Al Pentagono sono sicuri: Israele è pronto a bombardare i siti nucleari in Iran prima della fine dell'anno
A Washington ne sono sicuri: mancano
solo due passi e poi, prima della fine dell'anno, l'esercito
israeliano attaccherà l'Iran, nel senso che ne colpirà
le installazioni nucleari. La notizia è stata diffusa oggi
dal network televisivo statunitense Abc, che cita fonti del
Pentagono, il ministero della Difesa Usa.
Ancora due gradini. Solo due
passi, che l'ufficiale Usa definisce due
red line, due linee
rosse. Il primo sarebbe, secondo l'alto ufficiale Usa (del quale non
viene rivelato il nome), l'eventuale accelerazione dell'attività
di arricchimento dell'uranio nella centrale nucleare iraniana di
Natanz, passo determinante per arrivare alla fabbricazione della
bomba atomica da parte di Teheran. La fonte militare ha specificato
all'
Abc che, secondo l'intelligence Usa e israeliana, l'Iran
potrebbe entrare in possesso di una testata atomica non prima della
fine di quest'anno o dell'inizio dell'anno prossimo, ma secondo il
Pentagono l'esercito israeliano si muoverebbe prima. Il secondo passo
è quello dell'acquisto da parte del governo iraniano dei
sistemi missilistici SA-20, l'ultima generazione di batterie di
vettori terra – aria da utilizzare in funzione anti aerea, di
fabbricazione russa. Anche in questo caso, sempre secondo la fonte
del Pentagono, Israele non aspetterebbe che i missili siano in Iran e
vengano dislocati, ma agirebbe appena ottenuta prova dell'avvenuto
acquisto da parte di Teheran.
Prima dell'era Obama. La
decisione da parte d'Israele sembra presa, dunque, quale che sia il
vincitore delle prossime elezioni presidenziali negli Usa. Secondo il
Pentagono, infatti, l'attacco alle installazioni nucleari iraniane
potrebbe avvenire prima della nomina di Barack Obama o John McCain
alla Casa Bianca.
Anche perché, unico candidato a
farlo, Obama ha dichiarato in campagna elettorale di essere
disponibile a incontrare la Guida Suprema della rivoluzione islamica,
l'ayatollah Khamenei, senza porre precondizioni. I vertici militari
d'Israele, pur essendo da sempre legati a Washington, non vogliono
correre il rischio di trovarsi di fronte un presidente Usa che
impedisca loro di portare a segno un'operazione simile a quella
condotta contro l'Iraq, nel 1981, quando l'aviazione di Tel Aviv
distrusse la centrale nucleare di Osirak.
Le novecento miglia. Di fronte
alle rivelazioni dell'ufficiale Usa, prende tutto un altro aspetto la
grande esercitazione militare svolta nel Mediterraneo, durante la
prima settimana di giugno, dall'aviazione israeliana.
''Non era un'esercitazione, ma una
fondamentale prova generale'', ha commentato il militare intervistato
dall'Abc. ''I militari israeliani hanno condotto la
simulazione di attacco ad alto livello, per dimostrare ai vertici
politici di essere pronti a portare a termine con successo
l'operazione in Iran''. Lo spiegamento di forze, come è stato
raccontato dal New York Times, sembra dare ragione alla fonte
del Pentagono: almeno cento cacciabombardieri F-15 e F-16, supportati
da elicotteri che simulavano il recupero di piloti abbattuti, hanno
sorvolato i cieli della Grecia. Il governo di Tel Aviv non ha mai
confermato lo scopo delle esercitazioni, ma al Pentagono sono sicuri
che si trattasse delle prove generali di attacco all'Iran. Inoltre,
come racconta il Nyt, sono stati effettuati rifornimenti in
volo fino a 900 miglia di distanza da Israele. Più o meno la
distanza che c'è tra Israele e Natanz, in Iran.