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Schedatura. Anche se il ministro Roberto Maroni, ispiratore dell'operazione di schedatura,
assicura che 'non sarà creata nessuna banca dati sui Rom', le disposizioni emanate
ai commissari delegati per l'emergenza delle comunità nomadi, difficilmente possono
far credere che le identificazioni siano un semplice e ordinario censimento. Non
si capirebbe altrimenti il perchè, nel foglio di identificazione, dopo le generalità
solite (nome, cognome, data di nascita, compare la dicitura 'religione', l'etnia,
l'istruzione, l'attività lavorativa, il documento in possesso della persona. A
destra, sotto la foto, le impronte digitali. L'indignazione ha investito il provvedimento
voluto dal leghista Maroni con una violenza senza precedenti. Opinione pubblica,
società civile, associazioni laiche e cattoliche (italiane e internazionali),
intellettuali, artisti, giornalisti, politici e, non ultima, la Commissione europea
per i diritti umani, hanno espresso una ferma condanna contro la schedatura su
base etnica o religiosa. Da 50 anni il nostro Paese ha eliminato la voce 'appartenenza
religiosa' dai censimenti della popolazione.
Serata di musica e parole. Si tratta pertanto di un atto persecutorio e discriminatorio, attuato in flagrante
violazione della Costituzione italiana, della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo, della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia. "Uno schifo - ha commentato
senza metafore il responsabile immigrazione dell'Arci, Filippo Miraglia -. E'
una misura indegna e vergognosa. E' necessario che il mondo della cultura si associ
alla nostra iniziativa perchè altrimenti da soli non ce la possiamo fare a denunciare
tale aberrazione. E' sicuramente una cosa simbolica e di visibilità, di diffusa
contrarietà di fronte alla scelta del governo, ma purtroppo sappiamo di rappresentare
una minoranza nel Paese. Non per questo rinunciamo all'idea di riconquistarci
gli italiani e le italiane, di riconquistarli alla ragione e ai principi della
nostra Costituzione". Luca Galassi