02/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le truppe russe uccidono, rapiscono e torturano i civili
“L’Inguscezia sta iniziando ad assomigliare alla Cecenia di vari anni fa in termini di violazioni di diritti umani commessi da parte dei soldati russi”. E’ la denuncia contenuta in un lungo rapporto di Human Rights Watch, nel quale sono riportate decine e decine di testimonianze di esecuzioni extragiudiziali, torture e ogni genere di violenze e abusi commessi dai soldati contro la popolazione inguscia nell’ambito delle operazioni antiterrorismo.
 
mappa9 novembre 2007, villaggio di Chemulga. Intorno alle 6 e mezza di mattina un centinaio di soldati a bordo di tre blindati e alcune Uaz hanno occupato il villaggio. Alcuni di loro hanno fatto irruzione nella casa della famiglia Amriev aprendo il fuoco alla cieca, uccidendo un bambino di sei anni, Rakhim, e ferendo al braccio sua madre, Raisa. Poi sono stati tutti spinti fuori casa, in pigiama, nella neve. Racconta Ramzan, il padre del bambino ucciso: “Un soldato mi ha urlato: ‘Hai un solo secondo per prenderti il suo corpo, figlio di puttana!’, e mi ha fatto rientrare in casa. Appena uscito, i soldati hanno iniziato sparare contro la casa vuota, hanno lanciato alcune bombe a mano dentro e infine hanno sfondato il muro anteriore con un blindato”.
 
Casa Amriev, sfondata dal blindato27 settembre 2007, villaggio di Sagopshi. Alle 6:30 di mattina una decina di soldati hanno fatto irruzione in casa della famiglia Galaev e hanno iniziato a sparare. Said-Magomed, venticinque anni, e suo fratello Ruslan, di tre anni più giovane, sono stati colpiti a morte vicino nelle loro stanze. Loro madre, Fasiman, racconta: “Ho urlato ai soldati: ‘Andatevene! Avete già ucciso due dei miei figli!’, ma loro ci hanno portati fuori e hanno iniziato a picchiare mio figlio maggiore, Tagir, lo hanno caricato su un macchina e lo hanno portato via. Poi i soldati hanno fatto esplodere due bombe a mano dentro casa”.
 
Soldati russi in Inguscezia7 settembre 2007, villaggio di Verkhnie Achaluki. Mentre lavorava nella sua officina, Murad Bogatyrev è stato preso e portato via dai soldati russi. Dopo ore di disperate ricerche, sua moglie Eset ha saputo che era stato portato a una vicina stazione di polizia per essere interrogato. “Sono andata lì – racconta la donna – e ho aspettato a lungo. Finché non ho visto alcuni soldati che portavano fuori il corpo di un uomo, nudo, coperto di sangue e con la faccia coperta da una maglietta. Quando ho capito che era mio marito ho iniziato a urlare. I poliziotti mi hanno detto che era deceduto per un arresto cardiaco”.
 
Il rapporto di Hrw17 giugno 2007, villaggio di Surkhakhi. I militari russi hanno hanno fatto irruzione nella casa della famiglia Aushev, uccidendo Ruslan, un ragazzo di ventisei anni, e portando via suo cugino Magomed. Che oggi racconta: “Mi hanno portato in un edificio, dove hanno iniziato a torturarmi. Mi hanno chiuso la testa in una busta e mi hanno versato acqua addosso. Poi hanno attaccato degli elettrodi alle dita e hanno fatto passare scariche di corrente. Poi mi hanno portato in un campo dove c’era un buca: mi ci hanno buttato dentro e hanno cominciato a seppellirmi vivo. Alla fine mi hanno tirato fuori, mi hanno messo un giubbotto antiproiettile addosso e poi mi hanno sparato contro a bruciapelo. Sono svenuto”.
 
Le autorità locali smentiscono tutto. Karim Sultan Kokrukahev, direttore dell’ufficio diritti umani del governo locale, ha contestato il rapporto affermando che “nell’ultimo anno non è stato registrato in Inguscezia nemmeno un caso di rapimento o do trotura”. Shamsudin Mogushkov, parlamentare locale del partito di Puntin, ha accusato Human Rights Watch di essere “un’organizzazione fascista”.
 

Enrico Piovesana

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