Diario testimonianza di una giovane ragazza cecena che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della guerra
Scritto per noi da
Martina Ambrosini
“Ecco
cos’è Grozny oggi, un caos di morti e di menzogne dove ombre
umane lottano per sopravvivere”. Si
presenta così “Ho danzato sulle rovine”, il
libro di Milana Terloeva, giovane ragazza cecena originaria di
Orechovo, un
piccolo paesino a sud della capitale Grozny.Edito
da Corbaccio, il libro, una sorta di diario-denuncia, descrive la
situazione della provincia meridionale della Federazione Russa,
dilaniata da una delle più sanguinose e silenziose guerre
degli ultimi anni, quella che vede contrapposti l’esercito russo e
le forze armate separatiste cecene.
“Questo
libro non aspira a demolire la propaganda o a spiegare un conflitto
vecchio di tre secoli. E’ la storia semplice di una ragazza”
tiene a precisare l’autrice all’inizio del testo.

Le prime
pagine riportano la descrizione del giorno in cui viene dato
l’annuncio dell’imminente scoppio della guerra: siamo nel 1994, e
l'autrice, allora quattordicenne, si trova a discutere dei
preparativi per il tanto atteso ballo scolastico con le amiche nel
cortile della scuola. L'impatto
con quella che viene definita storicamente la "prima guerra
cecena" è devastante: la sua normalità di ragazza
viene immediatamente stravolta, e l'autrice si ritrova catapultata in
un universo popolato da bombardamenti e violenze.Attraverso
un linguaggio semplice e conciso, e grazie a precise note storiche e
diverse fotografie, Milana illustra al lettore la realtà di un
paese devastato dalla guerra, e descrive in modo dettagliato il clima
di terrore in cui è stata costretta a trascorrere parte della
sua adolescenza.

Il
diario diventa così lo strumento inconsapevole attraverso cui
Milana denuncia gli orrori e le tragedie in cui si trova direttamente
o indirettamente coinvolta, sul quale riporta, oltre alle esperienze
vissute in prima persona, le testimonianze di amici e di persone
care, la "prigionia forzata" nelle cantine per sfuggire ai
bombardamenti, le fughe improvvise e i numerosi amici scomparsi o
arruolatisi nei movimenti di resistenza.Dopo
una tregua, iniziata nel ’97, di circa due anni, in cui la speranza
di pace sembra rivivere nei ceceni, nel 1999 si ripresenta un dejà-vu
per Milana: come era accaduto nel '94, anche in questa occasione
l'annuncio di una nuova guerra le giunge in un cortile
scolastico, sebbene adesso si tratti di quello universitario.
Questa
volta però la situazione è molto diversa: Milana è
più matura, consapevole, sa cosa significa dover sprofondare
nuovamente nelle atrocità della guerra.

Il
diario si compone così nuovamente di orrori, uccisioni ma
anche domande, alle quali spesso non è facile, se non
impossibile, trovare risposta. Colpisce, sebbene la guerra torni ad
incrociare la vita di Milana e dei ragazzi di Grozny, la voglia di
normalità che anima i giovani, l'ostinazione con cui
continuano a proseguire le lezioni accademiche nonostante i
bombardamenti e le operazioni di rastrellamento.
Fortunatamente
per Milana il destino ha in serbo una novità: la ragazza,
grazie all'interessamento di un'associazione studentesca
francese, riesce a proseguire gli studi all’estero.Automaticamente
diventa portavoce della causa del proprio paese d'origine, convinta
che molto si può e si deve fare per quella che ancora
definisce "la sua Cecenia".