stampa
invia
Da Milosevic all'eccidio di
Srebrenica. Naser Oric, 41 anni, è un personaggio
controverso, come tutti i comandanti militari della guerra che ha
insanguinato l'ex Jugoslavia negli anni Novanta. Ex poliziotto e ex
guardia del corpo di Slobodan Milosevic, allo scoppio della guerra
nel 1992 era tornato nella città natale di Srebrenica
arruolandosi nelle forze locali territoriali, poi diventate la 28^
divisione del Secondo Corpo d'Armata bosniaco, del quale aveva
assunto il comando. Oric, ritenuto un eroe dai suoi concittadini, è
stato arrestato nell'aprile del 2003 a Tuzla per essere tradotto
all'Aja. I capi d'accusa contestati dalla procura del Tpi erano
pesanti: tortura, omicidi, massacri di civili, saccheggio e
distruzione di almeno cinquanta villaggi a maggioranza serba attorno
a Srebrenica. In particolare, Oric veniva ritenuto colpevole del
'massacro di Natale' del 1993, quando durante la festività
ortodossa decine di civili serbi vennero massacrati nel villaggio di
Kravice dagli uomini dell'ex poliziotto.
Giustizia a senso unico? La fama
di Oric, odiato dai serbi quanto amato dai bosniaci, non era stata
scalfita dal massacro di Srebrenica. La città, dichiarata area
protetta dalla Nazioni Unite, in quanto enclave musulmana nella
regione della Bosnia a maggioranza serba, era stata attaccata dalle
milizie serbo - bosniache guidate dal generale Ratko Mladic nel 1995.
I caschi blu non intervennero, lasciando massacrare almeno ottomila
civili musulmani. Oric e il suo stato maggiore avevano abbandonato la
città, contribuendo al destino dei suoi concittadini. In
realtà la presenza dell'Onu avrebbe dovuto garantire la
sicurezza degli abitanti di Srebrenica, ma non andò così
e nonostante tutto Oric resta un eroe nella considerazione popolare.
Mentre Mladic e Radovan Karadzic, che allora era il presidente
dell'autoproclamata repubblica serba di Bosnia, responsabili
dell'eccidio di Srebrenica, sono ancora latitanti, Oric torna a casa.
Un duro colpo per l'opinione pubblica serba, che già poco
tempo fa ha dovuto incassare l'assoluzione di Ramush Haradinaj,
comandante dell'Uck in Kosovo e processato per crimini contro i
civili serbi. Per la destra ultranazionalista di Belgrado si presenta
una nuova occasione per accusare il Tpi di condannare solo gli
imputati serbi. Un problema in più per il presidente serbo
filo-europeista Boris Tadic.Christian Elia