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Sono due emissari europei. Sono, anzi
sarebbero, a colloquio diretto con il segretariato delle Forze armate
rivouzionarie di Colombia, le Farc. Una novità che diventa
ancora più significativa per il momento storico in cui
avviene. Le Farc stanno vivendo i primi passi della successione, dopo
la morte del leader storico Manuel Marulanda, detto 'Tirofijo'.
Adesso al vertice della guerriglia più antica del
Sub-continente c'è Alfonso Cano, già fra gli stretti
collaboratori di Marulanda.
Ma adesso ci sono i due emissari. E
secondo la stampa nazionale si tratterebbe di un francese, Noël
Saenz, e uno svizzero, Jean Pierre Gontard. Sono sempre le
speculazioni di carattere giornalistico che riferiscono di un mandato
preciso dei due europei: raggiungere un accordo di massima con le
Farc per arrivare a uno scambio prigionieri. Le condizioni del
governo colombiano sarebbero due: niente zone densamente abitate, e
non in una zona controllata militarmente dalla guerriglia. Poi, in
subordine, un periodo di tempo ben definito e la presenza di
osservatori internazionali. Le
Farc si erano dette disposte, in passato, a scambiare quaranta
prigionieri, fra cui la Betancourt, con 450 suoi guerriglieri.
L'altra
novità sta nel fatto che è stato lo
stresso governo di Uribe ad annunciare la presenza dei due mediatori,
asserendo che avevano ricevuto tutta la collaborazione e l'aiuto
logistico per muoversi in zona di guerra. Il presidente Alvaro
Uribe Velez sta attraversando il periodo peggiore del suo mandato,
con le inchieste della magistratura e le ordinanze della Corte
Costituzionale che lo stanno tallonando molto da vicino. Sono in
discussione i suoi rapporti con l'ambito paramilitare, su cui
esisterebbero prove, ma per ora nessuna utilizzabile per coinvolgere
direttamente il capo di stato. E quel pronunciamento degli alti
magistrati che hanno individuato un voto comprato per la rielezione
nell'ultimo mandato presidenziale, cosa che rende in via di diritto
non valide le elezioni. Uribe ha risposto con la mossa del referendum
e molti analisti si aspettano, con l'aggravarsi della sua posizione,
una svolta ancora più autoritaria da parte del grande alleato
di Washington. Una nuova fase di contatto e, forse, la possibilità
dello scambio prigionieri potrebbe distogliere l'opinione interna, ma
soprattutto quella internazionale, dalle fosche accuse che lo legano
alla parte peggiore del paramilitarismo. Angelo Miotto