Alcune tecniche di interrogatorio nel centro di detenzione si ispirano a quelle dei comunisti cinesi
Privazione del sonno, esposizione prolungata al freddo, obbligo di stare in posizioni
scomode per ore e ore. Le “tecniche di gestione coercitiva” utilizzate negli interrogatori
dei presunti terroristi a Guantanamo sono state documentate negli anni. Ma solo
ora emerge che molti di quei metodi si ispiravano ad abusi subiti dai prigionieri
di guerra americani durante la guerra di Corea, a opera dei comunisti cinesi.
Che impiegavano queste tecniche per estorcere confessioni, anche false.
La Commissione. Il fatto è venuto alla luce grazie a un'udienza della Commissione sulle forze
armate al Senato, che ha visionato una serie di documenti relativi al campo di
detenzione nella base Usa a Cuba. Tra questi c'era una tabella con la descrizione
delle varie tecniche coercitive, la cui origine non è stata subito identificata
dalla Commissione. Ma un esperto di interrogatori, sotto la garanzia dell'anonimato,
ha contattato il
New York Times facendo notare che quella tabella è copiata da un articolo del 1957 scritto
da Alfred Biderman, un sociologo che lavorava per l'Aviazione statunitense. Il
saggio, intitolato “Tentativi dei comunisti di estorcere confessioni false dai
prigionieri di guerra della Air Force”, raccoglieva le esperienze di diversi militari
americani di ritorno dalla Corea del Nord, alcuni dei quali avevano confessato
varie atrocità sotto tortura.
Le tecniche. Il timore che quei soldati avessero subito un lavaggio del cervello portò le
forze armate a inserire alcune di quelle tecniche nell'addestramento, in modo
da istruire i militari a non crollare, se fossero caduti nelle mani del nemico.
Nel 2002, un nuovo programma di addestramento denominato SERE (dalle iniziali
in inglese per “Sopravvivenza, Evasione, Resistenza, Fuga”) fu adottato dalla
Cia e dai vari corpi militari statunitensi. Apparentemente, senza che i responsabili
si rendessero conto della vera origine di tecniche come “semi-inedia”, “sfruttamento
delle ferite”, “ambienti sudici e infetti”, le stesse descritte nell'articolo
del 1957. Con effetti come “rendere la vittima dipendente dall'interrogatore”,
“indebolire la capacità di resistenza fisica e mentale”, “ridurre il prigioniero
a preoccupazioni da 'livello animale'”, tutti descritti in questo modo nel documento
usato a Guantanamo.
Le reazioni. “Ogni americano sarebbe scioccato” dalle origini del manuale d'addestramento,
ha detto il senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione del
Senato che ha esaminato i documenti di Guantanamo. “Quel che rende questo documento
doppiamente stupefacente è il fatto che queste tecniche venivano usate per ottenere
confessioni false. Si dice che abbiamo bisogno di intelligence, ed è vero. Ma
non abbiamo bisogno di intelligence falsa”, ha aggiunto Levin. Jay Lifton, uno
psichiatra che nel 1961 scrisse un libro sul lavaggio del cervello operato dai
cinesi, ha invece detto che il fatto “lo rattrista”, definendo “una svolta a 180
gradi” l'uso di tecniche cinesi a Guantanamo.
Da Mao a Bush. L'uso di quelle tecniche è stato provato nei confronti di un piccolo numero
di “nemici combattenti” tra il 2002 e il 2005, quando il Congresso vietò tali
metodi nonostante la rassicurazione di Bush che “gli Stati Uniti non torturano”.
Ma gli agenti della Cia operano ancora sotto l'autorizzazione del presidente per
usare alcuni metodi “alternativi”, e segreti, nei loro interrogatori. L'amministrazione
di Washington ha sempre ripetuto che tutti i detenuti a Guantanamo sono trattati
umanamente. Chissà se era consapevole che i suoi militari si comportavano come
quelli di Mao Zedong cinquanta anni fa.