27/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Albania, primo Paese musulmano, vara una legge per il Giorno della Memoria
Quando dalle Nazioni Unite è stato deciso (e poi recepito da tanti paesi) che il 27 gennaio di ogni anno sarebbe stata una giornata dedicata al ricordo delle vittime dell'Olocausto degli ebrei, molti sottolinearono come la Giornata della Memoria dovesse diventare uno strumento di unione davanti alla profondità della tragedia che ha colpito un popolo e una cultura, ma che doveva servire da monito a tutti rispetto ai rischi che si corrono quando sono il pregiudizio e l'odio a prendere il sopravvento. L'Albania ha raccolto questo messaggio.
 
piazza skandenberg a tirana con il teatro dell'opera sulla sinistraMemoria condivisa. Il Paese delle Aquile è infatti il primo Paese a maggioranza musulmana e membro della Organizzazione della Conferenza Islamica a onorare ufficialmente le vittime della Shoah. Il Parlamento albanese, pochi giorni fa, ha votato all'unanimità una legge in questo senso. La mattina del 27 gennaio prossimo, prima di volare ad Auschwitz per la cerimonia commemorativa per i 60 anni trascorsi dalla liberazione degli ebrei sopravvissuti nel lager, il premier albanese Fatos Nano incontrerà i rappresentanti della comunità ebraica in Albania e le famiglie albanesi decorate per aver salvato alcuni ebrei dalla deportazione dal 1942 al 1944. Nel pomeriggio, al Teatro dell'Opera di Tirana, ci sarà una cerimonia commemorativa e la rappresentazione dell'opera Brundibar-Terezin 1943, allestita dall'Istituto di Musica Judaica di Barletta, in provincia di Bari.
 
uno dei macabri camminamenti tra le baracche nel lager di auschwitz-birkenauLa storia dimenticata. C'è molta Italia in questa iniziativa. Infatti il testo della norma che fa del 27 gennaio la Giornata della Memoria in Albania è stato scritto con l'aiuto di Michele Sarfatti, direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, e dal Centro Iniziativa Balcanica della Fondazione Gramsci della Puglia. “La collaborazione è nata a gennaio dello scorso anno, durante un convegno organizzato a Bari dalla Fondazione Gramsci nel quale si è parlato di questo episodio dimenticato dalla storia”, racconta il dottor Natale Parisi, responsabile del Centro Iniziativa Balcani della Fondazione Gramsci, “con l’arrivo dei nazisti in Albania, la maggioranza dei circa 200 cittadini albanesi di religione ebraica si nascose. Diverse famiglie passarono nelle zone controllate dai partigiani albanesi e alcuni furono fatti espatriare in Puglia via Valona-Otranto”.
 
opera dell'artista giapponese nagai kazumasa per la convivenza tra le religioniUna bella storia. In tempi dove sembra che le culture, i popoli e le religioni riescano solo a combattersi senza capirsi, fa molto riflettere questa storia.  Anche se come ricorda il dott.Parisi “la responsabilità è sempre individuale e non si può ad un intero popolo dare qualifiche,assoluzioni o condanne. In sede di giudizio storico bisogna con obiettività analizzare tutti i fatti. Se ci furono tanti albanesi che aiutarono gli ebrei ci furono anche quelli che entrarono nella Skandergbeg o come il capo della Direzione centrale di Polizia Borshi che chiedeva a gran voce i campi di concentramento. E ci furono anche albanesi che si arruolarono nelle SS: negli archivi del tribunale militare italiano sono stati ritrovati i fascicoli sulle inchieste sulle stragi naziste in Italia nel 1944-45 e che negli anni '50 erano state fatte sparire in nome dei nuovi rapporti con la Germania ( in funzione antisovietica). Oltre ai nomi di criminali tedeschi ci sono nomi di albanesi”. Giusto quindi non dimenticare le colpe di alcuni, ma oggi è bello sapere che dei musulmani rischiarono la vita per salvare quella di ebrei. Sembra una favola, è invece solo una pagina di storia che rende questo 27 gennaio più ricco di significati.

Christian Elia

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