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Jihad. Una delle prime
violazioni, il lancio di due razzi nel primo giorno della tregua, è
stata rivendicata dal braccio armato di Fatah, le Brigate dei Martiri
di Al Aqsa. Lunedì 30, il portavoce del gruppo, Mohammed Abu
Irmana, detto Abu Qusai, è stato arrestato da Hamas. L'uomo è
stato rilasciato dopo un interrogatorio. Lo stesso trattamento è
toccato pure ad alcuni esponenti della Jihad Islamica, dopo che anche
loro avevano sparato razzi contro Israele per vendicare l'uccisione
dei loro militanti a Nablus. Hamas cerca dunque di far tacere le armi
nella Striscia: gli uomini della sicurezza sono dipiegati in tutto il
territorio e un tavolo di concertazione è stato stabilito tra
il partito islamico e le altre milizie, per evitare nuove violazioni.
“Non abbiamo firmato nessun accordo ma non lo boicotteremo”
dichiarava Nafez Assam, uno dei leader della Jihad.
Tsahal. Anche i soldati di
Tsahal hanno sparato, il primo di giugno, uccidendo un'anziana
palestinese non lontano dal valico di Sufa. Nei giorni precedenti
altri colpi erano volati nei pressi di quel valico, ferendo
gravemente un agricoltore palestinese. Martedì Israele ha
spiegato che i suoi soldati hanno avuto disposizioni di sparare a
chiunque si avvicini alla linea di confine, all'interno della quale è
stata creata una fascia di sicurezza. La mossa serve a impedire che,
approfittando della tregua, i miliziani palestinesi possano piazzare
esplosivi vicino al confine. Di fatto, però, questo divieto
impedirà a diversi contadini palestinesi di raggiungere i
propri campi.
Semi di Girasole. I palestinesi
considerano violazioni dell'accordo di tregua anche le chiusure dei
confini della Striscia, attraverso cui, dallo scorso 24giugno, le
merci hanno ricominciato a transitare. I valichi sono stati chiusi
dopo ogni lancio di razzi. L'ultimo episodio è accaduto il 27
giugno, quando alcuni razzi sono stati sparati verso il villaggio
agricolo di Nahal Oz, poco lontano dal confine con la Striscia di
Gaza. L'attacco non è stato rivendicato da alcuno, ma Israele
ha chiuso i valichi fino a martedì, e mercoledì hanno
ricominciato a funzionare. Oggi si è saputo che il mandante di
quell'attacco era un agricoltore palestiese, e che la chiusura dei
valichi era precisamente quello che intendeva ottenere. L'uomo è
un venditore di sementi palestinese che aveva fatto una gran scorta
di semi di girasole importati dall'Egitto. Temeva che la riapertura
dei valichi avrebbe saturato il mercato di sementi di miglior
qualità, Israeliane, a minor prezzo. Così chiese ad
alcuni membri di un noto clan della Striscia, di sparare dei razzi
per provocare la reazione di Israele che, appunto, ha chiuso i
valichi.
Clan. Questa tregua non sembra
avere molti nemici, ma è minacciata dai conflitti di interesse
e dalla presenza di troppe armi e milizie. Per minimizzare i rischi
il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha deciso di coinvolgere anche i
clan della Striscia, notoriamente potenti e molto armati. “Ci sono
stati molti problemi e incidenti – ha dichiarato mercoledì
durante una visita a Khan Younis – che sono costati vite e
sofferenze. Il governo finora non é stato in grado di
risolverli per via del caos e della mancanza di apparati di
sicurezza”. Haniyeh ha nominato esplicitamente due clan, gli Abu
Taha e gli Al Mesri, e si è poi detto disponibile a
incontrarli per trovare un accordo anche con loro.
Naoki Tomasini