
Le polemiche nascono perché i
corifei, gli scribacchini e gli altri servi dell'oligarchia, nascosti nella TV,
nella radio, nella carta stampata, negli altri mezzi di comunicazione e
organismi pubblici che ancora controllano, non riescono nemmeno a costituire un
coro di opposizione unanime per tenere testa al blocco del socialismo del XXI
secolo il quale, con il controllo del governo e dell'Assemblea, sta
pianificando un ordinamento giuridico che punti alle autonomie, alla
decentralizzazione e alla partecipazione cittadina nella vita politica. Ogni
passo affrontato dal governo e dall'Assemblea viene considerato dall'oligarchia
come un “attacco alla democrazia”. La depoliticizzazione della giustizia, il
concetto di attività bancaria come servizio pubblico delegato al settore
privato, la regolarizzazione dell'attività mineraria, la trasparenza nella
contrattazione pubblica, l'eliminazione dell'intermediazione nella vendita di
petrolio, l'assunzione che la proprietà privata debba svolgere una funzione
sociale, la regolazione dei prezzi di alcuni articoli di prima necessità, il
riconoscimento del diritto dell'ambiente, delle nazionalità ancestrali, dei
gay, viene da loro interpretato come un avvicinamento al “totalitarismo”, al
comunismo e alla perversione che elimina il gioco del libero mercato basato
sulla domanda-offerta.. È evidente che stanno protestando perché sentono delle
interferenze nel loro “organo” più sensibile: il portafoglio, abituato -male-
a
riempirsi attraverso la corruzione, che noi ecuadoriani conosciamo come “el
lleve” e i messicani come “la mordida” (termini popolari con i quali vengono
chiamate le
bustarelle, NdT).

In questo modo, l'oligarchia
nazionale si sta sentendo messa all'angolo dalle forze sociali raggruppate
intorno al governo e all'Assemblea, e pertanto, acutizza il livello di scontro
e
le scaramucce previe alle battaglie reali si stanno già verificando; sembra che
il terreno sarà la provincia del Guayas e con ogni probabilità le forze si
concentreranno in Guayaquil, città che dalla costituzione della repubblica è
divenuta il bastione dell'oligarchia: principalmente il grande commercio, la
grande industria, e la banca trovano lì il quartier generale; anche gli
intermediari petroliferi e finanziari dei capitali “rondine” (quei capitali
volatili in balia delle speculazioni); anche le mafie del contrabbando. E
evidentemente questa concentrazione economica ha attratto le masse povere da
tutto il paese che hanno cominciato a popolare queste zone dando vita ai
cosiddetti “suburbi”. Ed ha attirato anche avventurieri da ogni parte del mondo!
Il “pretesto” dello scontro tra le due fazioni sarà la celebrazione del
referendum con il quale gli ecuadoriani con diritto al voto diranno sì o no
alla Costituzione che sta elaborando l'Assemblea con pieni poteri, la quale
dovrà concludere i lavori il 26 Luglio.
In casa nostra, in Ecuador, le
polemiche nasceranno fra poco, visto che verso settembre si calcola che ci
saranno le votazioni, e in questo spazio di tempo sicuramente si verificheranno
molti fatti, alcuni prevedibili, altre sorprendenti. Già oggi sta circolando la
notizia che il presidente dell'Assemblea Alberto Acosta abbia rinunciato e ciò
fa supporre che fra i membri cominceranno a sorgere discordie. Sarà colpa
dell'oligarchia? Sarà colpa delle divergenze interne che affiorano quando si
discutono problemi come lo sfruttamento delle miniere, la proprietà, la libertà
di espressione, l'aborto e altri temi caldi?...

Il fatto è che per chi come noi
segue le vicende politiche, è evidente come il socialismo del XXI secolo
ecuadoriano sia variopinto: vi sono persone con buone intenzioni che lavorano
per ottenere obiettivi raggiungibili, vi sono altre persone alle quali
piacerebbe che almeno la struttura della “società perfetta” si definisca
adesso; ve ne sono anche altre, non molte, ma che ricoprono incarichi di grande
importanza (ministeri e ambasciate, per esempio), che hanno origini e militanze
non molto “pulite”, come sa bene la povera gente. È possibile che queste siano
le cagioni del deterioramento del socialismo del XXI secolo, ormai
riconosciuto, oltre al lavoro sotterraneo dell'oligarchia che, nonostante le
stonature, si mantiene forte e persistente.
Sicuramente le vere battaglie
esploderanno dopo il referendum, quando il risultato - che sia un sì o n no –
sarà reso noto. Ho l'impressione che dopo, l'Ecuador diverrà un paese in
permanente agitazione, teatro di lotte - speriamo! - incruente.
(Personalmente credo che vincerà
il sì per due motivi: la gran parte della popolazione non si è ancora disillusa
del tutto del governo del socialismo del XXI secolo; inoltre l'oligarchia,
nonostante il suo enorme potere economico, è ancora abbastanza disarticolata e
le manca l’appoggio esterno che sperava, in quanto la congiuntura economica,
per ora, internazionale non la sta favorendo).
Per me, questo è l'Ecuador in
questi giorni.
Pato