30/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il libano cerca un governo per sventare una nuova crisi politica
Dopo l'accordo di Doha dello scorso 21 maggio, che ha permesso l'elezione del presidente Michel Suleiman mettendo fine a uno stallo politico durato sei mesi, maggioranza e opposizione libanesi rischiano di incartarsi nuovamente sulla composizione del goverso di unità nazionale, che pure era previsto nell'accordo. Secondo un ex consigliere delle Nazioni Unite citato dal quotidiano libanese Daily Star, Timur Goksel, il nuovo stallo potrebbe durare a lungo, forse fino alla fine del 2008.

In seguito agli scontri di maggio a Beriut, in cui hanno perso la vita oltre sessanta persone, i rapporti di potere tra le due fazioni sono però cambiati. Hezbollah ha mostrato i muscoli e ha dimostrato di poter prendere il controllo anche della capitale, che in precedenza era soprattutto un feudo del partito di Hariri. Sulla carta l'accordo di Doha delinea un parlamento di 30 seggi: 16 alla maggioranza, 11 all'opposizione e 3 nomitati dal nuovo presidente, ma i disaccordi tra le parti riguardano soprattutto l'assegnazione di alcuni ministeri chiave. Il braccio di ferro è già iniziato, e lo dimostrano gli scontri della scorsa settimana a Tripoli, nel nord, in cui sono morte otto persone. La caccia alle quote per la propria fazione si sta svolgendo sia tra maggioranza del 14 marzo e opposizione dell'8 marzo, sia all'interno delle singole coalizioni: “la radice del problema sta nella natura della politica libanese -sostiene Timur Goksel. Non è un problema settario, ma un contesto completamente tribale”.

Nel frattempo, le consultazioni per il governo di unità nazionale non si fermano. Negli ultimi giorni Michel Suleiman e il premier Fouad Siniora hanno partecipato a una girandola di incontri con i rappresentanti politici e i leader religiosi delle diverse comunità, dopo i quali si sono detti fiduciosi. Mentre le principali cariche dello Stato sono assegnate di diritto a determinate comunità, “tutti i ministeri, anche quelli con portafoglio, non sono riservati ad alcuna in particolare” ha ricordato Siniora. Secondo il premier, lo stallo attuale riguarda l'assegnazione dei ministeri della Finanza e degli Esteri. L'opposizione li vorrebbe entrambi, la maggioranza pretende di controllarne almeno uno. Altro nodo è il ministero delle Telecomuicazioni, che dovrebbe essere controllato dalla maggioranza, pena la perdita dei miliardi di dollari promessi al paese dei Cedri nella conferenza dei donatori Parigi III.

Giovedì 26 il quotidiano libanese As Safir ipotizzava il ruolo di vice premier per il capo della Corrente Patriottica Libera, il generale Michel Aoun, vicino all'opposizione. Una proposta questa che potrebbe facilitare la soluzione della crisi, ma che d'altro canto dovrebbe avere come contropartita l'assegnazione di un ministero con portafoglio per il capo delle Forze Libanesi Samir Geagea. Secondo il quotidiano An Nahar, l'accordo sulle posizioni di Aoun e Geagea, che durante la crisi dei mesi passati erano le uniche due alternative alla presidenza di Michel Suleiman, potrebbe essere il tassello per sventare una nuova crisi. “L'unità nazionale è la fonte della forza del Libano” ha ricordato al paese il presidente Suleiman, secondo cui “Il primo beneficiario di ogni crisi in Libano è Israele”. Contro il rischio di un nuovo stallo ha parlato anche il portavoce del Parlamento, lo sciita di Amal, Nabih Berri, il quale giovedì 26 ha ricordato che non c'è solo il rischio di nuove violenze, ma anche un pericolo economico: il costo della vita nel paese dei Cedri continua a salire, e un nuovo blocco della politica potrebbe far perdere miliardi di dollari in aiuti stranieri. “le prossime 48 ore saranno cruciali per la formazione del governo” ha dichiarato . “Se non si troverà una soluzione entro venerdì entreremo in una fase negativa”.
 

Naoki Tomasini

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