stampa
invia
Un carico di 19mila tonnellate di grano proveniente via mare dagli
Stati Uniti e diretto in Angola potrebbe non giungere mai a
destinazione. E potrebbe non essere il solo. Lo ha reso noto in questi
giorni il governo angolano, che ha ufficialmente annunciato di non
essere intenzionato ad accettare nessuno tipo aiuto in alimenti nel
caso in cui essi fossero geneticamente modificati. L’informazione ha
dato vita a un caso che ora appare molto difficile da sbrogliare. Un
affare spinoso, che richiede soluzioni immediate.
Due milioni di angolani (il 14 per cento della popolazione), infatti,
dipendono oggi dagli aiuti alimentari inviati dalle agenzie
internazionali di sviluppo. Sono loro la ferita che l’Angola ha
ereditato da una guerra civile quasi trentennale che l’ha messa in
ginocchio e che si è conclusa solo due anni fa, quando Jonas Savimbi
leader del principale gruppo ribelle nel Paese, l’Unita (Unione per
l’indipendenza totale dell’Angola), è rimasto ucciso in uno scontro a
fuoco. Da allora, quattro milioni di sfollati hanno fatto ritorno alle
loro case e villaggi, ma si stima che 2 milioni di loro siano ancora
senza fissa dimora e quindi bisognosi di risorse alimentari che solo i
paesi industrializzati possono fornire.
Con il 70 per cento di aiuti alimentari ogni anno, gli Stati Uniti sono
il principale fornitore di approvvigionamenti agli sfollati degli
altopiani centrali di Huambo, Bié e Huìla. Gli aiuti consistono
principalmente in mais geneticamente modificato, quindi destinato al
consumo e non riutilizzabile per la coltivazione. Un mais che rende il
Paese povero - impossibilitato a ricostruirsi un'agricoltura solida -
dipendente dai suoi donatori. Un mais che altera l'ecosistema, mettendo
a rischio la sopravvivenza di persone e animali che lo abitano. Di qui
la decisione del governo di rifiutarne ulteriori quantitativi.
Il problema è tuttavia più ampio e complesso di quanto in realtà non
appaia. Da tempo, il World Food Programme, principale ente di aiuti
alimentari per molti Paesi africani e per l’Angola, sta trovando
difficoltà nel raccogliere fondi sufficienti. Secondo le stime infatti,
è stato raccolto solo un quarto dei 143 milioni di dollari assegnati
quest’anno all’ex colonia portoghese. Un problema che, se sommato al
mancato arrivo di ulteriori soccorsi alimentari dagli Usa, potrebbe
pesare notevolmente sulla possibilità di sopravvivenza di migliaia di
famiglie.
“Per ora, il governo angolano si è limitato ad annunciare che non
accetterà aiuti alimentari geneticamente modificati”, spiega dalla
capitale Luanda, Douglas Steinberg, direttore nazionale di Care
International, organizzazione non governativa internazionale che lavora
a stretto contatto con il World Food Programme. “Non si tratta ancora
di una decisione definitiva. Tuttavia, se fosse effettivamente
promulgata una legge che vieta l’entrata nel Paese degli ogm, gli
sfollati si troverebbero con molte provviste in meno. Al momento viene
distribuito loro lo stretto necessario ogni mese, ma è indubbio che un
calo negli aiuti alimentari comporterebbe gravi rischi per tutti loro”.
"Il problema - continua Steiberg - è che la maggior parte degli
approvvigionamenti arrivano dagli Stati Uniti, dove si producono gli
ogm. Se fossero banditi, bisognerebbe cercare una soluzione diplomatica
con il governo. Oppure trovare Paesi donatori in cui non sono
consentite le colture ogm. Per esempio l’Europa, dove gli ogm sono
vietati".
“Nonostante l’argomento sia sulla bocca di tutti non si tratta ancora
di una decisione definitiva”, sottolinea da Luanda Alan Dwyer,
consulente per l’agenzia di aiuti statunitense Usaid. “Ma se così sarà,
rispetteremo la decisione del governo angolano. Questo ci imporrà di
trovare una soluzione, che stiamo discutendo in queste ore con i membri
del Wfp. Staremo a vedere cosa succede”.
Nel frattempo, nelle regioni centrali dell’Angola, a due anni dalla
fine della guerra, due milioni di uomini, donne e bambini vivono di
aiuti alimentari e nient’altro. Se il governo del loro Paese deciderà
che non dovranno più ricevere grano geneticamente modificato e se non
verrà trovato subito un espediente, saranno loro i primi a pagarne le
conseguenze.