Le pingui casse della Banca Centrale di Harare presto risuoneranno vuote,
come risuona una cisterna svuotata della sua acqua. Succede che la Giesecke &
Devrient, per mezzo della sua controllata Louisenthal, non fornirà più la carta
moneta che ha l'onere imbarazzante di veicolare cifre a 8 zeri. La società di
Monaco di Baviera nel 2007 ha fatturato 1,55 miliardi di euro e approvvigiona
di banconote più di 100 nazioni ma, ha annunciato, presto interromperà il suo
servizio per il governo dello Zimbabwe. L'amministratore delegato della G&D,
Karsten Ottemberg, ha comunicato che la decisione segue una richiesta ufficiale
di Berlino e costituisce una reazione forte agli ultimi accadimenti che hanno
raggiunto livelli di indecenza oltre ogni aspettativa.
Inflazione a 6 cifre. L'Occidente segue con preoccupazione l'evolversi degli eventi dopo la vittoria
del presidente Robert Mugabe, definita da Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi,
come vergognosa. Le Nazioni Unite stanno prendendo in considerazione l'applicazione
di sanzioni economiche contro il regime di un uomo che è al potere, ininterrottamente,
da 28 anni. Si potrebbe discutere (moralmente) su questi tipi di misure che inevitabilmente
si riflettono sulla popolazione messa già con le spalle al muro. L'inflazione
su base annua sfiora il 165.000% e, di settimana in settimana, il prezzo dei beni
di prima necessità, raddoppia.
Tutti milionari. Quando nel 1980 fu introdotto lo Zimbabwe dollar (Z$), il rapporto di cambio
con il dollaro Usa era di 0,68 a 1. Il 26 luglio del 2006 per acquistare una sterlina
della corona inglese bisognava spendere 1 milione di Z$. Il primo agosto dello
stesso anno, per porre rimedio alla feroce bestia inflattiva che stava divorando
l'economia del paese, Gideon Gono, governatore della Banca Centrale, ha proceduto
alla ri-determinazione nominale delle banconote, con un rapporto di 1 a 1000.
Il rimedio, ovviamente, non si è rivelato efficace. A maggio sono state emesse
banconote del valore di 250.000.000 e di 500.000.000 Z$, cinquecento milioni!
Dal rispettivo controvalore di 1 e 2 dollari americani. Qualcuno, con sadica ironia,
ha detto che da quelle parti è molto facile diventare multimilionari.
L'Ua, tra presidenti a vita e dittatori. Chi può parlare? Nell'attesa che la comunità internazionale compia i suoi primi passi, arriva
dal privato, dalla catena dei supermarket britannici Tesco, la notizia che non
verranno più commercializzati prodotti dello Zimbabwe. Un altro milione di sterline
che si sfilerà dal portafogli di Harare. Chi invece si aspettava un presa di posizione
forte da parte dell'Unione Africana (Ua), sarà rimasto deluso: dopo tre giorni
di summit a Sharm el Sheikh, in Egitto, alla prima uscita ufficiale con il nuovo
mandato presidenziale in tasca, Robert Mugabe torna a casa soddisfatto. La risoluzione
dell'Ua è infatti interpretabile a suo favore, dato che i paesi membri hanno sì
espresso preoccupazione per le critiche mosse dall'Occidente sullo svolgimento
delle elezioni, ma non le hanno ritenute illegittime né hanno sanzionato il comportamento
di Mugabe che è stato solo invitato a dialogare con l'opposizione e a formare
un governo di unità nazionale. Poche le voci fuori dal coro, la più forte di tutte
quella di Mompati Merafhe, vice presidente dello Botswana, che ha bollato il verdetto
delle urne come non veritiero e non corrispondente alla volontà sovrana del popolo
dello Zimbambwe. Chi potrà permetterselo, si accenderà un sigaretta aspettando
la formazione del nuovo governo: 300.000.000 Z$, per una sigaretta, saranno ben
spesi.