Le autorità israeliane tentano di chiudere i luoghi di culto e di revocare la cittadinanza
Aghi di sicurezza e viti ancora
alloggiano nel corpo di Ami Ortiz. Tre mesi prima aveva aperto un
pacco bomba mandato alla sua famiglia. L’esplosione gli è
costata due dita dei piedi e ha danneggiato il suo udito, stroncando
una promettente carriera nel basket.

La polizia sostiene di essere tutt’ora
in cerca dei responsabili. Ma per la famiglia Ortiz il motivo
dell’attacco è chiaro: gli Ortiz sono Ebrei che credono che
Gesù sia il Messia. La piccola comunità di Ebrei
Messianici di Israele, un gruppo eterogeneo di 10mila persone che
include anche il movimento Jews for Jesus avente base in California,
lamenta minacce, molestie e indifferenza da parte della polizia.
La bomba del 20 marzo finora
rappresenta il peggior incidente accaduto. In ottobre, un misterioso
incendio danneggiò una chiesa di Gerusalemme usata dagli Ebrei
Messianici, e lo scorso mese Ebrei ultra-Ortodossi bruciarono una
pila di libri sacri cristiani distribuiti dai missionari. Il Ministro degli Esteri
Israeliano e
due capi rabbini furono veloci nel condannare l’incendio, ma la
famiglia Ortiz afferma che serve una vigorosa azione di polizia. “Credo che accadrà
ancora.
Magari non a noi, ma agli altri credenti messianici”, afferma la
madre di Ami, Leah Ortiz, 54 anni, nativa di South Orange, New
Jersey. Il proselitismo è fortemente
scoraggiato in Israele, uno Stato concepito per un popolo che ha
sofferto per secoli le persecuzioni per non accettare Gesù, ed
ha poca tolleranza per l’ideologia missionaria.

Allo stesso tempo, Israele ha ottime
relazioni con i gruppi evangelici statunitensi, i quali supportano
fortemente la sua causa. Ma questi generalmente si astengono dal fare
proselitismo all’interno di Israele. Anche la chiesa Mormone, la
quale ha un gruppo di missione esteso in tutto il mondo, accettò
di astenersi dall’attività missionaria quando aprì un
campus a Gerusalemme. “Storicamente, il fondamento della
Cristianità….era ‘convertirsi o morire’, quindi il
Cristianesimo era visto, ed è tutt’ora visto, come un
assalto alla stessa esistenza degli Ebrei”, afferma il Rabbino
David Rosen, il quale sovrintende gli affari interreligiosi per il
Comitato di Ebrei Americani. “Quando si è chiamati ad
abbracciare un’altra religione, si è chiamati a tradire il
proprio popolo”. Gli Ebrei Messianici si considerano
Ebrei, osservano i giorni santi e recitano la maggior parte delle
stesse preghiere. La famiglia Ortiz accende le candele durante il
Sabbath, rifugge la carne di maiale e mangia matzoth durante la
Pasqua Ebraica. Ami Ortiz, intervistato all’ospedale
di Tel Aviv, dove è ricoverato, non appare diverso da
qualsiasi altro Ebreo di Israele della sua età. E’ un sabra,
ossia un nativo di Israele, che parla un inglese dall’accento
ebraico, con un fratello maggiore in un’unità d’elite
dell’esercito israeliano. Sperava di entrare nelle giovanili del
Maccabi Tel Aviv, una squadra alla vetta del campionato di basket.

Ma la sua religione sostiene che Gesù
–Ami lo chiama con il suo nome ebraico, Joshua- si possa
considerare come il Messia, rimanendo comunque Ebrei. Gli Ebrei
Ortodossi, d’altra parte, credono che il Messia debba ancora
arrivare, e che arriverà solo quando Egli lo deciderà.
Quindi ogni tentativo di anticipare la sua venuta è un grave e
serio peccato. Il Rabbino Sholom Dov Lifschitz,
ideatore dell’organizzazione ultra Ortodossa Yad Leahim, la quale
lavora contro l’attività missionaria in Israele, afferma che
gli Ebrei Messianici gli procurano un “grande dolore”. “Stanno
provocando….è un miracolo che non stiano capitando gravi
calamità”, afferma. Gli attivisti Messianici sembrano avere
successo tra le coppie all’interno delle quali uno degli sposi non
sia Ebreo, come tra gli immigrati Etiopi oppure nell’ex Unione
Sovietica, la quale ha sciolto i legami con l’Ebraismo.
Or Yehuda, una cittadina nel centro di
Israele, abitata da molti immigrati e da molti Ebrei ultra-Ortodossi
incluso un vice-sindaco, Uri Aharon, è stata lo scenario della
pira incendiaria di libri del 15 maggio. Ami Dahan, un ufficiale della polizia
locale, afferma che il 15 maggio sono stati bruciati centinaia di
libri religiosi Cristiani, in un’area deserta della città.
Disse che il vice sindaco Uzi Aharon è sospettato di aver
ordinato ai giovani di raccogliere i libri dalle case in cui erano
stati distribuiti, e di bruciarli.

Aharon smentisce di aver ordinato
l’incendio dei libri. Sostiene che questi siano stati raccolti da
un quartiere popolato per la maggior parte da immigrati Etiopi, i
quali erano stati facilmente persuasi dai missionari. “Ci sono tre missionari
che vivono e
lavorano nella città, ed ogni sabato invitano le persone al
culto, e cercano di far loro il lavaggio del cervello”, afferma
Aharon. Molti Ebrei Messianici sostengono di
riconoscere le sensibilità coinvolte, e sostengono di non
distribuire materiale religioso o di condurre campagne ad alto
profilo persuasivo. Ma Aharon ha notato una recente campagna “Jews
for Jesus”, con slogan sugli autobus che equiparano due parole
Ebraiche simili, “Gesù” e “Salvezza”. La pubblica
indignazione ha velocemente obbligato la compagnia degli autobus a
rimuovere tali slogan. L’avvocato Dan Yakir,
dell’associazione per i Diritti Umani in Israele afferma che la
legge permette ai missionari di predicare, posto che non offrano
denaro o che non circuiscano i minori. Ma gli ostacoli sono evidenti,
sollevati non tanto dagli attivisti religiosi, ma dallo Stato. Calev Mayers, uno
degli avvocati che
rappresenta gli Ebrei Messianici, dice di aver affrontato 200 casi
legali negli ultimi 2 anni. La maggior parte riguardavano i tentativi
delle autorità di chiudere le case di culto, di revocare la
cittadinanza dei credenti o di rifiutare di registrare i loro figli
come Israeliani. In un caso, Israele ha accusato di attività
missionaria una studentessa tedesca di religione ed ha provato,
finora senza successo, a deportarla.

In molti episodi di violenza, la
polizia è riluttante a prendersi le responsabilità,
afferma Myers. L’incendio dei libri ha provocato uno
shock all’interno degli Evangelici Statunitensi. Dave Parson, portavoce dell’Ambasciata
Cristiana Internazionale di Gerusalemme, la quale rappresenta le
comunità evangeliche Cristiane, afferma che il test sarebbe
stato il modo in cui le autorità avrebbero vigorosamente
affrontato il caso. “Crediamo che vi sia un nesso che ha
collegato una serie di incidenti in questo territorio, che riguardano
molestie, intimidazioni e violenze fisiche”, afferma Parsons. La famiglia Ortiz
si spostò
dagli Stati Uniti ad Israele nel 1985, qualificati come immigrati
sotto la Israeli Law of Return, poiché Leah, la madre, è
Ebrea. Nel 1989 si spostarono ad Ariel, un insediamento Ebraico
illegale, nel West Bank, e fondarono un piccolo gruppo di Ebrei
Messianici che ora conta 60 membri, molti dei quali immigrati dell’ex
Unione Sovietica, secondo David Ortiz, pastore e padre di Ami. Disse di aver avuto
l’idea di fondare
la comunità attraverso le conversazioni con amici e parenti,
ma di non essere ancora arrivato al punto di distribuire porta a
porta materiale religioso a stranieri, attività che
tradizionalmente compiono i missionari. Ortiz comunque afferma di non avere
problemi se gli Ebrei Messianici discutano i loro punti di vista
religiosi con altri e se cerchino di persuaderli a credere in Gesù. Quando la
famiglia iniziò a
tenere sessioni di studio, un Rabbino minacciò Ortiz di non
parlare di Gesù al di fuori della propria casa.
Nel 2005, ad Ariel si distribuirono
volantini in cui si diceva che nella comunità vi fossero
credenti in Gesù. Un giorno, due uomini con le kippah nere
degli Ebrei Ortodossi bussarono alla loro casa, e fotografarono Ortiz
quando aprì la porta. Poco tempo dopo la foto venne divulgata
attraverso un volantino, con su scritto l’indirizzo della famiglia.
Quando il cesto contenente la bomba venne lasciato alla porta, Ami
non era sorpreso, poiché era periodo di Purim, una festa in
cui gli Ebrei si scambiano doni.

“Lo aprii, udii lo scoppio e mi
ritrovai a terra. Dopodichè non sentivo più nulla, non
vedevo più nulla”, ricorda il ragazzo mingherlino. Ami era in condizioni critiche,
con
gravi ferite nella gamba e nel piede, e una ferita che per poco ha
mancato la vena giugulare. La prova per il Maccabi Team è
stata semplicemente annullata.
La sua famiglia inizialmente sospettò
la resistenza palestinese; Ariel è nel cuore del West Bank
Palestinese, è circondata da villaggi palestinesi, occupati da
militari Israeliani e da insediamenti ebrei illegali. Ma la polizia
Israeliana ha immediatamente smentito questo sospetto: la bomba era
molto più sofisticata di quelle costruite dalla resistenza
palestinese, poiché conteneva esplosivo plastico. “Nessuno
ha mai sospettato che un gruppo Ebreo avrebbe potuto fare questo,
mettere una bomba nella casa di qualcun altro”, afferma David
Ortiz. La polizia ha informato gli Ortiz che i
Palestinesi non sono responsabili dell’esplosione. La famiglia ha
un frammento di video proveniente da una telecamera di sicurezza, il
quale mostra un uomo consegnare il pacco, così come afferma
una persona vicina agli Ortiz (questa rimane nell’anonimato, poiché
la polizia ritiene che divulgare dettagli possa danneggiare
l’investigazione). Il portavoce della polizia Danny Poleg
non si sbilancia in nessuna affermazione, limitandosi soltanto a dire
che non sono stati effettuati arresti.
Per ora, gli Ebrei Messianici non altre
possibilità: in questi giorni pregano sotto scorta.