stampa
invia
Memoria condivisa. Il Paese delle Aquile è infatti il primo Paese a maggioranza musulmana e membro
della Organizzazione della Conferenza Islamica a onorare ufficialmente le vittime
della Shoah. Il Parlamento albanese, pochi giorni fa, ha votato all'unanimità una legge
in questo senso. La mattina del 27 gennaio prossimo, prima di volare ad Auschwitz
per la cerimonia commemorativa per i 60 anni trascorsi dalla liberazione degli
ebrei sopravvissuti nel lager, il premier albanese Fatos Nano incontrerà i rappresentanti
della comunità ebraica in Albania e le famiglie albanesi decorate per aver salvato
alcuni ebrei dalla deportazione dal 1942 al 1944. Nel pomeriggio, al Teatro dell'Opera
di Tirana, ci sarà una cerimonia commemorativa e la rappresentazione dell'opera
Brundibar-Terezin 1943, allestita dall'Istituto di Musica Judaica di Barletta, in provincia di Bari.
La storia dimenticata. C'è molta Italia in questa iniziativa. Infatti il testo della norma che fa del
27 gennaio la Giornata della Memoria in Albania è stato scritto con l'aiuto di
Michele Sarfatti, direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea
di Milano, e dal Centro Iniziativa Balcanica della Fondazione Gramsci della Puglia.
“La collaborazione è nata a gennaio dello scorso anno, durante un convegno organizzato
a Bari dalla Fondazione Gramsci nel quale si è parlato di questo episodio dimenticato
dalla storia”, racconta il dottor Natale Parisi, responsabile del Centro Iniziativa
Balcani della Fondazione Gramsci, “con l’arrivo dei nazisti in Albania, la maggioranza
dei circa 200 cittadini albanesi di religione ebraica si nascose. Diverse famiglie
passarono nelle zone controllate dai partigiani albanesi e alcuni furono fatti
espatriare in Puglia via Valona-Otranto”.
Una bella storia. In tempi dove sembra che le culture, i popoli e le religioni riescano solo a
combattersi senza capirsi, fa molto riflettere questa storia. Anche se come ricorda
il dott.Parisi “la responsabilità è sempre individuale e non si può ad un intero
popolo dare qualifiche,assoluzioni o condanne. In sede di giudizio storico bisogna
con obiettività analizzare tutti i fatti. Se ci furono tanti albanesi che aiutarono
gli ebrei ci furono anche quelli che entrarono nella Skandergbeg o come il capo
della Direzione centrale di Polizia Borshi che chiedeva a gran voce i campi di
concentramento. E ci furono anche albanesi che si arruolarono nelle SS: negli
archivi del tribunale militare italiano sono stati ritrovati i fascicoli sulle
inchieste sulle stragi naziste in Italia nel 1944-45 e che negli anni '50 erano
state fatte sparire in nome dei nuovi rapporti con la Germania ( in funzione antisovietica).
Oltre ai nomi di criminali tedeschi ci sono nomi di albanesi”. Giusto quindi non
dimenticare le colpe di alcuni, ma oggi è bello sapere che dei musulmani rischiarono
la vita per salvare quella di ebrei. Sembra una favola, è invece solo una pagina
di storia che rende questo 27 gennaio più ricco di significati.Christian Elia