Gioia per la liberazione di Ingrid Betancourt. Un appello della nostra inviata Stella Spinelli
Una gioia immensa, il giorno dopo la liberazione di Ingrid Betancourt è dedicato
ai ringraziamenti, alle parole di soddisfazione. Ma svanito l'eco dei festeggiamenti,
la Colombia dovrà ripartire dagli scandali che stanno colpendo il presidente Uribe.
Il commento che pubblichiamo è quello di Stella Spinelli, inviata di PeaceReporter, esperta di Colombia. Il suo è anche un appello affinché
la comunità internazionale non abbassi il livello di guardia su quanto accade
quotidianamente in Colombia.
"Ingrid Betancourt è libera. Sei anni, quattro mesi e dieci giorni di non vita
sono finiti. Il sempre più altamente tecnologico esercito colombiano ce l’ha fatta,
almeno secondo le versioni ufficiali dell’ultima ora: i soldati più addestrati
sono riusciti a infiltrarsi nel Segretariato, la cupola della guerriglia più longeva
del mondo, beffandola. Scacco alle Farc. E giubilo per il governo di Alvaro Uribe,
l’uomo della parapolitica, quel capo del governo che negli ultimi tempi sta tentando
di sopravvivere all’assedio della Corte suprema di Giustizia colombiana, convinta
ad andare fino in fondo nel procedimento che lo vuole implicato in
affari mafiosi con paracos e narcotrafficanti.

L’immensa gioia, il plauso nazionale e internazionale per queste 15 vite strappate
all’inferno della selva e della prigionia rischiano di sminuire il pesante caso
giudiziario che stava facendo tremare il presidente amico degli Usa. E i colombiani
devono scongiurarlo, questo, vera catastrofe per la loro già minata democrazia.
Un blitz e un successo che arrivano, dunque, al momento giusto. Al momento in
cui, speranzoso di poter cambiare la Costituzione per arrivare a un terzo mandato,
Uribe sentiva il cerchio stringersi e il bisogno di aggrapparsi a una fune. Disperatamente.
E la fune è arrivata, capace di farlo saltare al di là della sponda, dalla parte
degli eroi amati da un popolo stanco di violenza e contrario al sequestro. I grossi
scheletri nell’armadio, e sotto il letto, passano così in secondo piano. E Uribe
lo sa bene, tanto da aver pressato come non mai per una liberazione militare degli
ostaggi, o quantomeno di quelli che più contano a livello internazionale. Una
Betancourt libera per grazia delle Farc lo avrebbe rigettato nell’ombra, proprio
com’è accaduto nel caso degli altri sei prigionieri politici, liberati dalla guerriglia
soltanto in nome del 'caro amico', il presidente Hugo Chavez. Alla faccia
di Uribe.
Solo un colpo grosso, dunque, un’orchestrata operazione alla 007 con il lieto
fine lo avrebbe potuto salvare. E così il presidente ha scelto di correre il rischio,
infischiandosene dei pareri delle famiglie degli ostaggi, che scongiuravano una
liberazione manu militari per la paura di irreparabili reazioni Farc.

Ma la posta personale in gioco per Uribe era davvero troppo alta e la scelta
era obbligata, tanto, peggio di così per lui non sarebbe potuto andare. Quindi,
o la va o la spacca. Ed è andata. Il successo è arrivato, per la gioia di chi
come Ingrid e come i tre
contractors Usa ha trascorso oltre sei anni di una non vita inenarrabile. E per la gioia
di un gatto dalle sette vite come Alvaro Uribe, che ogni volta che sembra sul
punto di crollare tira fuori un asso e spiazza gli avversari. In tutto questo,
oltre alla ragion di Stato e al tornaconto politico che hanno spinto il governo
a voler libero un personaggio scomodo come la Betancourt, adesso più agguerrita
che mai dopo la sua “specializzazione in Farc” e decisa a volere un’altra Colombia
possibile contro personaggi alla Uribe, ha giocato un ruolo centrale anche la
pressione internazionale. In particolare quella espressa costantemente da Nicolas
Sarkozy, presidente francese. È lui che Melanie, la figlia di Ingrid, ha ringraziato
‘innazitutto’ appena appreso della liberazione di sua madre. A lui sono state
rivolte le parole più affettuose e grate dai familiari della franco-colombiana.

Adesso non resta che aspettare la reazione della guerriglia per sapere innanzitutto
la loro versione di questo eccezionale blitz che lascia perplessi tanti, troppi
osservatori super partes. E solo quando la guerriglia capeggiata da Cano parlerà,
si potrà sapere anche della sorte degli altri 43 ostaggi politici che, non dimentichiamolo,
restano ancora in mano guerrigliera. (Ai quali si aggiungono centinaia di prigionieri
presi a scopo di estorsione). Non resta che attendere l’immediato futuro, dunque,
che delineerà se qualcosa è veramente cambiato in Colombia. Ma nel frattempo il
rischio è che si abbassi la guardia e si spengano i riflettori, perché adesso,
con la Betancourt fuori dalla selva, la comunità internazionale tornerà distratta
e indifferente, come se i problemi dei colombiani si limitassero a qualche straniero
sequestrato. E così i soliti noti dell’oligarchia potranno tirare un sospiro di
sollievo: nella disattenzione generale e nel tanto agognato silenzio finalmente
potranno di nuovo mischiare le carte, insabbiare, corrompere, depistare. L'auspicio
è che lo scandalo senza precedenti e gravissimo della parapolitica non venga lavato
via. Nessuna grande buona notizia, nemmeno quella di ieri, potrà mai lavare coscienze
tanto sporche. La Colombia ha ancora bisogno, forse oggi più che mai, dell'attenzione
internazionale".