03/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



I veterani iracheni sono abbandonati dal governo di Baghdad, un inchiesta del New York Times
L'amministrazione statunitense cerca di limitare l'esposizione mediatica dei soldati rimasti uccisi o feriti nel conflitto iracheno. Si tratta di centinaia di vite che, dopo l'esperienza mediorientale, non saranno più tali. Molti dei ferti tornati dall'Iraq faticano oggi a sbarcare il lunario e devono convivere con menomazioni permanenti. Chi sta peggio di loro, però, sono i soldati e i poliziotti iracheni, che quando vengono feriti ricevono poco o nulla dal governo di Baghdad. Lo rivela un'inchiesta del New York Times, che ha raccolto alcune delle voci dei militari iracheni feriti.

Il primo problema quando si parla di veterani iracheni riguarda il loro numero. Mentre la Coalizione internazionale conta una ad una le proprie vittime, il governo di Baghdad non fa altrettanto. Secondo il generale Usa Patterson, responsabile della formazione della polizia irachena, tra il settembre 2004 e l'ottobre 2006 sono stati uccisi 4mila poliziotti iracheni, e altri 8mila sono rimasti feriti. Questo per quanto riguarda la polizia, perché contando anche i soldati i numeri crescono a dismisura. Due anni fa, l'allora segretario della Difesa Usa, Donald Rumsfeld, spiegava che le perdite tra le forze di sicurezza irachene fossero doppie rispetto a quelle Usa, e stimava che i veterani iracheni fossero circa 60mila.

Il governo iracheno sostiene che i feriti ricevono cure e non perdono lo stipendio. Inoltre, pare che sia in fase di elaborazione un'altra legge per fornire ai veterani una specie di pensione di invalidità. I veterani intervistati dal New York Times negano però di ricevere lo stipendio intero, e molti hanno dovuto pagare da sé le cure mediche, scontrandosi direttamente con un sistema ospedaliero al collasso. Prima di tutto perché dopo la caduta del regime anche i militari sono stati curati negli ospedali civili. Inoltre, dopo l'invasione centinaia di dottori hanno lasciato il paese, cosa che ha fatto crollare il livello di qualità sanitaria. Infine, soprattutto negli anni passati, diversi nosocomi sono stati controllati dalle milizie sciite, che uccidevano e torturavano i soldati feriti, sopratutto sunniti ed ex baathisti.

Hussein Ali Hassan era un sergente dell'esercito di Saddam, colpito cinque anni fa da un colpo sparato da un tank che gli ha spezzato le gambe e ricoperto il corpo di bruciature. É stato curato in un ospedale abbandonato dai medici e poi in una clinica privata, dove ha dovuto pagarsi da solo 13mila dollari di operazioni chirurgiche. Solo di recente Hussein ha ottenuto una pensione di 165 dollari al mese. Non per l'invalidità, ma per i suoi 23 anni di servizio nell'esercito.

Anche Nubras Jabar Muhammad, 26 anni, è un soldato. Un giorno di maggio del 2007 è stato colpito da un cecchino. Ha perso il fegato e parte di un polmone, ha il torso pieno di cicatrici e una mano menomata. L'esercito però non lo ha riconosciuto come invalido e, dopo nove mesi di cure a suo carico, lo ha rimesso in servizio attivo. Nubras ha chiesto il trasferimento a mansioni d'ufficio ma gli è stato negato.

Altra vicenda è quella di Hussein Ayad Ali, che aveva 22 anni quando fu colpito dalla scheggia di una granata, che gli trafisse stomaco e gambe. Mentre era ancora in cura Hussein ricevette una comunicazone dal comando: i superiori avevano scoperto un suo precedente penale, risalente a quando aveva 16 anni: licenziato in tronco per “precedenti criminali”. “Lo sapevano benissimo - dice al suo intervistatore – li avevo avvisati quando mi sono arruolato, ma hanno aspettato che mi ferissero per cacciarmi”.
 

Naoki Tomasini

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