quest’anno cade il 30 gennaio, il cinquantaseiesimo anniversario dell’uccisione del Mahatma Gandhi, l’apostolo della pace che dedicò gran parte della sua vita a lavorare per la cura delle persone colpite dalla lebbra”.

Invalidità permanente causata dalla lebbra. Copyright - Who/P. Virot Invalidi per la vita. La lebbra è sparita da decenni dal suolo europeo, ma continua a rendere invalidi milioni di persone nel Sud del mondo. Una delle sue caratteristiche, che ha portato all’emarginazione dei malati in diversi contesti sociali e storici, sono infatti le lesioni gravi a pelle, nervi, braccia, gambe, occhi. Ogni anno vi sono centinaia di migliaia di nuovi casi, tra i quali molti bambini, che si porteranno danni permanenti nell’età adulta. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2004 le persone in cura per la lebbra erano oltre 450 mila: i dati si basano però sulle statistiche di 110 stati, e i numeri reali potrebbero essere molto più alti. Basta pensare a tutti i Paesi in cui non esiste un sistema attendibile di rilevazione delle malattie.  Secondo l’Aifo, “quando si avviano piani di ricerca dei casi di lebbra in aree poco raggiungibili si continuano a scoprire numerose persone affette dalla malattia. Tra loro la percentuale di bambini rimane relativamente alta“. Questo a fronte di una malattia curabile con un’associazione di tre farmaci, raccomandata dall’OMS fin dal 1981.

L’Asia è in testa. Secondo l’Ilep, negli ultimi 15 anni il numero di nuovi casi è stato intorno 600.000 e circa 3 milioni di persone vivono con invalidità permanenti dovute alla lebbra; l’India conta da sola il 70 per cento dei malati, seguita dal Brasile con il sei, Nepal e Indonesia con il due, Bangladesh, Myanmar, Tanzania, Mozambico, Madagascar, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo intorno all’un per cento. Questo per i Paesi di cui si ha qualche notizia, ma vi sono casi di infezione anche in altri: l’Aifo, per esempio, ha in programma per il 2005 indagini e ricerche in Kenia e in Angola.

Paziente guarito, al lavoro. Copyright - Who/P. Virot Simbolo di malattie dimenticate. Nel discorso per il 30 gennaio 2005, Sunil Deepak ha detto: “Ogni giorno 30.000 bambini muoiono per malattie facilmente prevenibili, come diarrea e morbillo, uno tsunami invisibile che colpisce i poveri del mondo ogni giorno. La lebbra è il simbolo di questo tsunami invisibile causato da fame, povertà e carenza di servizi sanitari in un sistema mondiale fondato sull’ingiustizia. Mezzo milione di nuovi casi di lebbra ogni anno sono il simbolo di tutte quelle malattie dei poveri dimenticate, che ottengono solo il 10 per cento dei fondi totali usati oggi per la ricerca nel mondo. I tredici milioni di persone affette da lebbra curate sono il simbolo di tutti quei milioni di persone che combattono la discriminazione, l’esclusione e il pregiudizio in tutto il mondo”.

 

Valeria Confalonieri

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