
Il 'patto' è semi-segreto. Nel senso che la sua natura e i suoi contenuti non
sono mai stati rivelati pubblicamente. Frutto di negoziati iniziati nel 2003,
costituirà lo scheletro delle future relazioni tra Usa e Unione Europea in materia
di trattamento dei dati privati dei cittadini. In base a quanto rivelato dal New
York Times, che è entrato in possesso di un dossier interno del ministero per
la Sicurezza nazionale, di quello della Giustizia e del Dipartimento di Stato,
Usa e Ue hanno stilato una dichiarazione congiunta secondo la quale "la lotta
contro il crimine transnazionale e il terrorismo impongono la necessità di condividere
dati personali per motivi di sicurezza". Per questo motivo si impegnano a creare
un accordo vincolante a livello internazionale per il trasferimento di questi
dati, assicurando nel contempo "la piena tutela della privacy dei cittadini".
Forze di polizia ed enti preposti alla sicurezza avranno il permesso di accedere
a informazioni private quali transazioni con carte di credito, viaggi aerei effettuati
e persino dati relativi alla navigazione in Internet.
Perplessità. Anche in chi ha salutato l'accordo con soddisfazione, per non parlare delle
organizzazioni che tutelano il diritto alla privacy, vi sono tuttavia perplessità
sulle oggettive difficoltà di limitare la discrezionalità nell'uso di tali dati.
Un esempio: le parti si sono accordate sul fatto che dati sensibili quali razza,
religione, opinioni politiche, salute o 'vita sessuale' non possono essere utilizzate
dalle autorità di un governo a meno che "una legge nazionale non preveda una tutela
adeguata". Ma l'accordo non specifica cosa significhi 'tutela adeguata', suggerendo
che sarà a discrezione di ciascun governo decidere le eccezioni a tali vincoli.
Uno dei più preoccupati riguardo alla bozza di accordo, che dovrebbe essere completato
entro la fine dell'anno, è un parlamentare europeo, Sophia in 't Veld, olandese,
membro della Commissione sulle libertà civili del Parlamento europeo. La in 't
Veld, intervistata da PeaceReporter, teme che l'accordo possa servire come pretesto
per una "condivisione libera dei dati personali con chiunque", e chiede che si
faccia estrema chiarezza in merito alla sua natura e alle sue conseguenze.
Onorevole, il fatto che gli accordi non siano stati pubblicizzati, ma siano citati
solo in una breve frase all'interno del comunicato diffuso dopo la visita di Bush
in Slovenia significa che si vuole mantenere riserbo e segretezza intorno alla
questione proprio perchè si temono restrizioni dei diritti civili e della privacy?
No, ma il fatto è che stanno negoziando già da un anno e mezzo senza finora fornire
alcuna informazione pubblica. Ogni volta che il Parlamento ha chiesto informazioni
è stato risposto che non sono negoziati formali, ma solo colloqui informali. In
questo modo si è evitato il controllo democratico dell'operazione. Adesso hanno
quasi raggiunto un accordo, ma per me non è soddisfacente, perchè si tratta di
una questione importante, di diritti fondamentali, della protezione dei dati sensibili
che merita un dibattito pubblico, che investa il Parlamento europeo e i Parlamenti
nazionali. Non è una cosa tecnica che si può risolvere tra funzionari americani
ed europei.
Lei ha espresso il timore che un tale accordo possa servire come pretesto, consentendo
magari anche una certa arbitrarietà nell'accesso alle informazioni sensibili.
Stiamo attenti, gli americani già da anni si lamentano che le leggi europee sulla
privacy sono un ostacolo al libero scambio dei dati. Hanno deciso di fare un accordo
sui principi della protezione dei dati. Il Parlamento europeo lo ha sempre chiesto,
questo accordo, abbiamo più volte ribadito la necessità di un quadro giuridico
a riguardo, un 'patto transatlantico' sulla protezione dei dati. Siamo d'accordo
sul merito. I 12 principi contenuti nell'accordo sono buoni, il problema è sempre
l'applicazione pratica, ovvero le eccezioni delle legislazioni nazionali. Per
esempio, il principio che dice che i dati sensibili (salute, orientamento sessuale,
religione, opinioni politiche, eccetera) non possono venire utilizzati. Però,
se viene detto anche che il loro utilizzo è consentito in condizioni eccezionali,
cosa significa questo? Vuol dire che ci sarà sempre un buco nella protezione di
tali dati.
Secondo il Privacy Act statunitense, un americano può far ricorso contro la pubblicazione
dei suoi dati, o il loro utilizzo improprio. Un'opportunità che, nell'accordo,
non sarebbe consentita agli europei...
Il Privacy Act non sarebbe contemplato per i cittadini europei, ma una decisione
amministrativa, non legislativa, in tal senso è stata presa. In sostanza, amministrativamente
è come se qualcosa di analogo al Privacy Act possa essere invocato anche dai cittadini
europei.
Una buona notizia.
Diciamo di sì.