01/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo dice no agli aiuti alimentari geneticamente modificati

GranoUn carico di 19mila tonnellate di grano proveniente via mare dagli Stati Uniti e diretto in Angola potrebbe non giungere mai a destinazione. E potrebbe non essere il solo. Lo ha reso noto in questi giorni il governo angolano, che ha ufficialmente annunciato di non essere intenzionato ad accettare nessuno tipo aiuto in alimenti nel caso in cui essi fossero geneticamente modificati. L’informazione ha dato vita a un caso che ora appare molto difficile da sbrogliare. Un affare spinoso, che richiede soluzioni immediate.

Due milioni di angolani (il 14 per cento della popolazione), infatti, dipendono oggi dagli aiuti alimentari inviati dalle agenzie internazionali di sviluppo. Sono loro la ferita che l’Angola ha ereditato da una guerra civile quasi trentennale che l’ha messa in ginocchio e che si è conclusa solo due anni fa, quando Jonas Savimbi leader del principale gruppo ribelle nel Paese, l’Unita (Unione per l’indipendenza totale dell’Angola), è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco. Da allora, quattro milioni di sfollati hanno fatto ritorno alle loro case e villaggi, ma si stima che 2 milioni di loro siano ancora senza fissa dimora e quindi bisognosi di risorse alimentari che solo i paesi industrializzati possono fornire.

Con il 70 per cento di aiuti alimentari ogni anno, gli Stati Uniti sono il principale fornitore di approvvigionamenti agli sfollati degli altopiani centrali di Huambo, Bié e Huìla. Gli aiuti consistono principalmente in mais geneticamente modificato, quindi destinato al consumo e non riutilizzabile per la coltivazione. Un mais che rende il Paese povero - impossibilitato a ricostruirsi un'agricoltura solida - dipendente dai suoi donatori. Un mais che altera l'ecosistema, mettendo a rischio la sopravvivenza di persone e animali che lo abitano. Di qui la decisione del governo di rifiutarne ulteriori quantitativi.

Il problema è tuttavia più ampio e complesso di quanto in realtà non appaia. Da tempo, il World Food Programme, principale ente di aiuti alimentari per molti Paesi africani e per l’Angola, sta trovando difficoltà nel raccogliere fondi sufficienti. Secondo le stime infatti, è stato raccolto solo un quarto dei 143 milioni di dollari assegnati quest’anno all’ex colonia portoghese. Un problema che, se sommato al mancato arrivo di ulteriori soccorsi alimentari dagli Usa, potrebbe pesare notevolmente sulla possibilità di sopravvivenza di migliaia di famiglie.

“Per ora, il governo angolano si è limitato ad annunciare che non accetterà aiuti alimentari geneticamente modificati”, spiega dalla capitale Luanda, Douglas Steinberg, direttore nazionale di Care International, organizzazione non governativa internazionale che lavora a stretto contatto con il World Food Programme. “Non si tratta ancora di una decisione definitiva. Tuttavia, se fosse effettivamente promulgata una legge che vieta l’entrata nel Paese degli ogm, gli sfollati si troverebbero con molte provviste in meno. Al momento viene distribuito loro lo stretto necessario ogni mese, ma è indubbio che un calo negli aiuti alimentari comporterebbe gravi rischi per tutti loro”. "Il problema - continua Steiberg - è che la maggior parte degli approvvigionamenti arrivano dagli Stati Uniti, dove si producono gli ogm. Se fossero banditi, bisognerebbe cercare una soluzione diplomatica con il governo. Oppure trovare Paesi donatori in cui non sono consentite le colture ogm. Per esempio l’Europa, dove gli ogm sono vietati".

“Nonostante l’argomento sia sulla bocca di tutti non si tratta ancora di una decisione definitiva”, sottolinea da Luanda Alan Dwyer, consulente per l’agenzia di aiuti statunitense Usaid. “Ma se così sarà, rispetteremo la decisione del governo angolano. Questo ci imporrà di trovare una soluzione, che stiamo discutendo in queste ore con i membri del Wfp. Staremo a vedere cosa succede”.

Nel frattempo, nelle regioni centrali dell’Angola, a due anni dalla fine della guerra, due milioni di uomini, donne e bambini vivono di aiuti alimentari e nient’altro. Se il governo del loro Paese deciderà che non dovranno più ricevere grano geneticamente modificato e se non verrà trovato subito un espediente, saranno loro i primi a pagarne le conseguenze.
 

Categoria: Ambiente
Luogo: Angola