Ecco come alcune unità
dell'agenzia europea costringono le barche dei clandestini a
invertire la rotta. Le ammissioni della Guardia di Finanza e del
direttore di Frontex, l'agenzia
europea per il pattugliamento delle frontiere esterne, in un
documentario di Herzog per la radio tedesca.
Frontex toglie viveri e
carburanti dalle navi dei migranti nel Mediterraneo per costringerli
a tornare indietro a loro rischio e pericolo. È quanto emerge
dall'ultimo documentario radiofonico di Roman Herzog, Guerra nel
Mediterraneo, messo in onda dalla Radio Pubblica Tedesca (Ard) il 22
giugno 2008 e presentato in versione italiana a Palermo. Lo ammettono
la Guardia di Finanza italiana e il direttore esecutivo della
Frontex
Ilkka Laitinen. Sui respingimenti in mare però le autorità
degli Stati membri sarebbero divise. Priorità al soccorso per
gli italiani, pugno di ferro da parte della Germania. Il Capo della
Centrale operativa della Guardia di Finanza a Roma, Colonnello Francesco Saverio
Manozzi, dichiara nel
documentario: “In ambito comunitario ci sono diversità di
vedute. Noi italiani abbiamo un approccio garantista.
Prima si salvaguarda la vita umana, poi
si reprime. Altri paesi invece utilizzano il termine diversion che
significa, costringere qualcuno a tornare a casa”. E il punto è
come si intende costringerlo. “Abbiamo assistito – continua
Manozzi - in incontri ufficiali a concetti operativi che hanno
trovato anche testimonianze in carte scritte,
dove si intende contrastare l'immigrazione clandestina salendo al
bordo dei barconi, togliendo viveri e carburanti. Per cui,
l'immigrato a quel punto o prosegue avanti in condizioni …, oppure
torna indietro”. Una pratica secondo Manozzi particolarmente
diffusa tra le unità tedesche.

Le dichiarazioni della Guardia di
Finanza mettono una nuova luce sulla missione di pattugliamento
congiunto del Canale di Sicilia, Nautilus III, iniziata a maggio. In
un comunicato stampa
Frontex stessa ammette che “l'avvio
della missione era rimasto in sospeso a causa di una serie di
divergenze di opinioni su chi dovesse ricadere la responsabilità
dei migranti salvati in mare”. L'accordo raggiunto prevede che “i
migranti salvati nelle acque di ricerca e soccorso libiche saranno
riportati in Libia”.Il direttore di
Frontex conferma. “Se
esiste qualsiasi mezzo legale per fare tornare al porto di partenza
le persone che cercano di oltrepassare i confini, viene applicato.”
E alla domanda sui conflitti tra unità italiane e tedesche
risponde: “I singoli Stati membri interpretano le leggi
diversamente. Alcuni sono più disposti a respingere, non dico
che è illegale, semplicemente interpretano le leggi
diversamente. Altri Stati hanno ordini di non praticare questo modus
operandi in nessuna forma”.

E quando nel documentario il
giornalista chiede se sia vero che unità di Frontex tolgano
viveri e carburante ai migranti per costringerli a invertire la
rotta, Laitinen non smentisce: “Frontex redige piani operativi. Per
i singoli piani operativi sono responsabili soltanto gli Stati membri
partecipanti e ogni singolo capitano che prende le decisioni. Questo
tipo di istruzioni per i casi più frequenti è, però,
messo per iscritto nel piano operativo e viene confrontato con le
norme giuridiche per assicurare che gli interventi si svolgano in
questa forma. So che ci sono dei casi nelle acque internazionali dove
si tratta principalmente di salvare vite umane. Il modo di effettuare
questo consiste nell’assicurare il ritorno sicuro al porto di
partenza. A questo fine saliamo a bordo per verificare che dispongano
di salvagente, di acqua e viveri, e sufficiente carburante per
tornare indietro, e spieghiamo la forma migliore per risolvere il
problema.” Secondo dati ufficiali riportati dalla Guardia di
Finanza, Frontex ha respinto 42.000 migranti e rifugiati in tutto il
mare Mediterraneo da gennaio a novembre 2007.
Guerra nel Mediterraneo analizza
la politica europea di immigrazione dopo il 1998 e mostra come dal
1999 la Comunità Europea abbia finanziato la costruzione di
una ventina di campi di detenzione per migranti negli Stati
nordafricani.