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Allenamenti in strada. Gli sportivi delle altre quattro discipline (atletica, lotta libera, judo, tennistavolo)
ammessi dal Comitato Olimpico Internazionale si allenano in Paesi dove strutture
e società sportive hanno standard assai superiori rispetto a quelli congolesi.
Ma Linda è costretta a farlo per strada, su una piazzola di cemento di fronte
allo Stadio dei Martiri di Kinshasa. Gli ostacoli più grandi, per lei, non sono
tanto le atlete con cui dovrà confrontarsi a Pechino, quanto l'impossibilità
di allenarsi quotidianamente in una palestra vera e propria. In più, non ci sono
autobus da casa sua allo stadio. "Spero di portare a casa una medaglia, d'oro
o d'argento", spiega la giovane atleta, campionessa nazionale nella categoria
sotto i 49 chilogrammi.
Lo stage in Corea. Linda, studentessa liceale, ha vinto diverse medaglie in tornei africani e ottenuto
il bronzo nel campionato continentale, tenutosi in Libia, che le ha permesso di
ottenere le qualificazioni ai Giochi Olimpici di Pechino che si svolgeranno tra
due mesi. "Le atlete che mi spaventano sono ovviamente quella coreana, e quella
kenyota, l'unica africana ad avermi battuto fino a ora". Sostenuta e incoraggiata
dall'organizzazione congolese 'Rete per le donne nello sport', che il 28 maggio
scorso l'ha premiata per il suo impegno e per il contributo dato allo sport nazionale,
Linda attende di ottenere la possibilità di partecipare a due settimane di allenamento
intensivo preolimpico in Corea del Sud. Ma l'invito tarda ad arrivare. "Esortiamo
il governo - ha detto la presidentessa della Rete, Mado Ekene - a sbloccare urgentemente
i fondi necessari per consentire a Linda uno stage all'estero. Il perfezionamento
della sua preparazione è fondamentale, se il Paese vuole sperare di vincere la
prima medaglia della sua storia. Altrimenti, gli atleti della Repubblica Democratica
del Congo andranno alle Olimpiadi a fare i turisti per l'ennesima volta".Luca Galassi