Scritto da
Wietske Van Beers

L'idea di vivere in una barca. Fu
soprattutto perché non riuscivamo a trovare una casa come ci
piaceva nella città, ad Amsterdam.
Venivamo dalla campagna, i nostri
desideri erano esagerati rispetto alle possibilità che
potevamo trovare e sopportare in una città come questa. E
così, per venire incontro alle nostre aspettative, un amico ci
consigliò di comprare una barca. Perché avremmo vissuto
in libertà, o, per meglio dire, la sensazione di vivere in
libertà non sarebbe risultata così cara.
Comprare una barca antica, metterla a
posto, ristrutturandola poco a poco. Quando abbiamo deciso non
avevamo capito che sarebbe stato un progetto di tutta la vita. E
adesso, che finalmente è come volevamo che fosse, ci sentiamo
felici e non torneremmo indietro per nessuna ragione al mondo.

Per molti anni abbiamo vissuto solo in
una piccola stanza, venti metri quadrati, sulla barca. Lì si
svolgeva tutto: la quotidianità, le feste con la gente stipata
sulle scalette. Eravamo in molti ad aver fatto quella scelta e tutti
con gli stessi problemi: trovare i soldi e il tempo per ristrutturare
le nostre case galleggianti. Poi arrivarono i figli e quello fu il
momento in cui iniziammo i grandi lavori. Prima arrivò Sara e
decidemmo di costruire una parte della plancia per darle uno spazio
di gioco e movimento. Poi venne la sua stanza.

La cosa bella di vivere in un barcone è
il senso infinito di libertà. Entra tantissima luce nella
nostra casa, gli orizzonti cambiano continuamente, una vita sociale
molto attiva: la nostra comunità è come un piccolo
villaggio, dove ognuno, però, mantiene la sua intimità. Il lato peggiore è quello
del
mantenimento della struttura: ogni tre anni dobbiamo portare la barca
fuori dalle acque, in un cantiere navale. Il bello, invece, è
che per le vacanze non resta che salpare e fare dei giri per
l'Olanda. E una volta siamo arrivati fino in Francia.
Oggi, vivere in un barcone ad Amsterdam
è un po' complicato. I proprietari dei natanti devono pagare
un affitto al comune e nel centro spesso questa cifra è
superiore al valore della barca stessa. E per di più il comune
ha deciso che non possono entrare nuove barche nella città, in
maniera stanziale. L'unica possibilità è comprare una
barca vecchia e ristrutturarla. Vivere sull'acqua è stare
sempre in movimento. Movimenti lenti, tranne quando c'è
tempesta: lì vivere sull'acqua è davvero scomodo.
Nostra figlia Sara, dopo essere nata
qui sulla barca, ha voluto prender casa sulla terra ferma. È
la prima volta per lei... vedremo come andrà a finire.