04/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Stati Uniti usano i satelliti spia per controllare le mosse dell'esercito iracheno
Gli Stati Uniti usano i satelliti spia, concepiti per osservare le mosse dei nemici, per seguire i movimenti di truppe loro alleate, quelle dell'esercito iracheno. Lo rivela il Los Angeles Times, secondo cui la notizia denota “falle nel coordinamento e nella fiducia tra le due forze”.

Base irachena vista dal satelliteUfficiali delle forze armate spiegano al quotidiano che “gli Usa si trovano nell'insolita posizione di usare le loro tecnologie di spionaggio più sofisticate per seguire le tracce di un esercito alleato, che le forze statunitensi hanno creato, continuano a formare e al cui fianco combattono”. Con i satelliti spia vengono osservate le basi dell'esercito iracheno, le sue esercitazioni e i suoi spostamenti. Questi dati vengono già usati nei briefing dell'esercito Usa, e dimostrano la volontà di controllare se le truppe alleate seguano realmente le indicazioni statunitensi e, inoltre, se l'esercito iracheno stia dando agli alleati informazioni complete sulle sue azioni. “Non si fidano completamente della catena di comando” spiega l'esperto militare John Pilke, di Globalsecurity.org . Questo dipende in parte dalla constatazione che le forze di sicurezza, istituite dalla coalizione occupante dopo il 2003, sono state più volte soggette a infiltrazioni da parte di miliziani o persone vicine alle milizie, tanto quelle sunnite che quelle sciite. Dimostra però, anche che l'esercito iracheno non è più come negli anni passati il braccio armato dell'amministrazione Bush, ma ha acquisito una sua autonomia rispetto agli Usa. “La cattiva notizia è che spiamo gli iracheni, quella buona è che siamo obbligati a farlo” hanno dichiarato fonti militari rimaste anonime al Los Angeles Times. Si tratta di una rivelazione delicata che potrebbe acuire le frizioni tra Washington e Baghdad, al momento il Pentagono si è rifiutato di commentare.

Un droneLa pratica di spionaggio è iniziata da qualche mese, in coincidenza con l'avvio di una serie di operazioni speciali condotte dall'esercito iracheno, per riportare la sicurezza in aree particolarmente critiche, come Bassora, Mosul o Sadr City. La decisione di spiare gli alleati sarebbe nata a marzo, quando l'esercito di Baghdad lanciò un maxi-raid nella città sciita di Bassora, nel sud. Allora gli iracheni schierarono alcune squadre che avevano appena terminato la formazione e non erano state assegnate alla supervisione statunitense. Gli ufficiali Usa furono presi alla sprovvista dalla presenza di quei gruppi, ma l'operazione ebbe comunque successo. “Soltanto un anno fa le forze di sicurezza irachene non sarebbero state in grado di mobilitare tanti uomini a quel modo” commentava al termine del raid l'ammiraglio statunitense, Michael G. Mullen, responsabile del collegamento tra i due eserciti. Altri ufficiali citati dal quotidiano Usa sostengono che lo spionaggio sia reso necessario proprio dalla maggiore indipendenza tra le due forze: “c'è un esercito indipendente di un paese indipendente, che conduce operazioni militari in modo indipendente. Sapere dove si trova l'altro esercito è un beneficio per entrambi, perchè permette di evitare incidenti”.

Soldati delle forze speciali iracheneFin da prima dell'invasione del paese, gli strumenti di spionaggio statunitensi sono stati puntati verso l'Iraq, inizialmente per cercare le prove dell'esistenza di armi di distruzione di massa nelle mani di Saddam (mai trovate), poi per seguire i movimenti delle milizie sul terreno e cercare prove del contrabbando di armi dall'Iran verso il sud del paese. Quello per lo spionaggio Usa è un vero e proprio arsenale, che comprende oltre ai satelliti, anche tutta una serie di strumenti per intercettare comunicazioni d'ogni genere, oltre ai droni Predator, i velivoli spia senza pilota usati sempre più spesso in tutti i teatri di conflitto. I satelliti spia sono i più efficaci, spiegano le fonti, perchè forniscono immagini ad alta risoluzione di qualsiasi luogo di interesse, che possono confrontarsi con quelle colte in momenti differenti in cerca di variazioni. Gli ufficiali citati mettono però le mani avanti, e garantiscono che le risorse impiegate per sorvegliare l'esercito iracheno “non vengono sottratte da quelle che sono le vere priorità, la ricerca e l'osservazione dei terroristi”.
 

Naoki Tomasini

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