28/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un ecuadoriano racconta il suo paese, in un carteggio all'amico fraterno dall'altra parte del mondo
 
Cuenca, 23 Giugno 2008
Carissimo e amato fratello,
l 'Ecuador di questi giorni, e in particolare la parte più povera della nazione, aspetta con rassegnazione le polemiche da parte di quel gruppuscolo che incarna il potere economico (oligarchia = associazione di alcuni potenti affaristi che si uniscono per controllare tutto il business), e il governo che, con l'Assemblea Costituente e i suoi aderenti, ha la pretesa di costituire un sistema di governabilità per gli ecuatoriani, e di mantenere il paese in ordine affinchè il socialismo del XXI secolo si sviluppi in modo rapido (Socialismo del XXI secolo = definizione politica informe che nasconde, in faccia alla realtà, la socialdemocrazia di nuovo conio).
 
rafael correaLe polemiche nascono perché i corifei, gli scribacchini e gli altri servi dell'oligarchia, nascosti nella TV, nella radio, nella carta stampata, negli altri mezzi di comunicazione e organismi pubblici che ancora controllano, non riescono nemmeno a costituire un coro di opposizione unanime per tenere testa al blocco del socialismo del XXI secolo il quale, con il controllo del governo e dell'Assemblea, sta pianificando un ordinamento giuridico che punti alle autonomie, alla decentralizzazione e alla partecipazione cittadina nella vita politica. Ogni passo affrontato dal governo e dall'Assemblea viene considerato dall'oligarchia come un “attacco alla democrazia”. La depoliticizzazione della giustizia, il concetto di attività bancaria come servizio pubblico delegato al settore privato, la regolarizzazione dell'attività mineraria, la trasparenza nella contrattazione pubblica, l'eliminazione dell'intermediazione nella vendita di petrolio, l'assunzione che la proprietà privata debba svolgere una funzione sociale, la regolazione dei prezzi di alcuni articoli di prima necessità, il riconoscimento del diritto dell'ambiente, delle nazionalità ancestrali, dei gay, viene da loro interpretato come un avvicinamento al “totalitarismo”, al comunismo e alla perversione che elimina il gioco del libero mercato basato sulla domanda-offerta.. È evidente che stanno protestando perché sentono delle interferenze nel loro “organo” più sensibile: il portafoglio, abituato -male- a riempirsi attraverso la corruzione, che noi ecuadoriani conosciamo come “el lleve” e i messicani come “la mordida” (termini popolari con i quali vengono chiamate le bustarelle, NdT).  
 
indigeno ecuadorianoIn questo modo, l'oligarchia nazionale si sta sentendo messa all'angolo dalle forze sociali raggruppate intorno al governo e all'Assemblea, e pertanto, acutizza il livello di scontro e le scaramucce previe alle battaglie reali si stanno già verificando; sembra che il terreno sarà la provincia del Guayas e con ogni probabilità le forze si concentreranno in Guayaquil, città che dalla costituzione della repubblica è divenuta il bastione dell'oligarchia: principalmente il grande commercio, la grande industria, e la banca trovano lì il quartier generale; anche gli intermediari petroliferi e finanziari dei capitali “rondine” (quei capitali volatili in balia delle speculazioni); anche le mafie del contrabbando. E evidentemente questa concentrazione economica ha attratto le masse povere da tutto il paese che hanno cominciato a popolare queste zone dando vita ai cosiddetti “suburbi”. Ed ha attirato anche avventurieri da ogni parte del mondo! Il “pretesto” dello scontro tra le due fazioni sarà la celebrazione del referendum con il quale gli ecuadoriani con diritto al voto diranno sì o no alla Costituzione che sta elaborando l'Assemblea con pieni poteri, la quale dovrà concludere i lavori il 26 Luglio.   In casa nostra, in Ecuador, le polemiche nasceranno fra poco, visto che verso settembre si calcola che ci saranno le votazioni, e in questo spazio di tempo sicuramente si verificheranno molti fatti, alcuni prevedibili, altre sorprendenti. Già oggi sta circolando la notizia che il presidente dell'Assemblea Alberto Acosta abbia rinunciato e ciò fa supporre che fra i membri cominceranno a sorgere discordie. Sarà colpa dell'oligarchia? Sarà colpa delle divergenze interne che affiorano quando si discutono problemi come lo sfruttamento delle miniere, la proprietà, la libertà di espressione, l'aborto e altri temi caldi?...
 
indigeniIl fatto è che per chi come noi segue le vicende politiche, è evidente come il socialismo del XXI secolo ecuadoriano sia variopinto: vi sono persone con buone intenzioni che lavorano per ottenere obiettivi raggiungibili, vi sono altre persone alle quali piacerebbe che almeno la struttura della “società perfetta” si definisca adesso; ve ne sono anche altre, non molte, ma che ricoprono incarichi di grande importanza (ministeri e ambasciate, per esempio), che hanno origini e militanze non molto “pulite”, come sa bene la povera gente. È possibile che queste siano le cagioni del deterioramento del socialismo del XXI secolo, ormai riconosciuto, oltre al lavoro sotterraneo dell'oligarchia che, nonostante le stonature, si mantiene forte e persistente.
 
Sicuramente le vere battaglie esploderanno dopo il referendum, quando il risultato - che sia un sì o n no – sarà reso noto. Ho l'impressione che dopo, l'Ecuador diverrà un paese in permanente agitazione, teatro di lotte - speriamo! - incruente.   (Personalmente credo che vincerà il sì per due motivi: la gran parte della popolazione non si è ancora disillusa del tutto del governo del socialismo del XXI secolo; inoltre l'oligarchia, nonostante il suo enorme potere economico, è ancora abbastanza disarticolata e le manca l’appoggio esterno che sperava, in quanto la congiuntura economica, per ora, internazionale non la sta favorendo).  
 
Per me, questo è l'Ecuador in questi giorni.  
 
Pato
Categoria: Politica
Luogo: Ecuador