Roman Herzog, con un audio documentario, racconta il dramma dei migranti e le responsabilità Ue
L’agenzia per il controllo delle
frontiere europee,
Frontex, ha iniziato nella primavera del
2007 il suo lavoro di pattugliamento e respingimento dei migranti in
alto mare in collaborazione con gli stati confinanti, per costringere
i migranti con mezzi militari a cambiare rotta. Da allora le cifre
dei morti annegati si sono raddoppiate.
Guerra nel Mediterraneo,
un audio documentario di Roman Herzog, per la radio pubblica tedesca,
racconta tutto questo, grazie a molteplici interviste originali e
oltre a documenti ufficiali e segreti questa guerra,
Da dieci anni Herzog produce
documentari per la Ard, radio pubblica tedesca.
Da dove nasce, in un'epoca segnata
dall'approcio visuale alla notizia, la scelta di un audio
documentario?
Spesso privilegio i lavori audio,
perché per certi temi e certi interlocutori, a volte, con la
telecamera non riesci a ottenere le informazioni. Con il microfono è
più facile accedere alle persone. Si aprono di più e
penso a profughi o militari.
Quanto è durato il lavoro di
produzione di Guerra nel Mediterraneo?
''Il lavoro finito è stato il
prodotto di otto mesi, ma in realtà il progetto nasce nel
2004, con il caso
Cap Anamour. Per la prima volta ho avuto per le
mani i documenti che provavano come l'Ue avesse preso a organizzare
campi di detenzione per i migranti in Nord Africa. A quel punto ho
proposto alla mia redazione in Germania la storia che, nel 2004, era
un tema molto molto caldo, anche se il caso Cap Anamour venne
trattato in modo molto differente rispetto all'Italia. In Germania
l'ong tedesca venne trattata male dai media. Oggi la percezione è
cambiata, e alcuni sostengono che sia ingiusto accusarli, ma
all'epoca dei fatti nessuna redazione voleva trattare un argomento
così spinoso e pieno di implicazioni politiche. Nonostante
questo, non ho mai smesso di fare ricerche, soprattutto negli archivi
dell'Ue, dove non si capisce nulla e ci metti settimane a trovare
quello che sai che c'è. Diciotto mesi fa l'ho riproposto e
questa volta la redazione ha accettato. Era intanto iniziato il
processo della Cap Anamour, e così sono andato avanti fino al
documentario finale''.
In questi anni che idea ti sei fatto
del clima nell'Ue rispetto al tema migranti? Condividi la percezione
diffusa che, qualsiasi sia il governo nei paesi dell'Unione, di
centrodestra o di centrosinistra, le politiche rispetto agli
immigrati sono tutte egualmente di chiusura totale?
Per certi versi sono d'accordo anche
io, esiste a tratti una sorta di pensiero unico, anche da un punto di
vista culturale. ma non bisogna generalizzare, perché ci sono
situazione differenti. Per esempio, in questo lavoro, la Guardia di
Finanza ha accettato di parlare. E lo fa perché vogliono
sottolineare che ''noi non siamo cattivi, non li trattiamo male, anzi
salviamo vite umane''. C'è sempre un gioco, tra i politici e
le forze dell'ordine, che dimostra come poi infondo tanto uniti non
sono. Sulle politiche dell'immigrazione, decise dall'Ue, impera il
pensiero unico, ma nella pratica emergono delle differenze. Sono in
Italia da cinque anni, ma conosco molto bene la situazione in
Germania al confine con la Polonia e mi riferisco al periodo nel
quale Varsavia non faceva parte dell'Ue. I tedeschi sono sempre stati
i più duri, e non si fanno alcun problema di sentirsi dire da
Amnesty che violano i diritti umani. Il governo risponde che tutto
viene fatto nel quadro delle leggi comunitarie, e questo rende
difficile anche impugnare certi provvedimenti, magari con
un'inchiesta parlamentare. Ormai i politici possono permettersi di
fare quello ce vogliono.
Rispetto alle considerazioni che hai
fatto sulla Germania, come ti sembra che sia cambiata la percezione,
nei cinque anni che hai passato in Italia, rispetto ai migranti?
Si, un cambiamento c'è stato. E
non solo in italia, anche in Germania, si percepisce un
imbarbarimento generale. E' un trend culturale. Ogni giorno sono
sempre più evidenti le tragedie che spingono queste persone a
lasciare il loro Paese e cercare riparo all'estero. Ma allo stesso
tempo c'è un sentimento d'indifferenza, come se fosse normale
che accada. Mi sono spaventato quando ho visto bruciare in tv i campi
rom a Napoli...cose del genere prima erano inimmaginabili. Nonostante
questo, per esempio in Sicilia,dove vivo, continuo a vedere un
atteggiamento umano e la maggioranza delle persone comprende i drammi
dell'immigrazione. In Germania, purtroppo, non è così.
Anche se i migranti non ci sono praticamente più. Negli anni
Novanta arrivavano 200mila persone all'anno, adesso ne arrivano si e
no 15mila all'anno, eppure senti sempre parlare di 'invasione'. E'
solo un argomento politico, strumentalizzato da destra come da
sinistra. Com'è accaduto anche in Italia.
In questo clima in tutta Europa c'è
da sperare che avremo mai una vera inchiesta parlamentare, almeno a
livello europeo, sui centri di detenzione in Nord Africa?
Me lo auguro. Il mio lavoro, come
quello di molti altri, vuole essere un contributo in questo senso. Si
cerca di raccogliere testimonianze e prove di quello che accade. Se
facciamo bene il nostro lavoro, possiamo essere utili per il lavoro
di Amnesty o di certi parlamentari e contribuire ad avviare
un'inchiesta seria. Perché non è tollerabile che tutto
questo accada sotto gli occhi di tutti.