01/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Due emissari europei a contatto diretto con il segretariato delle Forze armate rivouzionarie
alfonso canoSono due emissari europei. Sono, anzi sarebbero, a colloquio diretto con il segretariato delle Forze armate rivouzionarie di Colombia, le Farc. Una novità che diventa ancora più significativa per il momento storico in cui avviene. Le Farc stanno vivendo i primi passi della successione, dopo la morte del leader storico Manuel Marulanda, detto 'Tirofijo'. Adesso al vertice della guerriglia più antica del Sub-continente c'è Alfonso Cano, già fra gli stretti collaboratori di Marulanda.
“Cano è descritto come un capo meno militare e più politico – dice a PeaceReporter Guido Piccoli, scrittore esperto di Colombia – e la sua formazione è, per così dire, urbana. Prima di entrare nella clandestinità della selva, Cano aveva vissuto nella grande capitale, a Bogotà. Un profilo decisamente diverso rispetto al vecchio leader scomparso. Ci potremmo trovare di fonte a una mentalità differente”. Condizionali d'obbligo, perché le notizie sono scarse e il boom mediatico che aveva accompagnato il rilascio degli ostaggi, per la trattativa venezuelana, e le infinite speculazioni sulla sorte dell'ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt è terminato da tempo.
“Forse quella pressione mediatica degli scorsi mesi aveva anche il compito di portare allo scoperto le stesse Farc”, commenta Piccoli, che aggiunge “in fondo il presidente francese Nicolas Sarkozy aveva bisogno di dimostrare dinamismo, per giocarlo sullo scacchiere internazionale e interno. E lo stesso Uribe aveva tutto l'interesse a portare fuori dalla foresta le Farc, per poi colpire”. Come puntualmente è poi avvenuto.

Ma adesso ci sono i due emissari. E secondo la stampa nazionale si tratterebbe di un francese, Noël Saenz, e uno svizzero, Jean Pierre Gontard. Sono sempre le speculazioni di carattere giornalistico che riferiscono di un mandato preciso dei due europei: raggiungere un accordo di massima con le Farc per arrivare a uno scambio prigionieri. Le condizioni del governo colombiano sarebbero due: niente zone densamente abitate, e non in una zona controllata militarmente dalla guerriglia. Poi, in subordine, un periodo di tempo ben definito e la presenza di osservatori internazionali. Le Farc si erano dette disposte, in passato, a scambiare quaranta prigionieri, fra cui la Betancourt, con 450 suoi guerriglieri.

uribeL'altra novità sta nel fatto che è stato lo stresso governo di Uribe ad annunciare la presenza dei due mediatori, asserendo che avevano ricevuto tutta la collaborazione e l'aiuto logistico per muoversi in zona di guerra. Il presidente Alvaro Uribe Velez sta attraversando il periodo peggiore del suo mandato, con le inchieste della magistratura e le ordinanze della Corte Costituzionale che lo stanno tallonando molto da vicino. Sono in discussione i suoi rapporti con l'ambito paramilitare, su cui esisterebbero prove, ma per ora nessuna utilizzabile per coinvolgere direttamente il capo di stato. E quel pronunciamento degli alti magistrati che hanno individuato un voto comprato per la rielezione nell'ultimo mandato presidenziale, cosa che rende in via di diritto non valide le elezioni. Uribe ha risposto con la mossa del referendum e molti analisti si aspettano, con l'aggravarsi della sua posizione, una svolta ancora più autoritaria da parte del grande alleato di Washington. Una nuova fase di contatto e, forse, la possibilità dello scambio prigionieri potrebbe distogliere l'opinione interna, ma soprattutto quella internazionale, dalle fosche accuse che lo legano alla parte peggiore del paramilitarismo.
 

Angelo Miotto

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